Il laboratorio di ricerca HAARP chiude i battenti

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di Lorenzo Tagliaferri

A dir la verità, la chiusura effettiva dell’impianto risale al mese di Maggio, ma è praticamente passata inosservata. La storia del progetto HAARP è forse (in maniera del tutto indiretta) uno dei più controversi capitoli dell’eterna battaglia tra complottisti e anticomplottisti. Il progetto di ricerca HAARP (acronimo di High-frequency Active Auroral Research Program) è nato nel 1990 dall’idea della ONR (Ufficio della Ricerca Navale) in collaborazione con l’AFRL (Air Force OLYMPUS DIGITAL CAMERAResearch Laboratory), l’Università dell’Alaska e la DARPA (Defence Advanced Research Projects Agency) e ha trovato la sua collocazione geografica nelle vicinanze della cittadina di Gakona (in Alaska, appunto). L’intera struttura era formata da una serie di antenne in grado di creare onde radio nello strato di ionosfera riscaldandola e provocando ridotte ondulazioni per riprodurre lo stesso fenomeno di stimolo ondulatorio provocato dalle radiazioni di origine solare così da poter permettere agli scienziati di analizzare e comprendere come questo tipo di perturbazioni possano produrre interferenze o, più semplicemente, influenzare le comunicazioni radio. L’obiettivo finale degli scienziati era quello di vincere queste forze che impediscono una comunicazione limpida e senza interruzioni in condizioni meteorologiche avverse. Le antenne sono formate da un dipolo incrociato che può essere polarizzato, in trasmissione e ricezione, sia in modalità straordinaria (X-mode), sia in modalità ordinaria (O-mode). Ogni polo delle due sezioni incrociate delle antenne è alimentato, singolarmente, da un unico trasmettitore progettato per lavorare con bassissima distorsione. I motivi legati alla chiusura del sistema di indagine delle interferenze nella ionosfera sono da ricercare negli elevatissimi costi di gestione dell’impianto che ogni mese, tra manutenzione ed alimentazione (i motori che fornivano l’energia elettrica erano dei comunissimi sistemi alimentati a diesel), richiedeva l’esorbitante cifra di 300.000 dollari, ai quali andavano aggiunti gli oltre 800.000 necessari per mettere in regola i motori diesel e, quindi, rispettare il Clean Air Act, la legge varata nel 2011 per combattere l’inquinamento atmosferico. Ma tutto questo appare come materiale di secondo piano rispetto al vero motivo per il quale, in un modo o nell’altro, ci ricorderemo del laboratorio HAARP. Il vero motivo dell’interessamento collettivo al sistema di ricerca sulle alte frequenze è da ricercare nelle infinite teorie del complottismo internazionale che volevano che il laboratorio fosse in realtà un sofisticato sistema per utilizzare l’atmosfera come un’enorme lente per filtrare raggi solari a potenza inimmaginabile così da dare fuoco all’intero pianeta, oppure un sistema di controllo della mente attraverso l’attività elettromagnetica o ancora, così come rivelato dall’ex governatore del Minnesota, Jesse Ventura (molti lo ricorderanno per il ruolo di vice-protagonista nel film Predator, con Arnold Schwarzenegger), un efficientissimo laboratorio in grado di manipolare le condizioni meteorologiche e di influenzare il verificarsi di terremoti ed alluvioni, nonché di tsunami ed eruzioni vulcaniche. Ma per noi italiani il vertice del sospetto complottista messo in atto nelle “tetre stanze” dell’HAARP rimarrà sempre quello indicato dal deputato Domenico Scilipoti che in un’interrogazione scritta al governo chiedeva chiarimenti sui fantomatici fenomeni delle “scie chimiche” senza, peraltro, legarle, con un qualche filo logico, direttamente al soggetto dell’interrogazione stessa, ovvero le attività dell’HAARP. Una cosa è chiara: i complottisti, da oggi in poi, si sentiranno tutti un po’ più soli.

 

Redazione

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Tutto si integra nell’eterno ritorno: ciò lo sanno gli umoristi, i santi e gli innocenti. -Pier Paolo Pasolini

2 Comments

  1. Mario
    4 agosto 2013

    Cavolo questa è la prova del 9!

    Secondo i complottisti HAARP e le SCIE CHIMICHE erano strettamente legati fra loro: HAARP non poteva funzionare senza il rilascio dei famigerati pulviscoli metallici nell’aria.

    Secondo la versione ufficiale le “griglie” di fumo o condensa che per 15 anni hanno riempito i cieli d’Italia e del mondo occidentale erano invece normalissime scie di condensazione degli aerei di linea.

    Bene, ora che hanno smantellato HAARP dovremmo continuare a vedere queste scie nei cieli, se sono solo scie di condensazione degli aerei di linea. Non dovrebbe cambiare nulla… giusto?

    Se invece sparisce anche il fenomeno delle scie chimiche, allora qualche legame tra le due cose c’era…

    Che ne dite?

    Sguardo in alto e cervello acceso dunque!!!

  2. Frank
    10 settembre 2013

    Mario, non so se hai alzato il cervello e acceso lo sguardo (o viceversa) in questi mesi, ma pare che le scie – normalissime di condensazione etc. etc. – siano ancora esattamente lì dove sono state negli ultimi decenni.

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