C’eravamo tanto amati. La mia mamma e il mio papà

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di Giorgia Petrini
Me ne sono andata di casa a vent’anni, con un lavoro qualunque e poche idee, molte confuse. Volevo essere indipendente, farmi i fatti miei e trovare l’amore eterno tutto e subito, invece ho scoperto che la vita era fatta di dipendenze, fatti del prossimo e un sacco di casini. In amore soprattutto. Blues e birra non li avevo di certo nel sangue, anche se a quei tempi avrei voluto, ma mi sono data sicuramente un gran da fare per sembrare Kerouac anche a chi, nel mio futuro, vedeva rose e fiori… che poi anche le rose sempre fiori sono.vignetta_brasile
Sarà che, a quell’età, la famiglia d’origine ti pare un recinto troppo stretto, o un luogo avulso in cui sentirti oppresso nel tuo spirito libero – perché ancora non sai cosa sia davvero la libertà -, fatto sta che guardi solo avanti e pensi a quello che verrà. Ti dimentichi che, molto tempo prima del momento in cui inizi ad arrabbiarti con tua madre, lei ti metteva sempre la Pasta Fissan sul sedere quando ti cambiava il pannolino o che, molto tempo prima di mandarlo a quel paese, tuo padre era l’eroe di tante serate passate a guardare Bud Spencer e Terence Hill – anche se eri nata femmina. Tanti bei ricordi passano in cavalleria e ti concentri, come è naturale, sul futuro che vorresti, sui tuoi piani per la vita, sulla nuova scena della tua esistenza. E’ lì che devi andare e lì la vita ti condurrà.
Poi i genitori invecchiano. Come te, continuano a crescere e a invecchiare, anche se loro sono i primi a dire di no e a sentirsi sempre dei bambini. Un po’ alla Benjamin Button ti rendi conto solo allora che il senso unico alternato diventa alternativo e che le loro ansie di un tempo per te diventano le tue per loro. Passandoti davanti allo sguardo attento della memoria, i ricordi – belli e brutti – diventano tutti teneri e distinti. Ti è chiaro solo oggi il perché di tante cose e, a volte, pensi di non esserteli goduti mai abbastanza, nel bene e nel male. Le ferite di guerra assumono l’aspetto reale di quel che erano davvero e i momenti di gioia e di amore, passati insieme, diventano l’impronta sulla quale imparare a comprendere i loro errori, e soprattutto i tuoi. Mentre guardi le loro foto, in vacanza all’altro capo del mondo – quasi per la prima volta nella vita – e dopo aver passato quasi quarant’anni insieme, pensi: “Ma che belli…” e gli vuoi un gran bene. Quasi speri di potergli un giorno assomigliare pur avendo pensato per tutta la vita che presto saprai fare di meglio…

Il tempo passa e il fatto che ci siano ancora e che stiano bene è una grande grazia per la quale continui a pregare. Se non ci fossero stati loro non ci saresti neanche tu e se non ci fossi tu il mondo, nel tuo piccolo, sarebbe assai diverso. Onora il padre e la madre. Sempre. Perché sono esseri umani come te, né migliori, né peggiori, anche quando fanno cose terribili o bellissime. E’ uguale. Questa è la vita. Amali come ti viene e prega per loro perché c’è sempre qualcuno al mondo che prega anche per te. Ciao ragazzi, tornate presto, ma …senza fretta!

Redazione

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Tutto si integra nell’eterno ritorno: ciò lo sanno gli umoristi, i santi e gli innocenti. -Pier Paolo Pasolini

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