La scuola ha bisogno di cambiare: idee e proposte

image_pdfimage_print

di Maria Rosaria De Simone

Un altro anno scolastico sta volgendo al termine. Ora è tempo di esami per molti, ma anche tempo di tirare le somme di quanto di buono c’è stato e di quanto si debba cambiare nel sistema scolastico.

Cose buone sicuramente ci saranno, nel sistema scolastico italiano, ma al momento, sono offuscate dal grande disagio e dalle problematiche, serie, che emergono con prepotenza.

Il sistema scolastico italiano appare vecchio, catarroso, non più in grado di seguire il cambiamento della società in cui è innestato. Insomma, impantanato in una situazione che non consente il progresso  culturale e che non sa che direzioni prendere, tirato per le maniche da gruppi di potere politici opposti che non sono d’accordo su niente.

Una scuola figlia di politiche separate, che se la contendono e non sanno fare il suo bene, ma mirano solo agli interessi dell’uno e dell’altro campo.

Ma è possibile cambiare? Oppure si è destinati a naufragare in un sistema scolastico inefficiente che produrrà una generazione inefficiente?

Sembra si possa cambiare. Certo, non bisogna guardare agli Stati Uniti, che sono nei guai al pari dell’Italia in fatto di istruzione. Che alla fine, a seguir loro si dovrebbe parlare di distruzione.

Bisogna invece rivolgersi a chi ce la sta facendo, come ad esempio la Nuova Zelanda, la Svezia e la Finlandia, che non sono certo la panacea di tutti i mali dell’istruzione, ma stanno facendo da apripista per una scuola che ha cambiato volto, non solo con un make-up di facciata,  ma con modifiche serie  e ramificate.studiare

Il problema dell’Italia è che, su certe questioni, non si piega a studiare il fenomeno e a cercare di imparare da chi è stato più bravo ma, senza ragionare, si affida a riforme indecorose ed indecenti che invece di migliorare la scuola, le hanno dato il colpo di grazia.

E visto che siamo in tempo di esami, basta pensare come è divenuta sempre più farraginosa e difficoltosa la valutazione delle prove di esame, con percentuali che si impicciano tra i centesimi, all’ombra di una burocrazia che mette paura. Oltre a pesare ulteriormente con il suo capitolo di spesa.

Per non parlare degli edifici sempre più fatiscenti, in cui né chi ne ha la gestione tecnica  mantiene il decoro, né chi li vive, impara a sentirli come beni comuni da difendere e tutelate. Aule sporche, cariche di scritte blasfeme, disegni osceni e non. Un degrado che appare subito evidente agli occhi degli osservatori e che parla di un degrado morale e culturale.

Per non parlare della divisione  dell’orario delle singole discipline scolastiche molto rigida, dove tutti sono obbligati agli stessi percorsi, senza tenere conto di chi si trova passi indietro perché magari é di altra lingua e cultura e di chi, invece, presenta capacità e competenze che sarebbero da valorizzare. Tutto ciò è figlia di una scuola che tende a livellare tutto verso il basso, anche i docenti. E chi ci vive all’interno sa che è così.

In nome di una idea di falsa uguaglianza non si aiuta la scuola a crescere, non si aiutano i discenti a comprendere quali peculiarità abbiano, quali caratteristiche debbano valorizzare.

Per non parlare del fatto che le classi divengono sempre più numerose e diminuiscono i professori di sostegno, la cui figura sarebbe tutta da rivedere. In realtà ci sarebbe bisogno di un professore di sostegno in ogni classe, a prescindere dall’alunno disabile, perché le problematiche degli studenti oggi sono tantissime e di difficile gestione.

Per non parlare del fatto che l’informatica dovrebbe divenire pane quotidiano e non strumento pubblicizzato dalle scuole come specchietto per le allodole e poi non utilizzato per carenza di strumenti e di fondi.

Per non parlare del fatto che negli edifici scolastici quasi mai esistono mense, luoghi ricreativi, biblioteche per lo studio degne di questo nome. Non si chiede l’albergo a cinque stelle, ma un luogo decoroso.

La lista di ciò che non va è lunga non va nascosta. Altrimenti non si può proporre un cambiamento radicale.

A questo bisogna aggiungere che, perché una scuola funzioni,  lo Stato deve investire molto. Ma investire bene e non con inutili progetti come accade ora. Una massa di progetti che affossano la scuola i professori e gli studenti, che danno una parvenza di operatività e non servono davvero a nulla. Non tutti, ma la maggior parte.

Quali dunque i risultati oggi nella scuola italiana? Professori non stimolati e demotivati sotto tutti i punti di vista, che sanno di non contare nulla nel panorama culturale. Almeno questa è l’impressione. Studenti sempre più ignoranti che sono in basso nelle classifiche europee per conoscenze e competenze. Tranne rare e gradite eccezioni.

Per prima cosa una scuola non può funzionare se chi lavora nella scuola non vi si dedica con onestà. Il primo motore del cambiamento è una classe di professori che lavori con serietà, che stia al proprio posto senza perdere tempo, che sia competente, preparato e con tutte le straordinarie doti che servono per insegnare.

Talvolta, nel marasma di orrori, un professore fa la differenza. Da questo dunque bisogna partire. Dai problemi.

In un prossimo articolo vedremo come potrebbe orientarsi la scuola italiana.

Serve comunque un gruppo di studio di veri ‘saggi’ esperti e non prestati alla scuola, che sappiano riorientare la scuola attraverso una riforma mirata.

Come per tante questioni in cui altri paesi sono più avanti (vedi ad esempio il problema dello smaltimento rifiuti che altri stanno risolvendo egregiamente), dunque, serve un gruppo di lavoro serio e preparato che, a fronte di una lista di tutto ciò che non funziona, si metta a studiare gli altri sistemi scolastici per verificare cosa possa andare bene per noi e quali cambiamenti veri intraprendere.

Un gruppo di studio.  Se prendiamo ad esempio la Finlandia, negli anni 50, si presentava come un paese poverissimo e con un livello medio d’istruzione della popolazione davvero carente. Ebbene ora il suo sistema scolastico è cresciuto con il cambiamento economico ed ora è quello più invidiato e ai vertici dei migliori sistemi scolastici.

Ma questo sarà argomento di uno dei prossimi articoli in cui si cercherà, alla luce delle problematicità, di fare proposte di riforma.

 

 

 

Redazione

Redazione

Tutto si integra nell’eterno ritorno: ciò lo sanno gli umoristi, i santi e gli innocenti. -Pier Paolo Pasolini

Leave a comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *