Aspettando le avanguardie la collezione di Peggy si rinnova

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di  Elisabetta Rossi

A Venezia alcune novità precedono l’apertura dell’attesa mostra che porterà dal 28 settembre alla Collezione Peggy Guggenheim i grandi nomi delle avanguardie post-impressioniste della scena parigina di fine Ottocento. peggy

In attesa che a casa di Peggy, nelle sale destinate alla mostre temporanee, arrivino Monet, Signac, Bonnard, Redon e i loro contemporanei, a Palazzo Venier dei Leoni la collezione di Peggy dà spazio a una preziosa selezione di donazioni, raramente esposte insieme ai capolavori della mecenate americana. I paracadutisti (1944) di William Baziotes, la Foca (1935) di Humphrey Jennings, un autoritratto (1937) di Rita Kernn-Larsen, un disegno Senza titolo (1939) di Roberto Sebastián Matta, Frottage (1932) di Roland Penrose, e ancora il bronzo Rilievo doppio (1999) di Arnaldo Pomodoro. Immancabili gli orecchini-opera d’arte creati per Peggy dall’astrattista Alexander Calder e dal surrealista Yves Tanguy, accanto alle fotografie che ritraggono la collezionista stessa, scatti unici di maestri come Man Ray, Gisèle Freund, André Kertész e Berenice Abbott. Rimangono in mostra oltre 40 opere della Collezione Hannelore B. e Rudolph B. Schulhof, cha dallo scorso ottobre hanno trovato dimora proprio sul Canal Grande, impreziosendo così il museo e portandolo a lambire i confini della contemporaneità.

Il giardino delle Sculture Nasher, cuore verde della Collezione, accanto ad Alberto Giacometti, Anish Kapoor, Mario Merz, Sol LeWitt, Anthony Caro, e molti altri, ospita oggi anche la monumentale scultura in marmo portoghese dell’artista americano, recentemente scomparso, Jene Highstein (1942-2013), Piede (1992).

 

Redazione

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Tutto si integra nell’eterno ritorno: ciò lo sanno gli umoristi, i santi e gli innocenti. -Pier Paolo Pasolini

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