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Due volte nella vita: intervista a Franz Di Cioccio – PFM

di Mario Masi

Per resistere alle mode musicali devi essere soprattutto una persona curiosa, non devi fermarti a quello che eri, non devi replicare quello che sei né quello che sei stato. Quando sei curioso sei sempre giovane.

Nel tuo libro Due volte nella vita riveli che hai iniziato a suonare la batteria…dipingendo con il sottofondo della radio. Il ritmo era già parte della tua vita. La batteria è stata la tua zona di resistenza. La musica può essere quindi uno strumento di crescita da raccomandare?

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La musica è un nutrimento della mente, dello spirito, della fantasia. Non si fa abbastanza educazione alla musica. Da piccoli, come si impara a nuotare bisognerebbe imparare a frequentare la musica, attraverso uno strumento, che sia un piano, una chitarra, o qualsiasi altro. Bisogna fare in modo che la musica ci entri dentro facendoci diventare un amplificatore di emozioni. Penso che far imparare uno strumento ad un figlio sia uno dei più grandi regali che gli si possa fare. Io attraverso la musica ho trovato me stesso. Papà faceva il musicista ma non voleva che io facessi questo mestiere. Ma io ero nato per l’arte. Sono dell’acquario, un segno un po’ visionario,  sognatore. Mi piaceva fare il pittore, il musicista, non ne volevo sapere di fare il perito meccanico o il ragioniere. Questo nasce anche da un problema della mia generazione. Per esempio ho scoperto con il tempo il fascino della matematica, ma quando ero a scuola non era insegnata in modo appropriato. Ricordo anche quando ci insegnavano le poesie a memoria non facendoci accedere al piacere di scoprire le letteratura. La musica invece è un linguaggio universale. Puoi suonare in qualsiasi parte del mondo e ti capisce chiunque perchè sei dentro una bolla emotiva e trasmetti emozioni. Inoltre la batteria in sé è uno strumento fantastico. Se pensi che il primo suono che sente il bambino è la batteria, è il suo cuore che fa tun tun.

Dai ‘Grifoni’ a ‘I Quelli’ (da noi imperversavano i nomi di animali, all’estero i pronomi) alla PFM: ne avete fatta di strada. Hai definito il gruppo come una entità viva, un organismo più grande della somma delle persone che lo compongono.

La PFM è un gruppo che ho fortemente voluto quando ho capito che le persone che avevo intorno erano quelle giuste per fare il percorso che desideravo. Il gruppo è diventato una specie di nuova DNA. Io sono abruzzese, di Pratola Peligna e trapiantato al nord e quindi testardo per indole. Ho vissuto il fatto di essere stato sradicato dalla mia cultura di origine contadina per essere inserito in una cultura metropolitana. La città in fondo è una giungla. E’ una versione amplificata di un bosco. Una giungla d’asfalto dove diventa necessario sapersi difendere ed io, da buon abruzzese, sono come un lupo che sa individuare il giusto percorso. Nella PFM faccio la batteria, in senso strumentale e in senso metaforico, come se fossi anche una batteria dell’auto…faccio batteria e dinamo insieme. La forza del gruppo è la nostra diversità. Anche se i caratteri e gli interessi sono diversi ognuno di noi quando suona sul palco di unisce con l’altro. E’ come una reazione chimica, tante molecole separate che si uniscono indissolubilmente.

Siete stati i primi a introdurre in Italia il mellotron (quello di ‘Strawberry PFM  In Concerto 300x198 Due volte nella vita: intervista a Franz Di Cioccio – PFMFields Forever’ dei Beatles) con La carrozza di Hans, poi è stata la volta del moog (che ha contraddistinto il suono degli Emerson, Lake & Palmer). Siete passati indenni attraverso il punk, la dance, la musica elettronica, quale sarà la prossima sfida?

All’epoca lo strumento nuovo che ha lanciato la musica progressive è stata la tastiera che da normale pianoforte è diventata qualche cosa in più. Il mellotron ha fatto nascere la possibilità di creare in un gruppo il suono di una orchestra. Con i nastri registrati creava un effetto avvolgente che dal vivo aveva un effetto indescrivibile. Il moog è uno strumento che ha regalato un suono nuovo, un suono non-suono che evoca sensazioni ancestrali, che produce una vibrazione che ti scuote dentro. Via via che gli strumenti si modificavano noi eravamo sempre aggiornati. Per resistere alle mode musicali devi essere soprattutto una persona curiosa, non devi fermarti a quello che eri, non devi replicare quello che sei né quello che sei stato. Come diceva la mia amica Fernanda Pivano: quando sei curioso sei sempre giovane.

La PFM ha da sempre manifestato una forte sensibilità verso i temi ambientali. Me ne puoi parlare?

In questo momento siamo impegnati in una campagna chiamata “ Orsi della luna” (www.orsidellaluna.org) . Tra Cina, Vietnam e Corea, circa 16.000 orsi neri asiatici, meglio conosciuti come Orsi della Luna, vengono allevati e torturati nelle cosiddette ‘fattorie della bile’ per soddisfare la richiesta crescente di bile del mercato asiatico. Questi orsi sono rinchiusi nelle gabbie con delle cannule infilzate da cui viene estratta la bile tre volte al giorno, da vivi. Dato che dopo poco tempo impazziscono e tentano di uccidersi li legano e gli mettono una museruola. Nei nostri concerti stiamo cercando di sensibilizzare le persone, abbiamo già salvato parecchi orsi che sono tornati nelle foreste.  Una piccola goccia ma lo facciamo con amore.

In bocca al lupo per il futuro allora

Il lupo sono io….

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Mario Masi Pubblicato da su 8 mag 2011. Archiviato in Cultura&Spettacolo, In primo piano, Musica. Puoi essere avvertito di risposte a questo articolo con RSS 2.0. Puoi lasciare un commento o un trackback a questo articolo

1 commento per “Due volte nella vita: intervista a Franz Di Cioccio – PFM”

  1. ciaio,
    sono abruzzese anchio, trapiantato in Brianza nel lontano ’54
    sono nato a Goriano Valli e il mio cuore, anche se gli anni passano, rimane legato sempre di più a quei luoghi
    siccome mi dedico alla pittura da sempre, desiderrerei avere un tuo parere ocomunque suggerimento su come mettere a disposizione i miei lavori, per un aiuto ai terremotati
    il mio sito Web può suggerirti qualche idea
    saluti e buon lavoro
    Bruno capestrani

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