Il silenzio delle donne ha radici storiche

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di Maria Rosaria De Simone

Il silenzio delle donne. Un tema su cui si dibatte molto ultimamente, soprattutto quando ci si occupa di problematiche sociali legate, alla violenza di cui sono vittime le donne. Una violenza di genere che sembra non trovare fine, ma che viene giornalmente alimentata nelle strade di questa nostra povera Italia, terra di santi, poeti e navigatori.

Le statistiche al riguardo e gli omicidi parlano chiaro. A fronte di una violenza tangibile nei fatti di cronaca, esiste un sommerso impressionante di abusi e maltrattamenti sulle donne ed anche sui loro figli, sia fisici che psicologici, molto spesso trattenuti nel ristretto giogo delle mura domestiche che rendono vane le urla e le richieste d’aiuto.tacita mura

Le donne spesso tacciono quanto di doloroso affrontano nelle loro giornate. Hanno sempre il timore che, se i servizi sociali e tutte le istituzioni preposte venissero a conoscenza della loro situazione, potrebbero non rivedere più i loro figli. Cosa che davvero è accaduta a moltissime donne che hanno denunciato violenze e soprusi e si sono viste sottrarre i minori, perché accusate di false denunce ed istigazione all’odio nei confronti del coniuge o del compagno.

Le donne tacciono anche perché la paura le immobilizza e le rende mute e incapaci di reagire.

Ma il silenzio delle donne ha radici antiche nel nostro mondo e le affonda nel Diritto Romano.  Uno dei doveri della donna romana, nell’antichità,  era proprio quello del silenzio.

Addirittura, nel Pantheon romano si ritrovano alcune divinità, che dovevano essere loro di esempio, e che erano fisicamente costrette a tacere. E proprio di una  queste divinità racconteremo in breve, perché la storia è maestra e va tenuta in forte considerazione se vogliamo  imparare a crescere e a divenire una società adulta.

Dunque, Tacita Muta era una ninfa, una bella ninfa. Il suo nome inizialmente era Lara, che derivava sicuramente dal verbo latino laleo, che ha il significato di parlare.

Era già conosciuta in Grecia come la figlia del fiume Almone. Di lei racconta Ovidio nei “Fasti”.

Il mito narra di Lara che, venuto a sapere che Giove desiderava, come era suo solito con le belle pulzelle, sedurre sua sorella Giuturna, andò dritta dritta a riferirglielo. A causa di questo suo imprudente comportamento, Giove, infuriato, le strappò la lingua e la fece portare da Mercurio nel Regno dei morti. Mercurio, che si annoiava, durante il viaggio la violentò. Da questa violenza, che Lara dovette tacere, nacquero due gemelli, i Lari, protettori della città. La stessa Lara, divenuta Tacita Muta, venne venerata.

La storia di questa divinità e i riti legati al suo culto, hanno fatto comprendere agli studiosi che, ad un certo punto della storia, a Roma, la situazione delle donne era drammatica. Esse venivano violentate e ridotte al silenzio. Ed un divinità, doveva imporre alle donne, con il suo esempio lo stesso silenzio.

“Alle donne il silenzio reca grazia” sentenziava Sofocle, che mostrava come il silenzio fosse una virtù ed un dovere di fronte alla superiorità maschile, che non doveva essere adombrata.

Ebbene, da allora, il percorso della donna è stato una ricerca di identità e di uguaglianza. Eppure, in un mondo come il nostro che sta realizzando la bellezza del rispetto e dell’uguaglianza, sempre esistono segnali che ci fanno comprendere che, molti, la donna la vorrebbero come Tacita Muta. Al suo posto. Ridotta al silenzio.

La donna invece deve tornare ad essere Lara, la ninfa che parla. Perché le donne hanno molto da raccontare.

Il silenzio delle donne uccide la verità.

Redazione

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Tutto si integra nell’eterno ritorno: ciò lo sanno gli umoristi, i santi e gli innocenti. -Pier Paolo Pasolini

2 Comments

  1. Silvia
    2 maggio 2013

    Brava ! E pensare che negli anni sessanta / settanta il femminismo sembrava aver raggiunto qualche risultato che riequilibrasse il rapporto con gli uomini . Ma adesso siamo addirittura , oltre a tutto il resto – stupri e omicidi -all ‘ acido che sfigura . Credo che questi maschi violenti dovrebbero essere costretti a riconoscere la loro estrema debolezza : solo con l ‘ aggressione brutale riescono a prevalere : vittoria di Pirro

  2. Roberta
    3 maggio 2013

    Innanzitutto complimenti per il bellissimo testo. La mia considerazione amara è che ancora oggi molte donne preferiscono “soggiare” ad un silenzio che le porta poi a destare le pari che invece hanno il coraggio di “non tacere”, alzare la testa e gridare i sopprusi per migliorare la società. Proprio queste donne diventano complici silenziose di uomini che applicano la violenza sulle femmine per appagare le frustrazioni personali. Donne Romane di oggi di un bigottismo lacerante.

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