Istituzioni e differenze: Saussure e il linguaggio

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di Mariano Colla

L’istituto svizzero di cultura di Roma (ISR) ha organizzato un ciclo di conferenze dal titolo “Ripensare le istituzioni al tempo della crisi – istituzioni e differenze”, cinque momenti diversi per verificare l’attualità del pensiero del linguista elvetico Ferdinand de Saussure, nel centenario della morte.
Il contenuto dell’intero programma è sul sito: www.differenzadesaussure.istitutosvizzero.it.
Le nostre società sono state colpite da scosse che ne hanno minato le fondamenta, riporta la locandina di presentazione dell’iniziativa, e facciamo l’esperienza di una crisi che sta radicalmente trasformando il mondo in cui viviamo, dall’economia alla politica, alla cultura, mettendo radicalmente in crisi le nostre istituzioni di riferimento. In Italia i musei sono sempre più vuoti, le università perdono iscritti, le biblioteche sono costrette a chiudere.
Una soluzione a tali problemi non è semplice, soprattutto da parte di un Istituto di cultura, ma proprio per superare forme di passività l’ISR ha dato vita al seminario: “Istituzione e Differenza, un dispositivo per riflettere sui mutamenti e la crisi delle istituzioni culturali, cercando di approssimare risposte nelle profonde trasformazioni del nostro tempo”.
Nel caso specifico è stato dato spazio alla linguistica e alla filosofia del linguaggio, seguendo la lezione di Saussure, linguista ginevrino del XX secolo che già all’età di ventuno anni pubblica quello che fu giudicato il più bel libro di linguistica storica che sia mai stato scritto, il “Mémoire sur le système primitif des voyelles dans les langues indo-européennes”.
Nell’ambito delle cinque conferenze proposte dall’ISR, di particolare significato è stata la “lectio magistralis” di Tullio de Mauro.
Tullio De Mauro è un profondo studioso di Ferdinand de Saussure, e ha elaborato l’edizione critica del Cours (1967), importante lavoro del linguista svizzero, che è stato uno strumento indispensabile per afferrare la forza e la novità del pensiero saussuriano.
Tutti noi abbiamo una nostra teoria del linguaggio. Questo stato di cose non caratterizza solo noi come individui, ma tutto il percorso culturale della nostra civiltà attraverso i secoli. Ogni epoca, ogni cultura ha espresso una teoria dominante sulla natura del linguaggio a tal punto che, seguendone lo sviluppo, possiamo avere un campione dello “spirito del tempo”. La storia della riflessione sul linguaggio però non procede in modo lineare. Ci sono tantissime opinioni: alcune attuali, altre decadute, altre ricorrenti; ma spesso non ce ne accorgiamo e anche per il linguaggio, ognuno si costruisce lo schema preferito.
Saussure ha provato a pensare problemi che sono i nostri problemi.
La lingua è la più importante istituzione umana, quella originaria che è costituiva di tutte le altre.
La lingua è sociale, essenziale, ha natura omogenea. La parola che la costituisce è invece individuale, accessoria, disomogenea.
Il linguaggio è istituzione, la più naturale, perché ha base biologica e ha campo applicativo illimitato.
Diceva Saussure: “ci vuole la parola perché la lingua esista”. Ma il punto è se veramente ci capiamo quando parliamo. Ognuno ha un suo mondo interiore che potrebbe far pensare che la lingua non ci consenta veramente di comunicare. La lingua viene dopo la parola e la lingua è in qualche modo la parola percepita. Tuttavia tutte le lingue sono effimere ma più stabili delle parole.
Diceva Don Milani:” le lingue le inventano i poveri e i ricchi le scrivono per fregarci”.
Saussure insisteva anche molto sulla rilevanza dei processi di ricezione, dei processi di comprensione che costituiscono le lingue. La linguistica, prima delle intuizioni di Saussure, non aveva più di tanto preso in considerazione tale componente.
