‘Bloodsports’, un tuffo nei 90s con i Suede

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di Emmanuele Gattuso

Come annunciato a gennaio dall’uscita di “Barriers“, opener del disco, è uscito puntuale “Bloodsports“, il nuovo album dei Suede.

Responsabili di aver scatenato il fenomeno Britpop nei primi anni 90, dopo essere apparsi sulla copertina di Melody Maker ancora senza contratto discografico, i Suede rimangono comunque un capitolo a parte, il loro sound si è sempre distinto da quello delle band che avevano indirettamente aiutato, alcune delle quali furono commercialmente più fortunate.

Loro stessi hanno preferito un ruolo marginale all’interno di questo fenomeno globale scegliendo di non immischiarsi nel gioco dei media che ha interessato invece i più esposti.

Tra problemi personali e divergenze interne al gruppo si sciolgono nel 2003, colpa (forse) anche dei flop commerciali degli ultimi album.

Brett Anderson ha cominciato a parlare di reunion quattro anni fa, ma è solo lo scorso dicembre che viene annunciata l’uscita di “Bloodsports”.

A nove anni da “A new morning”, i Suede sono tornati con dell’ottimo materiale, il migliore da “Coming Up”, album della ribalta.

I nuovi pezzi hanno la straordinaria capacità di immortalare oggi lo stile e l’atmosfera degli anni 90, riconsegnando al gruppo il titolo di padrini di un genere nato come risposta europea alla brutalità del grunge.

Questo è possibile grazie a pezzi dalla forte personalità come “Snowblind“, “Sabotage” (tra i migliori del repertorio ventennale) o “For the strangers“.

Verso la fine del disco, nei pezzi più introspettivi come “What are you not telling me?” e “Always“, troviamo quel che sembrerebbe essere il nuovo lato artistico della band che messe da parte distorsioni e batterie pestate, dà finalmente spazio ad atmosfere impalpabili fatte di giochi di riverbero su cui ricama melodie à la Morrissey.

Pollice in su per il secondo tempo della carriera dei Suede che, si spera, sarà meno carico di tensioni e più prolifico del primo.

 

Redazione

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Tutto si integra nell’eterno ritorno: ciò lo sanno gli umoristi, i santi e gli innocenti. -Pier Paolo Pasolini

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