Sandra Mondaini, l’ultimo inchino e poi il sipario

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Di Anna Esposito

Prima che sia del tutto autunno, a sipario calato, solo il tempo di un ultimo inchino, ancora uno prima di ritrovar pace accanto al suo compagno di vita e di giochi di sempre. Sei i mesi che son riusciti a separare Sandra Mondaini e Raimondo Vianello.

Lui l’aveva preceduta il 15 aprile scorso e lei aveva già preannunciato l’impossibile impresa di sopravvivergli a lungo. Così ieri all’ospedale San Raffaele di Milano, dove era ricoverata da dieci giorni, un’insufficienza respiratoria o il dolore di un’assenza l’ha fatta spegnere in un anelito di ricongiungimento. Come accadde a Federico Fellini e a  Giulietta Masina, anche per loro pochi furono i mesi che ne divisero le sorti. “La vitalità è quella di una ventenne, lo spirito anche, ma sono le gambe che non mi reggono più”. Così nel 2008 Sandra Mondaini annunciava il suo ritiro dalle scene, spiegando i motivi irrevocabili di tale decisione: una vasculite che ormai la costringeva su una sedia a rotelle. Oltre quarant’anni di luci, ribalta e applausi, la maggior parte dei quali condivisi con il marito Raimondo, che amava chiamarla “Sandrina”.

Milanese vezzosa, classe 1931, figlia di Giuseppina Lombardini e del pittore Giacinto Mondaini, tra l’altro anche curatore di una rivista satirica “Il Bertoldo”.

Precoce a calcare le scene, aveva appena sei mesi quando divenne protagonista di una campagna pubblicitaria, offrendo il suo volto a manifesti e addirittura a francobolli. Le condizioni economiche poco rassicuranti della sua famiglia la spinsero ad iniziare a lavorare giovanissima nel mondo della moda prima per approdare successivamente in quello della televisione verso la fine degli anni ’40 in programmi come: Settenote, Fortunatissimo con l’amico Mike Bongiorno e Attenti al fiasco considerato il primo quiz nella storia della televisione italiana. Arriverà anche la fascinazione per il cinema, tra i suoi film più famosi: Noi siamo due evasi (1959), Caccia al marito (1960), Ferragosto in bikini (1961) e Le motorizzate (1963).

Quello con Raimondo fu l’incontro che le cambiò la vita, era il 1958 e dopo quattro anni erano marito e moglie. L’amore li rese inseparabili nella vita privata come in quella lavorativa. Negli anni ’70 cominceranno a far “coppia fissa” ed esclusiva nel piccolo schermo con programmi di varietà come “Sai che ti dico??”, “Tante scuse” e “Noi…no”, che consacrarono definitivamente il successo del loro “matrimonio professionale”.

Agli inizi degli anni ’80 lasceranno la RAI per imbattersi con altri colleghi audaci nella scommessa della rampante Fininvest di Milano2, la prima televisione commerciale italiana. Seguiranno una serie di programmi che li renderanno sempre più amati al grande pubblico, da “Attenti a quei due”, “Zig zag” fino alla serie cult “Casa Vianello” che li accompagnerà fino agli ultimi anni della loro carriera.

Successi e gioie, ma anche dolori, delusioni, malattie, drammi comuni anche per vite straordinarie. Sandra non ne fece mai mistero, puntava dritta la telecamera e parlava di sé con la spontaneità disarmante di una bambina, sebbene i grandi occhiali con lenti scure tentassero una tenue barriera dal mondo. Così tutti sapevano dei suoi rimorsi di figlia assente e dei rimpianti di madre mancata, a questi ultimi riuscirà in parte a rimediare con l’adozione di un bambino filippino con famiglia al seguito. Poi la lotta difficile e dolorosa con una malattia subdola, il tumore, che colpirà prima Raimondo e poi lei e che le causerà anche dopo la guarigione lunghi anni di depressione, nonostante il suo impegno sempre attivo e in prima linea al fianco dell’amico Veronesi per campagne di prevenzione contro il tumore al seno e per sostenere la ricerca.

Lui gentleman dal profilo inglese, mai scomposto, privo di  retorica e dalla battuta affilata e spiazzante. Lei sofisticata e pungente, sagace e irriverente, gran talento comico femminile come grande era quello di Franca Valeri, altra milanese d’eccezione. Molti la ricorderanno anche per il merito d’aver creato e interpretato Sbirulino, un clown e un pretesto, quello di riuscire a proteggere e a salvare la bambina che in fondo è sempre rimasta d’indole.

Con Raimondo era tutto un litigare sulla scena, lui recitava e no il marito distratto ed incline al tradimento, lei recitava e no la moglie annoiata e rassegnata alle debolezze del marito, impietosa e cinica nel bacchettarlo. Eppure l’esorcismo dell’ironia li ha tenuti insieme tutta la vita, insostituibili l’uno per l’altra.

Quando tutto cominciò erano gli anni del varietà, quelli di un Paese dai capelli ancora lunghi e dagli occhi avidi di futuro, se ne andarono scoprendosi stranieri del piccolo schermo, sempre più scomodo e omologante, con un Paese privo di prospettive e di identità.

Anna Esposito

Partenopea, agnostica, grafomane appassionata di politica e di buon vino. Non correggo il caffè. Direttore editoriale di Itali@Magazine.

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