“Raffaella Carrà”, un libro per festeggiare i suoi 70 anni tra amori, successi e mode

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di Cinzia Colella 

Non bastano tutte le lettere dell’alfabeto, usate dall’autrice per organizzare in capitoli la vita di “nostra signora della Tv”, per raccontare un’esistenza come quella di Raffaella Carrà, fatta di sogni, di paillettes e di riflettori. Un nome d’arte – molto più immediato di quello all’anagrafe: Raffaella Maria Roberta Pelloni – che nasce già sotto la buona stella di due maestri, Raffaello e Carrà.

"Raffaella Carrà" di Roberta Maresci (Gremese Editore - Diva Universal, pag. 160, euro 12,90)

“Raffaella Carrà” di Roberta Maresci (Gremese Editore – Diva Universal)

Classico e contemporaneo perfettamente coniugati dalla grazia del primo e dall’avanguardia del secondo, in un caschetto biondo senza tempo.

Più che una star, la Raffaella nazionale rappresenta uno stile, così come le disse in un velato complimento Pedro Almodovar. Una donna che alla grazia di una presenza leggiadra ha abbinato tutta la determinazione per essere sempre preparata agli esami dell’audience.

Ci sono voluti tre minuti per farla diventare famosa nel programma “Io Agata e tu” e poco di più per rimanere impressa nel cuore degli italiani che a mezzogiorno la aspettavano con l’annoso quesito di quanti fagioli ci fossero nella boule. Il suo sogno? “Diventare coreografa come Maurice Béjart, e avere dei figli, ma quando il desiderio di un bimbo è arrivato, il mio corpo non ce l’ha fatta”.

Roberta Maresci, brillante ed istrionica giornalista, ha raccolto i quasi 70 anni di vita della show girl che scosse i bacchettoni e i benpensanti scoprendo il suo “ombelico bolognese” in un divertente libro che ripercorre la carriera, gli amori, le gioie e i dolori di una donna che ha rivoluzionato il modo di fare tv e spettacolo.

“Perché hai scelto di raccontare proprio la storia di Raffaella Carrà”?

Perché la storia di Raffaella Carrà è quella di un mito, di un fenomeno con oltre 60 anni di carriera. Madre di tutte le Simona Ventura, l’Italia l’ha consacrata sua Regina Televisiva, anche se ha mosso i primi passi nel cinema. E lei? “Credo di essere una grande artigiana, una professionista, ma non faccio la prima della classe – ha detto la Carrà soffermandosi su un suo dono – so comunicare con la gente comune”.
Anche per questo la gente la vede come un’icona, capace com’è di coinvolgerlo fino alle lacrime che ha versato a fiumi, come confermò dal programma tv “Target” che, nel 1996, fece un calcolo delle lacrime prodotte in “Carràmba! Che sorpresa” (Raiuno), il varietà degli incontri tra amici e parenti: beh, furono ben 625.416 i litri versati, qualcosa come 17 cisterne! Ma la Raffa Nazionale è anche altro. In particolar modo è brava, lo è sempre stata, anche quando da piccola ha lasciato la Romagna e la mamma (suo padre aveva abbandonato presto la famiglia, quando lei aveva due anni appena e il fratello pochi mesi), per andare a vivere con una maestra di ballo. A Roma.
E poi ho scritto un libro sulla Carrà perché il 18 giugno, tra pochi giorni, compie 70 anni!

“Cosa ti ha colpito di lei”?

Di lei mi ha colpito la capacità di adattarsi. L’essere camaleontica pur tenendo fede alle proprie idee. Non cedere al gossip. La generosità nel darsi al pubblico. Il parlato composto, mai gridato. Il suo ammettere di non essere una vera cantante e non aver una gran voce, pur sapendo valorizzare sigle e motivi che ancora restano nella nostra mente. Ci ha insegnato a ridere, piangere e giocare davanti la tivù. Ma soprattutto ci ha fatto fare l’amore da Trieste in giù, intonando un bel po’ di rumore… rumore… rumore nannannana… con il suo stile tunz-tunz.
Che dire poi del suo non perdere mai di vista le proprie origini, anche nella dialettica, pur essendo capace di parlare perfettamente tre lingue, ma ricorrendo ugualmente al dialetto romagnolo quando ci vuole? E che dire anche della sua decisione di non sposarsi? Di non rincorrere una maternità a tutti i costi quando la natura le ha detto no? Va a braccetto con la capacità di continuare a sognare per tutta la vita “un uomo che se ne stava davanti al caminetto a fumare la pipa… con il pullover… cachemire triplo filo, un intellettuale, che scriveva. Volevo appoggiarmi a un uomo spiritoso, intelligente – ha sempre detto – ma questo signore alla Arthur Miller non si è presentato”.

“Un suo aneddoto che ti ha particolarmente divertita”?

È un episodio di vanità femminile. Si riferisce a quando la Carrà conduceva con Mina “Milleluci”. Per sopperire all’altezza inferiore di Raffaella rispetto all’esplosiva Mina, il costumista Corrado Colabucci pensò di far calzare a Raffaella un paio di zatteroni e Mina si impuntò di brutto: “Sono di moda, li voglio anch’io”. Il regista Antonello Falqui però gliene fece comprare due paia: uno più alto, per le prove, uno più basso, per le riprese. Contava sul fatto che Mina (alta un metro e 75 contro il metro e 60 di Raffaella), di solito agitatissima prima di entrare in scena, non avrebbe notato la differenza. E infatti non la notò.

 

“Raffaella Carrà” di Roberta Maresci (Gremese Editore – Diva Universal, pag. 160, euro 12,90)

Redazione

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Tutto si integra nell’eterno ritorno: ciò lo sanno gli umoristi, i santi e gli innocenti. -Pier Paolo Pasolini

One Comment

  1. 26 settembre 2013

    CIAO SONO LAZZARILLO GRANDE GRANDE GRANDE PAZZI DI RAFFAELLA CARRÁ …RAFFA E TUTTO PER ME …MIA ADOLESCENCIA 14 ANNI ALLORA 48 RAFFA SEMPRE MIO AMORE…CIAO SALUTI DEL MESSICO…GRAZIE…VIVA LA REINA DEL MUNDO RAFFAELLA CARRÁ…CIAO

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