L’Italia dice sì alla Convenzione di Istanbul

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di Maria Rosaria De Simone

Finalmente, dopo un inizio singhiozzante,  il Senato ha approvato, all’unanimità, la Convenzione di Istanbul, che era già passata alla Camera.

La legge è nata sia per porre un argine alla violenza sulle donne attraverso la ricerca di strategie più rigorose per contrastarla, sia per prevenire e proteggere quelle tante donne che ne sono vittime e che non vengono adeguatamente difese dai loro aguzzini.

Certo è incredibile constatare che la Convenzione porti proprio il nome di Istanbul, dove tuttora la popolazione sta manifestando per avere salvi i suoi diritti e la sua libertà. Nel cuore di una città dai mille contrasti e dalle mille problematiche di giustizia e libertà sociale, parte una nuova forma di lotta alla violenza di genere, che continua in maniera compulsiva a mietere vittime di ogni età, di ogni cultura e ceto sociale.

Pare che più se ne parla, più i coltelli affondano nella carne delle povere vittime di femminicidio.

Anche il Ministro degli Esteri Emma Bonino ha mostrato grande soddisfazione per l’arrivo al traguardo della legge e ha detto che “è prioritario proseguire nell’azione di sensibilizzazione verso i nostri partner affinché ratifichino al più presto la convenzione e ne permettano la rapida entrata in vigore”.violenza

Infatti per il testo definitivo si dovrà attendere la ratifica di altri cinque paesi, perché  la sua definitiva entrata in vigore dovrà  ratificata dal numero minimo di dieci Stati.

La Convenzione di Istanbul fu approvata già nell’aprile del 2011 dal Comitato dei Ministri dei paesi aderenti al Consiglio d’Europa ed ha la prerogativa di essere il primo strumento giuridico a carattere  internazionale a cui far riferimento per operare in maniera fattiva alla protezione delle donne da ogni forma di violenza.

Non si può, prescindere, ormai, in Italia e nei paese aderenti, dalle indicazioni presenti nella Convenzione.

Il punto di partenza è sicuramente l’affermazione della ricerca sempre più certa dell’uguaglianza tra uomo e donna,  che si deve sviluppare in ogni campo umano.

Da qui la Convenzione parte per mettere in luce l’aspetto più innovativo del testo che è di sicuro rappresentato dal fatto che la Convenzione riconosce la violenza sulle donne come una violazione dei diritti umani e una seria forma discriminante, da combattere con ogni mezzo a disposizione, attraverso anche finanziamenti adeguati affinché ciò sia reso possibile.

Una grande novità, riconosciuta finalmente come precipua,  è la protezione e il sostegno ai bambini testimoni di violenza domestica.

Questa protezione richiesta a gran voce da più parti, in Italia, presso il Tribunale dei Minori si attua, nella pratica, con molta difficoltà o, spesso, non si attua affatto, rendendo i minori sempre più vittime di un perverso sistema che non li tutela. Ciò accade per la problematicità nell’intervenire in maniera collaterale nei confronti dei genitori violenti, che mantengono intatti tutti i loro diritti nei confronti dei minori.

Tranne rari casi questa è la dura realtà in Italia, che viene anche testimoniata da molte storie di cui hanno raccontato i mass media.

La Convenzione ha chiesto anche la penalizzazione dei matrimoni forzati, delle mutilazioni genitali femminili e dell’aborto e della sterilizzazione forzata.

Si dà inoltre ampio risalto  all’ssociazionismo in questo settore che ha contribuito fortemente ad affrontare tali questioni, prioritarie per il buon vivere della società civile.

Fatta la legge, bisognerà che questa venga interiorizzata e che non rimanga una carta dietro cui nascondere una realtà alquanto drammatica, che relega la donna in una posizione di subordine o che la considera adatta ad essere più oggetto di desiderio e di possesso, che persona in tutte le sue accezioni e peculiarità.

È di sicuro drammatico rendersi conto che la violenza non ha smesso di mietere vittime. Eppure non sembra facile uccidere.

Come si può interrompere per sempre la vita  un essere umano? Fino a che punto si può cadere in basso per armarsi contro persone indifese?

Questo purtroppo accade sotto I nostri occhi. La società è malata di odio, rancore e violenza.

E questo male va estirpato. Altrimenti non si va da nessuna parte e si assisterebbe ad una implosione della comunità civile.

Importante è partire dalla Convenzione di Istanbul e consentirle di non rimanere carta bianca.

Per far questo deve partire una catena di forti iniziative che inizi  dalle cellule prime della società, dalla sensibilizzazione attraverso le varie  agenzie educative tra cui le scuole in prima linea.

Investire in maniera intelligente attraverso l’utilizzo di ogni mezzo a disposizione, degli strumenti indicati dalla Convenzione, in ogni campo di tutela e di cultura potrebbe portare a ricostruire una società civile più giusta e basata sul riconoscimento della dignità della persona.

Di ogni persona.

 

 

Redazione

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Tutto si integra nell’eterno ritorno: ciò lo sanno gli umoristi, i santi e gli innocenti. -Pier Paolo Pasolini

One Comment

  1. S
    20 giugno 2013

    Fondamentale e ineludibile investire nella dignità della persona

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