‘Ferite a Morte’, con Serena Dandini all’Auditorium per raccontare il femminicidio

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di Roberta Leomporra

In arrivo a Roma la penultima tappa dello spettacolo “Ferite a Morte”, a sostegno della lotta contro la violenza sulle donne, che sarà ospitato dalla sala Sinopoli dell’Auditorium Parco della Musica il prossimo 8 Aprile, ore 21.00.
Entusiastica la risposta di pubblico nonchè le richieste pervenute dall’intero Paese per il progetto teatrale scritto e diretto da Serena Dandini. Vedremo la brava conduttrice condividere il palco con Sonia Bergamasco, Emma Bonino, Margherita Buy, Susanna Camusso, Federica Cifola, Lella Costa, Concita De Gregorio, Orsetta De Rossi, Piera Degli Esposti, Donatella Finocchiaro, Iaia Forte, Sabrina Impacciatore, Paola Minaccioni, Maura Misiti, Carlotta Natoli, Isabella Ragonese, Fiorenza Sarzanini e l’esclusiva presenza maschile di Luca De Gennaro dj.
E’un passo concreto volto a promuovere la consapevolezza di una realtà troppo spesso consentita dall’omertà.
Una sorta di grido razionale contro l’oberante silenzio delle Istituzioni al cospetto di uno Stato in cui ogni due/tre giorni una donna muore per mano di un compagno, un marito o qualsivoglia individuo che se ne definisca amante.
Non si tratta (o almeno non unicamente) dell’assenza, all’interno del nostro sistema legislativo, di norme atte alla gestione di questa emergenza, bensì della inadeguatezza in alcuni casi, laddove non si tratti di totale inottemperanza al rispetto delle stesse.
E’ paradossale come in uno Stato cosidetto civile si renda  necessario, nell’era d’evoluzione e progresso sfrenati, costituire associazioni aventi quale scopo la lotta alla violenza di genere, al sopruso virile contro la donna. Se riteniamo questi dati terribili, consideriamo allora che il più recente sondaggio Istat riguardo la situazione di abuso a danno femminile, risale al non così recente 2006, risultando dunque anacronistico e parziale. Parziale perchè diverse sono le realtà collettive all’interno delle quali non è presente un centro antiviolenza sulle donne, per insufficienza di fondi, oppure esiste ma non trova alcuna sede fisica cui utenti in stato di necessità possano rivolgersi, per il motivo suddetto. Casi inoltre di donne reduci da esperienze d’abuso che hanno intrapreso un percorso di recupero ed assistono al troncamento dello stesso, poichè il polo antiviolenza di riferimento è costretto a chiudere i battenti. Per mancanza di fondi, finanziamenti, soldi. In epoca di crisi piuttosto che dimezzare senza neppure discuterne in esose ed interminabili sedute parlamentari le spese di governo, si ritiene opportuno risparmiare sulla dignità, sulla speranza, sulla vita.
Le organizzazioni antiviolenza sulle donne si sono riunite sotto l’egida promotrice della Convenzione No More, un programma puntuale rivolto ad Istituzioni e realtà sociali, invitate a considerare non soltanto l’esito di azioni brutali, piuttosto a contrastarne le matrici prime: educazione, realtà culturale, dinamiche sociali. Donne in aiuto di altre donne che chiedono l’attenzione si focalizzi anche sul “sommerso”, sull’impossibilità ed il timore che relegano molte vittime in un letale silenzio.
Molte le donne che per timore dell’incapacità del sistema giuridico di proteggerle, non denunciano violenze.
Molte le donne che, costrette a dipendere economicamente dal coniuge, non hanno la possibilità di denunciarne gli abusi. Contrastare dunque la discriminazione sessuale sul lavoro, sopratutto considerando la parità competitiva attestata dalle donne in ambito produttivo, fornire condizioni in cui alla stessa sia consentita la conciliazione tra maternità ed occupazione.
Molte le donne inserite in realtà sociali patriarcali in cui, dalla stessa famiglia d’origine, viene autorizzata, legittimata e dunque taciuta la prevaricazione maritale.
Molte le donne che incosciamente inglobano e finiscono per assuefarsi all’immagine femminile fornita da media e pubblicità, come d’una armonia di forme atta stuzzicare l’immaginario ed il godimento virile.
Molte donne son figlie di generazioni in cui il dibattito sulla disparità sessuale è stato a tal punto erroneamente inflazionato e distorto, da aver persuaso le stesse a battersi su piani spesso ridicoli ed umilianti per ottenere l’eguaglianza sessuale, a volte trabordando nel suo esatto contrario.
Risibile e falsato uno Stato in cui le poltrone rosse tremano al rimprovero d’una Europa che intima di adeguare agli standard comunitari tasse ed indici di borsa, ma al contempo ignora con disarmante nonchalance la deplorazione espressa riguardo l’inadeguatezza della vigente politica antiviolenza:
Il Comitato CEDAW (Comitato per l’implementazione della Convenzione per l’eliminazione di ogni discriminazione sulle donne) nell’Agosto 2011, nonchè la Relatrice Speciale delle Nazioni Unite sulla violenza contro le donne nel Giugno 2012, hanno indirizzato allo Stato italiano alcune raccomandazioni atte ad esprimere un profondo disappunto per l’omertosa ed allarmante situazione presente nel nostro Stato, in cui ad oggi si attende ancora la completa ratifica della Convenzione di Istanbul del 2011.
Perchè questi rimbrotti non hanno destato alcun clamore? Perchè i vertici politici del nostro Stato non sono arrossiti e non hanno invaso tg e rassegne stampa di incitamento a cambiare ed adeguarci a realtà sociali migliori?
Forse scarsa lungimiranza nel non rendersi conto che uno Stato in buona salute, affonda le proprie radici nella serenità e tutela di ogni singolo individuo che ne componga il tessuto sociale.

Redazione

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Tutto si integra nell’eterno ritorno: ciò lo sanno gli umoristi, i santi e gli innocenti. -Pier Paolo Pasolini

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