La Voltolina secondo Veronica. Viaggio alla scoperta dei giovani professionisti dell’arte contemporanea

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di Elisabetta Rossi

“Non cresco. Non ho tempo per farlo. Ho 39 anni e non li dimostro”.

Una performance, quella di Veronica Voltolina, tra arte e vita. Una provocazione di chi vuole vedere fino a che punto si possa forzare la propria immagine per ” imbrogliare” il prossimo.

Veronica Voltolina

Veronica Voltolina

Incontrare la scultrice, pittrice, curatrice d’arte di Bassano del Grappa, laurea specialistica presso la Facoltà di Design e Arti presso lo IUAV di Venezia, apprezzata nel mondo dell’arte contemporanea per le sue audaci creazioni, è come fare un viaggio. Il suo gusto per il colore è geniale e i suoi pezzi eccentrici hanno una presenza forte, dinamica, organica.

Figlia della pittura informale, il gruppo CoBrA, contaminata da  Richter, Kippemberger e Louise Bourgeois, giunge alla ricerca contemporanea, fatta di linguaggi non ancora “depositati” e di affinità elettive, di menti e cuori pulsanti e pensanti che il web le permette di intercettare nel campo della sperimentazione rigorosamente senza scuderia.

“Realizzo cervelli come sculture – spiega Veronica  Voltolina che da anni vive a Mestre – per esaudire essenzialmente due necessità: una di tipo contenutistico-concettuale, per cui il cervello “rappresenta” oggettivamente la sublimazione dell’atto creativo e dell’opera assoluta concepiti dentro una dimensione aliena, nella quale per deficit spazio-temporali mi è sempre più difficile “operare”; l’altra, di matrice estetico-formale, in quanto il design anatomico delle circonvoluzioni cerebrali, con i suoi pieni-vuoti, mi ispira particolarmente in modo compulsivo e, pertanto, sto elaborando una nuova produzione di opere plastiche realizzate in vari materiali i fotocui modelli sono prevalentemente in poliuretano espanso e pongo, quello che usavo da bambina. Queste creature, concepite sulla rielaborazione dell’estetica del cervello umano,  sono state esibite prevalentemente in set design e spettacoli di Drag Queens”.

Chi è Veronica Voltolina?

“La cosa più difficile è darmi una definizione. Faccio fatica, non sono capace di fare un autoritratto. Le mie opere sono la forma più rappresentativa di me stessa che conosco”.

In quale età della vita ti trovi?

“Sono al punto di non ritorno: se faccio una media, tra la vita di donna e la vita di artista e traccio un linea, è crisi. Da buon capricorno ascendente ariete devo fare una scelta, anche estrema, cambiare vita, città, un taglio radicale…

È già arrivato il momento di guardarsi alle spalle?

Si, rifletto molto spesso come pormi nel tempo passato, presente e futuro: credo di essere giunta al “punto di non ritorno”. Un po’  mi sono persa nella mia rocambolesca ricerca, ora vorrei concretizzare.

Qual è il tuo metodo artistico?foto

“È una ricetta molto semplice: un mix di vita a 360 gradi (quello che respiro, mangio, vedo), gli stimoli artistici che conosco e che ho filtrato, e il caos. Un pizzico di indeterminazione”

Quale influenze  l’arte ha avuto sul tuo corpo?

“Body art? Come dice mio padre (Luigi Voltolina, pittore e scultore n.d.r.) “il mestiere si incarna”. Non ho paura di utilizzare il mio corpo per fare arte”.

Esprime un potere più grande il sesso o l’amore? 

“Li vivo come un dilemma tra il bene e il male, sublimato all’estremo. Il potere non ha un segno positivo o negativo ma esprime una forza e in questo senso il sesso ha un potere maggiore”.

L’arte è in un certo senso un atto d’amore… 

“Se la si abbina al concepimento direi di si. Concepire un’opera, per me che non ho figli, credo sia l’esperienza che più mi ha avvicinato alla maternità”.

fotoPensi che la pornografia abbia il potere di imporre modelli di riferimento alle nuove generazioni? Pensi che l’arte possa fare lo stesso?

“In mezzo a queste due domande ritrovo la mia poetica. Una provocazione: allo stimolo maggiore dei giovani, che è la pornografia, io rispondo con l’arma dell’arte. Se molti giovani conoscessero l’arte di poter pensare, magari solo cinque minuti con la propria testa,  sarebbe un successo.  L’arte per me è anche fede perché ci faccio molto riferimento”.

Come la tua famiglia ha influenzato la tua esperienza artistica?

“Nel modo più naturale possibile. Figlia di genitori artisti, sono nata e cresciuta in un ambiente artistico. Due figure diverse: mio padre artista puro, mia madre sua manager e io mantengo e coniugo questa tradizione di famiglia”.

Qualche anticipazione sui tuoi prossimi impegni professionali?

“È in cantiere un progetto: una performance itinerante, che sto abbozzando e che sarà una commistione di elementi pittorici e plastici con una piccola dose di spettacolarizzazione, una sorta di burlesque nostrano utilizzando la mia pittura e le mie sculture oltre al mio fisico”.

veronicamanagement.blogspot.it

Redazione

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Tutto si integra nell’eterno ritorno: ciò lo sanno gli umoristi, i santi e gli innocenti. -Pier Paolo Pasolini

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