Saussure aveva capito la complessità linguistica.
Sostiene Tullio de Mauro: “è la realtà del multilinguismo che si impone. Una realtà ovvia, se appunto consideriamo che oggi le lingue vive del mondo, censite da Ethnologue, sono arrivate ormai a quasi 7.000 e che i paesi che hanno un seggio alle Nazioni Unite sono poco più di 200. Basta fare un conto per rendersi conto che qualsiasi paese ha in sé mediamente una trentina di lingue diverse. Certo, molte di queste sono dialetti, ma sappiamo che sono oltre 2.500 le lingue anche scritte, che hanno solidità e dignità non inferiore alle grandi lingue di circolazione internazionale”.
Per lo scritto ci aiuta naturalmente Internet, con masse sterminate di documenti per ogni lingua, per verificare, anche nello scritto, ciò che il parlato rivela in modo sfacciato e impudico: la natura oscillante tra tendenze opposte di ciò che chiamiamo una lingua
Continua de Mauro: “in altre parole ciò che classifichiamo come una lingua, e che i vecchi vedevano come qualcosa di monolitico, Saussure lo considerava un traguardo verso cui convergono o possono convergere in modo mutevole e contraddittorio i parlanti. L’uso mutevole, impetuoso e sempre diverso, dei parlanti, sta sotto la crosta di ghiaccio apparentemente stabile dell’uso scritto e ogni tanto non possono esserci altro che frane, che agli occhi dello storico dei fatti linguistici si presentano come improvvise e impreviste, laddove nell’uso erano già andate maturando le condizioni che soltanto poi vediamo emergere nelle lingue scritte”.
La lingua non ha trasformazioni brusche, ha un’inerzia legata all’universalità e incorpora una pattuizione e non un’imposizione delle regole. Sussiste una tenacia della tradizione. La mutabilità nasce dalle parole. La creatività/libertà umana nasce nella mutabilità della lingua. La lingua è un vestito coperto di toppe fatte con la sua stessa stoffa, sostiene de Marco.
Vi è un accesso privilegiato del parlare a temi esistenziali quali l’essere, il divenire, l’autocoscienza. Nella facoltà di linguaggio risiede la potenza del parlare e gli atti di parola sono l’attuazione di questa potenza.
Il linguaggio come prassi configura l’essere umano come uomo politico. Se parli, infatti sei una mente/corpo pubblica. Il fondo dell’anima umana è connesso con la politicità, con la pubblicità. Saussure diceva:” la lingua può paragonarsi a una sinfonia la cui realtà dipende da come la si esegue” e se la lingua è una sinfonia ogni attore è un artista esecutore.
Scrive il filosofo Felice Cimatti: ”Saussure è il filosofo che nella modernità ha colto forse meglio la centralità della lingua nella vita umana, mentre lo psicoanalista Jacques Lacan ha tratto le conseguenze psicologiche di questo fatto. Per Lacan la specifica malattia umana, quella che colpisce solo gli umani, è una malattia causata dal linguaggio. Essere un ani¬male umano, infatti, significa vivere in un mondo complicato in cui, oltre al sole, ci sono anche «io», numeri primi, e da ultimo, features e contratti subprime.
E così Saussure, con Lacan, sta lì a indicarci il problema fondamentale della nostra epoca: è tempo, nella nostra vita, di riprenderci il reale”.
Per concludere: Saussure può parlare, oggi, a chi vuole aprirsi alla descrizione e all’analisi dei fatti linguistici, più di quanto non potesse farlo in passato.

Mariano Colla

Mariano Colla

Sono un signore più della 3° che della 2° età, che mantiene una certa curiosità per gli eventi della vita e del mondo. Sono padano di nascita (Torino) ma non leghista. Amo la scienza ( ho una laurea in Fisica ) e la filosofia (che cerco di capire). Mi piace mangiare e bere bene ( sono un sommelier). Che dire altro? Novità quando ci conosceremo.

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