Alcol, una Rehab all’italiana

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di Federica Ricci

Presso il Centro Congressi Finis Africae di Senigallia (AN), dall’1 al 2 ottobre, si terrà un convegno su ‘La Residenzialità alcologica: creatività nella cura e riabilitazione’, organizzato dall’Associazione Corral (Coordinamento delle riabilitazioni residenziali alcologiche) e dalla Casa di Cura Villa Silvia con il patrocinio di Regione Marche, Provincia di Ancona e Comune di Senigallia.

L’evento rappresenta un momento di confronto tra gli operatori delle residenzialità, gli esperti, tutti i servizi presenti sul territorio, le istituzioni, i media e la cittadinanza, volto a far sì che quest’opportunità terapeutica venga riconosciuta a pieno titolo e con modalità di accesso comuni tra le risorse presenti sul territorio per costruire un percorso riabilitativo algologico condiviso.

Tra i relatori:  il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, On. Carlo Giovanardi, l’Assessore Regionale alla Sanità, Almerino Mezzolani, il Direttore Generale della Zona territoriale 4, Franco Pesaresi e il Direttore del Dipartimento per le Politiche Antidroga, dott. Giovanni Serpelloni.

Ogni anno il consumo di alcol e superalcolici a partire dalla giovane età sembra essere sempre più frequente. Secondo dati recenti 870.000 ragazzi sotto i 16 anni bevono alcolici in locali pubblici; circa un terzo dei 6.000 morti e dei 250.000 feriti nell’ultimo anno a causa di incidenti stradali sono risultati positivi al test dell’alcol. Dati allarmanti che dovrebbero farci riflettere sulla validità dei sistemi di prevenzione messi in atto.

In particolare nel nostro Paese manca un servizio adeguato per la riabilitazione e per il reinserimento nel contesto sociale degli utenti. Per questo motivo circa un anno fa il Corral (Coordinamento Residenzialità Riabilitative ALcologiche) ha deciso di mettere in rete i servizi presenti sul territorio per offrire un supporto sempre più efficiente ed efficace a chiunque abbia problemi alcol-correlati, mettendo insieme il proprio bagaglio di esperienze e di studio.

Progetto che ha visto l’affluenza di circa 2.000 persone ai servizi afferenti, dando conferma della validità della metodologia adottata secondo quanto emerso da uno studio della Facoltà di Scienze Statistiche dell’Università Bicocca di Milano.

Tra gli obiettivi preposti  dal coordinamento vi era anche quello di  individuare le caratteristiche socio-demografiche, clinico-psicologiche e la condizione alcologica della popolazione di alcolisti in degenza presso i Servizi residenziali alcologico, e di analizzare le caratteristiche dei pazienti ospedalizzati che potrebbero essere inviati a tali strutture con buon esito e di individuare i percorsi terapeutici, post dimissione e le caratteristiche dei pazienti predittivi di un futuro abbandono dell’alcol.

All’interno del Corral ciascun centro, pur mantenendo la loro originalità e autonomia, il percorso dei ricoverati nella residenzialità alcologica presenta caratteristiche molto simili, a partire da un ambiente ovviamente alcol-free e da una procedura di assesstment (accoglienza e presa in carico) standardizzata.

Infatti precedentemente al ricovero il medico incontra il paziente per conoscerlo, valutarne motivazione e coinvolgimento, spiegare i principi e i dettagli del programma terapeutico. L’intervento viene costruito in base alle caratteristiche di ciascun paziente attraverso un lavoro multidisciplinare di psichiatri, psicoterapeuti, internisti, neurologi, nel quale sono essenziali la presenza e il sostegno dei familiari.

I percorsi riabilitativi seguiti presso i Servizi residenziali (sono possibili più percorsi in parallelo) consistono innanzitutto in terapie farmacologiche (23,6%). A seguire, interventi informativo-educativi (19,2%), terapie psico-farmacologiche (11,8%), interventi psicologici di gruppo (16,9%) e individuali (13%); con minore frequenza vengono impiegate altre terapie farmacologiche e attività espressive (filmoterapia, danzaterapia, art-therapy, gruppi di narrazione). Le dimensioni dei servizi di riabilitazione alcologica residenziale variano dai 10-15 posti letto (3 centri), ai 15-20 (7), fino agli oltre 20 (3). I regimi di trattamento previsti dai servizi sono, nell’ordine: ricovero ospedaliero, ambulatorio, gruppi terapeutici-riabilitativi, day hospital. La durata complessiva della residenzialità è in dieci casi di 3-4 settimane e negli altri da una a oltre otto, ma oltre il 75% dei pazienti rimane in carico successivamente alle dimissioni per ricevere almeno uno dei servizi offerti.

Non esiste un unico intervento affrontare l’alcolismo – dichiara il professor Vittadini responsabile della riabilitazione alcologica della “Fondazione Maugeri” di Pavia – ma la terapia e la riabilitazione devono essere eseguite di una sequenza di interventi concatenati fra loro e di durata illimitata. In questo progetto a lungo-lunghissimo termine si pone in maniera sempre più autorevole la cosiddetta ‘riabilitazione residenziale a breve termine’. Ovvero di un approccio conosciuto in vari paesi del mondo ma poco noto in Italia dove la residenzialità è considerata un sinonimo di comunità terapeutica, quindi una permanenza di almeno un anno. In effetti la permanenza in tali strutture specializzate non dura di solito, meno di tre settimane e non più di dodici”. Come avviene la riabilitazione? “Questo tempo viene impiegato nello svolgimento di un programma intensivo che ha quattro scopi: mantenimento di una sicura sobrietà; focalizzazione dei problemi sia fisici sia psichici sia relazionali del soggetto con problemi alcol correlati;training riguardante i principali supporti farmacologici e psicologici per affrontare la dipendenza; costruzione di un programma post residenziale concordato con gli altri attori della riabilitazione come i SER.D, Servizi psichiatrici,Servizi sociali, Gruppi di auto aiuto quali AA e CAT, medici di famiglia, famiglia stessa e con il paziente.”

Anna Esposito

Partenopea, agnostica, grafomane appassionata di politica e di buon vino. Non correggo il caffè. Direttore editoriale di Itali@Magazine.

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