OPEN 16: l’arte si fa bandiera sgrammaticalmente corretta

image_pdfimage_print

La prestigiosa Esposizione Internazionale di Sculture ed Installazioni celebra la sua sedicesima edizione dal 29 agosto al 29 settembre a Venezia Lido e all’Isola di San Servolo in concomitanza della Mostra d’Arte Cinematografica

di Elisabetta Rossi

“Muovere ciò che è fermo, fermare ciò che si muove” diceva G.C. Argan del Signorelli, un gioco di leve e di molle per vincere l’inerzia della figura. Oggi, “codificare il significante e decodificare il significato” è la sfida di OPEN. image
La mostra, ideata e curata da Paolo De Grandis e co-curata da Carlotta Scarpa, è organizzata da PDG Arte Communications con il patrocinio del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Ministero degli Affari Esteri, Regione del Veneto, Provincia di Venezia.

Una scelta curatoriale linguistica, non tematica, che fornisce all’artista un “codice”, in questo caso una bandiera, un drappo, uno scampolo di tessuto di 3 metri per 1: quelle di OPEN sono bandiere che si sviluppano seguendo i canoni della composizione classica dell’immagine fatta di equilibrio, peso, prospettiva, ritmo, movimento, direzione e simmetria.
De Grandis precisa che ” si tratta di un elemento grammaticale visivo basato su regole sintattiche legate al contesto urbano: il curatore offre un codice all’artista che poi sarà lui stesso a farlo suo, interpretarlo, manipolarlo o perfino superarlo”.

Nello specifico delle opere, si parla di manipolazione per Yi Zhou con uno sguardo incrociato tra bozzetti, disegni e video, sequenze visive ad intermittenza; di interpretazione per Puni, con i tessuti, gli scampoli, i canovacci di uso quotidiano che svelano la loro immediatezza estetico-sensibile per muoversi verso un rapporto con l’altro che rifiuta il dominio e il possesso; di dichiarazione politica, sociale e spirituale in Barbara Taboni; di evoluzione visiva in Casagrande & Recalcati, Claudia Danieli e Alvise Bittente; di taglio fotografico per Umberto Zampini; di appropriazione pop per Gaetano K. Bodanza, quando il colore germina e si propaga in estroflessioni che danno forma a creature aliene, insetti “altri” laddove prende forza il contatto con le forze primigenie della Natura; gusto pop nel quale si innesca un mondo aperto all’eterno farsi e disfarsi dell’esistenza nei lavori di Stefano Fioresi, contaminato da supereroi in un cortocircuito espressivo dal gusto fortemente drammatico nell’intervento di Ronni Ahmmed; composizione inedita di parole per Marotta & Russo, parola come forma e contenuto.

Paolo De Grandis

Paolo De Grandis

La scomposizione impone la scelta di trasferire la visione di un quadro attraverso parte del suo racconto e così il trittico pittorico di Will Kerr si traspone in due vessilli narrativi che volutamente si sottraggono alla trama originaria della tela per trasformarsi in materia perturbabile, ricca di virtuosismi calligrafici in cui l’occhio archeologico dell’artista provoca quesiti in perenne e inafferrabile metamorfosi.
Fino ad arrivare al superamento con Marco Nereo Rotelli, bandiere che si trasformano in dischi d’acciaio, per ricreare un cosmo nel quale le bandiere sono effigiate in una sequenziale contaminazione.
Le coordinate geografiche si ampliano all’emergente contesto Taiwanese per indagare le plurime ricerche espressive di Chen Chung-Hao, Chou Yu-Cheng, Mei Dean-E, Yao Jui-Chung.
Al movimento delle bandiere si contrappone la stasi delle installazioni “site specific” presso l’Isola di San Servolo che, ormai da sei anni, con i suoi splendidi giardini e le architetture cariche di suggestioni è divenuta lo sfondo immancabile nel quale prendono vita le opere d’arte.
Aprono il percorso espositivo Nam June Paik e Aldo Mondino. L’opera “Robot: the Baseball Player” di Nam June Paik rappresenta il percorso espressivo di uno degli esponenti di spicco del movimento Fluxus, considerato il padre della video arte. Le sue video sculture e le video installazioni sono idee nate all’interno degli happening newyorkesi tra gli anni Sessanta ed i Settanta, dove arte, musica, teatro e fotografia si fondono insieme.
L’“Arabesque” di Mondino, una grande scultura che raffigura la gamba di una ballerina che sostiene un pesce dorato, è la viva testimonianza di un grande maestro che ha fatto dell’eclettismo la sua cifra stilistica e dell’ironia una forma di sperimentazione.
La materia assorbe, veicola, trasforma. I cristalli di sale di cui si nutrono le opere di Bettina Werner divengono tracce di memoria su forme e telai foggiati personalmente e che rappresentano la bellezza dell’essere della stessa natura. I pagne con cui sono realizzati i tubini di Virginia Ryan divengono in modo tangibile significato e significante, traggono ispirazione dal suo vissuto personale in Africa per tracciare gli eventi attuali secondo una visione schiettamente femminile. Legata al sapere manuale ed artistico del lavoro a maglia, in un percorso tra lana e cotone, Maria Elisa D’Andrea alterna il dritto e rovescio delle costanti del vivere umano in ambientazioni di apparente, incessante, mutamento.
Materia paraffinica sospesa, stalattiti che lasciano cadere gocce d’acqua nell’opera di Federico Seppi, uno stillicidio per la pura e semplice contemplazione. Materia avvolta di tasselli specchiati che assorbono e riflettono la luce nella figura distesa di Raquel Monje. Materia che si fa pigmento in Consolata Radicati di Primeglio e poi i nastri colorati di Olga Lah a creare un percorso alla recherche del significato più intimo laddove il visitatore potrà quindi dipanare il filo del gomitolo di questo ideale labirinto. Manufatto mimetico, camouflage, sguardo obliquo tra arte e architettura quello dell’artista peruviana Ana Maria Reque.
Un’altalena visiva di improvvisi oscuramenti e rivelazioni nell’opera del giapponese Kounosuke Kawakami, fino alla riscoperta degli objects trouvée industriali di Kao Tsan-Hsing scevri da qualsiasi pretesa esegetica e dediti alla ricerca interiore.
Usano parole diverse, ma parlano la stessa lingua: quella dell’immagine. Sono Cinema e Arte. Espressione in movimento perpetuo l’uno, espressione colta e fissata in un solo gesto dello stesso movimento l’altra. Non c’è conflitto tra due forme artistiche che vivono d’immagine e si nutrono del desiderio di tradurre emozioni. Si compenetrano come diretta fonte ispirativa per il progetto collaborativo pittorico, grafico e di design di Oleg Shobin, Andrei Belov e Irenkova, Bazinato e Anna Aparina “The Giant Movie Affiches TOP 30” presentato da ARTPLAZ Gallery, MINSK.
OPEN uno “spazio agito” che sollecita alla riflessione e diventa esso stesso strumento cognitivo.
Nel corso dell’esposizione sarà indetta la quarta edizione del Premio Speciale Arte Laguna che sarà assegnato ad un giovane artista selezionato dalla giuria del Premio Arte Laguna. Il premio offrirà al vincitore la possibilità di figurare tra i finalisti del Premio Arte Laguna 2014 ed esporre nell’ambito del circuito organizzato dalla stessa associazione.

Redazione

Redazione

Tutto si integra nell’eterno ritorno: ciò lo sanno gli umoristi, i santi e gli innocenti. -Pier Paolo Pasolini

Leave a comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *