Pagine e Caffè: In nome della madre, di Erri De Luca

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di Anna M. Corposanto

La lettrice Maria Guerini di Napoli ci scrive: “Ho un libro nel cuore: “In nome della madre” di Erri De Luca. Me lo regalò un’amica e un erri_de_luca-678x450giorno le ho detto grazie per avermi fatto scoprire questo scrittore. E per avermi regalato un libro che mi ha fatto avvicinare a mia madre. Sarà stato un puro caso, ma la madre che parla in questo bellissimo piccolo libro, a me è sembrato che dicesse le parole che ogni madre vorrebbe dire al figlio che partorisce. A me piace pensare che anche mia madre, se avesse saputo, avrebbe parlato così. Ma mia madre era una donna semplice. Lei se n’è andata via come va via il giorno nella notte e io l’ho perduta come si perde una giornata spesa male. In questo libro mi è sembrato di averla ritrovata per sempre.”

libro_nome madre de lucaRingraziamo Maria Guerini per aver condiviso con noi la sua scelta ed esperienza. Affidiamo alle parole di Erri De Luca la sintesi della storia che ci racconta: “Qui c’è la storia di una ragazza, operaia della divinità, narrata da lei stessa. L’amore smisurato di Giuseppe per la sposa promessa e consegnata a tutt’altro. Qui narra la gravidanza avventurosa, la fede del suo uomo, il viaggio e la perfetta schiusa del suo grembo. La storia resta misteriosa e sacra, ma con le corde vocali di una madre incudine, fabbrica di scintille.”

Questo libro di Erri De Luca non raggiunge le cento pagine, ma la sua scrittura è molto densa, con parole si appiccicano alle emozioni di chi legge e vi restano nel tempo.

“Quella notte Iosef sognò. Me lo ha raccontato in seguito. Sognò un angelo che gli ordinava il necessario. Al mattino riunì la famiglia e dichiarò la sua decisione; sposava Miriàm alla data prevista di settembre, anche se era incinta. Sotto la tenda della cerimonia si sarebbe vista la mia gravidanza. Non ascoltò ragioni. Fu uno scandalo. Il villaggio era contro di lui.”

“… Iosef si svegliava a ogni mio movimento, dormiva con i sandali allacciati. Quando mi abbracciava per aiutarmi a salire o a scendere, il bambino faceva una capriola che pure Iosef sentiva…

“Com’è, Miriàm, contenere un figlio, un fagotto di figlio dentro il corpo?”

“Chiedi alla pentola come si sente? Sono solo un recipiente, vorrei sapere come si trova lui dentro di me.”

“… Chissà se succede ad altre donne incinte di parlare alla creatura chiusa dentro. Lo strano per me è che io credo di rispondere a delle domande tue. Bisogna proprio che tu esca da lì, giovanotto, e che ci presentiamo. Io sono Miriàm e tu, tu chi sei?”

In nome della madre, di Erri De Luca, Feltrinelli editore

Redazione

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Tutto si integra nell’eterno ritorno: ciò lo sanno gli umoristi, i santi e gli innocenti. -Pier Paolo Pasolini

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