Ecologia del vivere: Manhattan trash

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di Stefania Taruffi

In Italia pensiamo di essere sempre gli ultimi in classifica, eppure accade che a volte, addirittura rispetto alla città di New York, in qualcosa siamo anche più bravi. Abbiamo i cassonetti della differenziata da molto più tempo, anche se, per un problema di cultura, fatichiamo ad abituarci a essere ecologicamente educati. Ma c’è sempre qualcuno meno educato di noi, per fortuna. In aprile, in occasione dell’Earth Day, anche la città New York si era preparata ad affrontare il problema del riciclaggio della spazzatura con nuove leggi che proponevano 700 nuovi cassonetti per la differenziata, da installare entro il 2020. Nel frattempo i sacchetti ‘differenziati’, quando vengono fatti, giacciono sui marciapiedi e non è un bel vedere. Gli edifici residenziali hanno un sistema per la raccolta e il riciclo, obbligatorio per legge, mentre gli edifici commerciali, i grattacieli, ovvero la tipologia più comune, non sono obbligati a differenziare, né potrebbero, essendoci in giro solo cassonetti unici. Manhattan, probabilmente per ovvi problemi logistici, esporta i propri rifiuti verso altri stati, con costi molto alti. Eppure ci sono realtà invisibili che operano con microiniziative in questa metropoli: li chiamano ‘scavenger’, un termine che in inglese è riferito sia ai netturbini, che agli animali che si nutrono di tessuti in decomposizione, rifiuti, cadaveri. E sono cinesi. Si muovono nella notte come un esercito invisibile, alla ricerca di lattine e bottiglie per ciascuna delle quali ottengono il premio di un centesimo. Nessun cittadino americano per tale somma restituirebbe in alcun modo il contenitore. Figuriamoci per coscienza ambientale! I cinesi sì. E dopo ore di duro lavoro, si caricano sulle spalle il pesantissimo bottino e si dileguano nel buio. Nella nostra civiltà dello spreco gli asiatici si rimboccano le maniche e fanno piazza pulita dei nostri rifiuti. E non solo. Girando tra i fiorai di Chinatown all’alba, possiamo osservare ragazze cinesi togliere i petali appassiti dai fiori per ridare loro nuovo vigore, per non buttarli via anzitempo e poterli rimetterli in vendita. Qualche newyorkese ne sentirà ancora  il profumo e senza saperlo, avrà donato al fiore, un giorno in più.

Foto in licenza CC: Chachlate

Stefania Taruffi

Stefania Taruffi

Laureata in Lingue, co-fondatrice di Itali@Magazine. "Fare cultura" è la sua passione.

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