Pagine&Caffè: Oceano mare, per ritrovarsi

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di Anna M. Corposanto

Il nostro lettore Alessio Petrucci di Pordenone ci segnala il libro di Alessandro Baricco “Oceano mare”, raccontandoci la sua scelta così: “Ho letto questo libro durante una vacanza in barca due anni fa. Banale dirlo, lo scelsi per il titolo, mi sembrava adatto per la situazione che avrei vissuto. Leggendolo, mi accorsi poi che avevo fatto inconsapevolmente la scelta giusta. I diversi personaggi, con le loro storie, mi fecero compagnia nella vacanza fino ad apparirmi più reali dei miei amici in barca. Ho scoperto quella volta come un libro può davvero liberare l’immaginazione se tu sei disposto a darle spazio. È in questo modo che riesci a cogliere le assonanze della storia con la tua storia o quella di qualcun altro. L’atmosfera di questo romanzo è surreale, e anche se di Baricco preferisco il suo libro “Novecento”, questo mi è rimasto impresso. Lo ricordo molto bene. Sarà forse perché è più legato al ricordo di una mia esperienza personale, per me emozionante. Insomma, se per quasi tutti noi è prossimo il tempo di andare in ferie, suggerisco di portare con sé “Oceano mare”, anche se la vacanza sarà in qualsiasi altro luogo, reale o immaginario.”baricco

Ringraziamo Alessio Petrucci per questa sua testimonianza. Alessandro Baricco ha pubblicato “Oceano mare” nel 1993 (Feltrinelli editore). È considerato tra i suoi libri migliori, anche se non mancano critiche allo stile ricercato, che sembra voler sempre raggiungere “l’effetto”. Il romanzo è composto di tre parti, nelle quali i diversi personaggi si svelano nella loro posizione esistenziale. Nell’ultima parte scopriamo il destino di ognuno di loro, alloggiati nella locanda Almayer, un luogo surreale, fuori dal tempo. Oltre alla trama, ciò che colpisce di Baricco è il suo stile narrativo, sapientemente costruito, potremmo dire “affabulatorio”, come spesso è giudicato lo stile delle conversazioni del suo autore.

Brani tratti da “Oceano mare”:

“Posa la penna, piega il foglio, lo infila in una busta. Si alza, prende dal suo baule una scatola di mogano, solleva il coperchio, ci lascia cadere dentro la lettera, aperta e senza indirizzo. Nella scatola ci sono centinaia di buste uguali. Aperte e senza indirizzo. Ha 38 anni, Bartleboom. Lui pensa che da qualche parte, nel mondo, incontrerà un giorno una donna che, da sempre, è la sua donna. Ogni tanto si rammarica che il destino si ostini a farlo attendere con tanta indelicata tenacia, ma col tempo ha imparato a considerare la cosa con grande serenità. Quasi ogni giorno, ormai da anni, prende la penna in mano e scrive. Non ha nomi e non ha indirizzi da mettere sulle buste: ma ha una vita da raccontare. E a chi, se non a lei? Lui pensa che quando si incontreranno sarà bello posarle sul grembo una scatola di mogano piena di lettere e dirle –Ti aspettavo. Lei aprirà la scatola e lentamente, quando vorrà, leggerà le lettere una ad una e risalendo un chilometrico filo di inchiostro blu si prenderà gli anni –i giorni, gli istanti– che quell’uomo, prima ancora di conoscerla, già le aveva regalato. O forse, più semplicemente, capovolgerà la scatola e attonita davanti a quella buffa nevicata di lettere sorriderà dicendo a quell’uomo –Tu sei matto. E per sempre lo amerà.”

“Non è che la vita vada come tu te la immagini. Fa la sua strada. E tu la tua. Io non è che volevo essere felice, questo no. Volevo… salvarmi, ecco: salvarmi. Ma ho capito tardi da che parte bisognava andare: dalla parte dei desideri. Uno si aspetta che siano altre cose a salvare la gente: il dovere, l’onestà, essere buoni, essere giusti. No. Sono i desideri che salvano. Sono l’unica cosa vera. Tu stai con loro, e ti salverai. Però troppo tardi l’ho capito. Se le dai tempo, alla vita, lei si rigira in un modo strano, inesorabile: e tu ti accorgi che a quel punto non puoi desiderare qualcosa senza farti del male. È lì che salta tutto, non c’è verso di scappare, più ti agiti più si ingarbuglia la rete, più ti ribelli più ti ferisci. Non se ne esce. Quando era troppo tardi, io ho iniziato a desiderare. Con tutta la forza che avevo. Mi sono fatta tanto di quel male che tu non puoi nemmeno immaginare.”

 

Redazione

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Tutto si integra nell’eterno ritorno: ciò lo sanno gli umoristi, i santi e gli innocenti. -Pier Paolo Pasolini

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