A forza di essere vento. Artisti per don Gallo

image_pdfimage_print

di Elisabetta Rossi

Genova – A quasi due mesi dalla morte di Don Andrea Gallo, il 22 maggio scorso, non si arrestano le iniziative per ricordare la sua opera “immensa” e l’eredità spirituale che continua attraverso, ma non solo, la Comunità di San Benedetto al Porto che nel 2015 compierà 50 anni di storia.don gallo

“A forza di essere vento – Artisti per don Gallo” è l’ultima mostra benefica, in termini di tempo, che prende il via presso la Loggia della Mercanzia in piazza Banchi e rimarrà aperta fino al 13 luglio. Esposte oltre duecento opere pittoriche, realizzate su tavolette di legno 30×30 e elaborate secondo lo stile personale degli artisti coinvolti. La somma ricavata dalla vendita delle tavolette verrà donata alla Comunità San Bendetto, una lunga esperienza con il mondo della devianza e dell’emarginazione.

«Drogati di merda». Così il Don salutava i suoi ragazzi che gestiscono l’osteria marinara A’ Lanterna, in via Milano, dove si mangia un pesce da favola. «Ciao Don, in ritardo questa sera…», era la risposta di Fabio, che serve ai tavoli. Don gli batteva una mano sulla spalla e poi girandosi verso i suoi ospiti: «Solo io li posso chiamare così». Nel saluto c’era tutto l’affetto del mondo per i suoi giovani, per i tanti che sono passati dalla comunità di San Benedetto al Porto, che lui ha aiutato a uscire dal tunnel della droga e del malaffare.

E poi, ancora, tuonava: “A me non interessa chiedervi se siete o non siete credenti, vi chiedo però se siete credibili. È questo che un giorno Dio chiederà a ciascuno di noi”.

Un uomo, un prete, Don Gallo, che ha vissuto in direzione “ostinata e contraria” a Genova, la sua città che è anche quella di Fabrizio De Andrè che il Don ricordava così, nell’omelia per la sua morte: “da tanti anni canto con te, per dare voce agli ultimi, ai vinti, ai fragili, ai perdenti. Canto con te e con tanti ragazzi in Comunità.

Quanti «Geordie» o «Michè», «Marinella» o «Bocca di Rosa» vivono accanto a me, nella mia città di mare che è anche la tua. Anch’io ogni giorno, come prete, «verso il vino e spezzo il pane per chi ha sete e fame». Tu, Faber, mi hai insegnato a distribuirlo, non solo tra le mura del Tempio, ma per le strade, nei vicoli più oscuri, nell’esclusione.

E ho scoperto con te, camminando in via del Campo, che «dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior».

La tua morte ci ha migliorati, Faber, come sa fare l’intelligenza”.

 

 

Redazione

Redazione

Tutto si integra nell’eterno ritorno: ciò lo sanno gli umoristi, i santi e gli innocenti. -Pier Paolo Pasolini

Leave a comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *