Il Guggenheim del mistero

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Uno spaccato della spiritualità, dell’esoterismo, dell’arte come magia e dell’artista come sciamano che cerca di rivelare quel che di invisibile si cela nel visibile

di Elisabetta Rossi

Venezia – Il culto della chiaroveggenza, il mistero dei tarocchi, le visioni oniriche e l’indagine astrologica nella Collezione Peggy Guggenheim a Venezia che comprende capolavori del Cubismo, Futurismo, Pittura Metafisica, Astrattismo europeo, scultura d’avanguardia, Surrealismo ed Espressionismo Astratto americano, di alcuni dei più grandi artisti del XX secolo.

Alla fine del 1948, la mecenate Peggy acquista a Venezia Palazzo Venier dei Leoni, noto come il palazzo non finito,  e vi trasferisce la sua dimora e la sua collezione d’arte che apre al pubblico nel 1951

La veggenza

Pappagallo che predice il futuro - Joseph Cornell

Pappagallo che predice il futuro – Joseph Cornell

Joseph Cornell vive isolato nella casa di Flushing, New York, e si reca frequentemente a Manhattan a raccogliere oggetti per le sue costruzioni. Lavorare alle sue scatole nella cantina di casa diventa sostitutivo del viaggiare: la sistemazione di souvenir immaginari produce la stessa eccitazione del viaggio. “Pappagallo che predice il futuro” è un’opera ricca di riferimenti a viaggi in paesi esotici. Innanzitutto, la scatola stessa ricorda la struttura di un organetto a manovella, evocante il mondo bohémien degli zingari suonatori ambulanti. La manovella sulla parete destra della costruzione aziona un carillon, rotto, nascosto nell’angolo inferiore destro della scultura. Il carillon in movimento è collegato con un’asticina al cilindro sovrastante, che deve ruotare quando la musica suona. Il cilindro è ricoperto di decorazioni, alcune delle quali suggeriscono l’armamentario e le pratiche degli indovini. Piccole stelle sul cilindro e una carta della costellazione dell’Orsa Minore, nell’angolo inferiore sinistro della scatola, sono anch’esse un’allusione all’astrologia e alla divinazione.

I tarocchi

Victor Brauner ricava dai tarocchi l’idea base per realizzare un ritratto di sé giovane. I tarocchi sono un soggetto

Le Surréaliste - Victor Brauner

Le Surréaliste – Victor Brauner

di estremo interesse per Brauner e gli altri Surrealisti. Il Giocoliere (la prima carta nel mazzo di Marsiglia) fornisce a Brauner un archetipo per il suo autoritratto: sia il largo cappello sia il costume medievale e la posizione delle braccia derivano da questa figura che, come soggetto di Brauner, sta in piedi dietro a un tavolo su cui sono posti una spada, una coppa e delle monete. Il Giocoliere simboleggia in modo appropriato la creatività del poeta surrealista: fa riferimento alla capacità di ogni individuo di forgiare la propria personalità con l’intelligenza, l’ingegno e la creatività, e di creare così il proprio futuro, allo stesso modo con cui il Giocoliere maneggia la sua bacchetta. Nel mazzo Tarocchi Bianchi, la prima carta è invece il Mago e il segno di infinito (il simbolo della vita) che lo caratterizza è qui dipinto sul cappello del Surrealista. Riferendosi al prototipo del Giocoliere-Mago, Brauner illustra i quattro segni tradizionali dei tarocchi. Questi oggetti e tutta la vita naturale sono sotto il controllo del giocoliere, proprio come la vita creative è a disposizione del poeta surrealista, che governa la sua penna così come il giocoliere brandisce il suo bastone.

Il sogno

La pittura di Leonora Carrington si rivela presto ricca di visioni oniriche e irrazionali. Max Ernst, che la pittrice inglese incontra nel 1937, la incoraggia su questa strada, naturalmente affine alla vena surrealista. Con Ernst, di 26 anni più vecchio, nasce una storia d’amore intensa che si chiuderà drammaticamente allo scoppio della seconda guerra mondiale. Nel 1943 espatria in Messico, dove abbandona le immagini dell’infanzia ricche di animali magici, tra i quali gli adorati cavalli, per dedicarsi agli studi esoterici e alla mitologia celtica. L’opera offre un esempio dell’interesse dell’artista per il mondo della magia e del mito. È curioso ricordare che Peggy Guggenheim acquista una tela della Carrington quando incontra per la prima volta Ernst, non più conservata nella Collezione Peggy Guggenheim.Corpi celesti (Heavenly Bodies), 1946 - Rufino Tamayo

Gli astri

Rufino Tamayo, attraverso un’immagine molto semplice e immediata, dà espressione a tutta la meraviglia e lo sgomento che l’uomo prova di fronte all’universo. Nel corso del Novecento, numerosi artisti delle Avanguardie e del dopoguerra hanno espresso nelle proprie opere il fascino che tuttora esercita l’indagine del cielo.

La prima esposizione di Tamayo negli Stati Uniti è del 1926, alla Weyhe Gallery di New York; nel 1932 la Escuela Nacional de Música di Città del Messico gli commissiona la prima delle sue numerose pitture murali. Nel 1936 si reca a New York dove, tra la fine degli anni ’30 e l’inizio degli anni ’40, espone diverse volte alla Valentine Gallery e per nove anni, a partire dal 1938, insegna alla Dalton School. Nel 1948 ha luogo la prima retrospettiva all’Instituto de Bellas Artes di Città del Messico. Tamayo rimane influenzato dal modernismo europeo sia durante la permanenza a New York, sia quando si reca in Europa nel 1957, stabilendosi a Parigi e realizzando nel 1958 una pittura per il palazzo dell’UNESCO.

 

Redazione

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Tutto si integra nell’eterno ritorno: ciò lo sanno gli umoristi, i santi e gli innocenti. -Pier Paolo Pasolini

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