L’amico ritrovato

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di Anna M. Corposanto

Dopo la giovane lettrice che ci ha suggerito il libro di Erich Fromm “L’arte di amare”, riceviamo la segnalazione di un altro giovane lettore, Carlo Puntone di Formia:“Mi piace la vostra rubrica anche se io non sono davvero un grande lettore di libri. Però voglio segnalare quello che mi ha fatto capire il piacere di 1Fred Uhlmanleggere. È “L’amico ritrovato” di Fred Uhlman. La mia ragazza ha insistito per costringermi a leggerlo. Siccome era un libro di poche pagine l’ho letto, però devo dire che mi è piaciuto parecchio. Forse può essere utile a chi si spaventa se vede che il libro è troppo grosso.”

Ringraziamo Carlo per la sua segnalazione, schietta e simpatica. Alcuni critici letterari ritengono che Fred Uhlman con “L’amico ritrovato” sia l’esempio di come uno scrittore possa diventare famosissimo ed essere ricordato dopo la sua morte grazie al successo di uno solo dei suoi libri. Il critico francese George Steiner ha definito questo racconto “un’opera letteraria rara”, mentre Arthur Koestler “un romanzo in miniatura”. Pubblicato nel 1971 negli Stati Uniti, narra di due ragazzi che frequentano la stessa scuola e diventano grandi amici. Uno è figlio di un medico ebreo, l’altro appartiene a una famiglia aristocratica tedesca. La loro profonda amicizia, sincera e leale, si scontra con l’ascesa del Nazismo in Germania e si conclude in modo drammatico. Ma è la fine del romanzo ad essere stupefacente: solo nelle

ultime righe, anzi direi nell’ultima parola che chiude il racconto si scopre una verità che ci lascia allibiti, turbati. “L’amico ritrovato” è uno di quei libri che consentono di vivere un’esperienza emotiva difficile da dimenticare. Nel 1989 il regista Jerry Schatzberg ha tratto dal romanzo l’omonimo film, mentre nel 2010 Ronan Wilmot ne ha fatto un’opera teatrale andata in scena con successo a Dublino.

Brani tratti da L’amico ritrovato” di Fred Uhlman, Feltrinelli editore

“Entrò nella mia vita nel febbraio del 1932 per non uscirne più. Da allora è passato più di un quarto di secolo, più di novemila giorni tediosi e senza scopo, che l’assenza della speranza ha reso tutti ugualmente vuoti – giorni e anni, molti dei quali morti come le foglie secche su un albero inaridito.
Ricordo il giorno e l’ora in cui il mio sguardo si posò per la prima volta sul ragazzo che doveva diventare la fonte della mia più grande felicità e della mia più totale disperazione. (…)”

“(…) Ho esitato un po’ prima di scrivere che “avrei dato volentieri la vita per un amico”, ma anche ora, a trent’anni di distanza, sono convinto che non si trattasse di un’esagerazione e che non solo sarei stato pronto a morire per un amico, ma l’avrei fatto quasi con gioia. (…)”

foto di Giacomo Pepe

foto di Giacomo Pepe

 

Redazione

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Tutto si integra nell’eterno ritorno: ciò lo sanno gli umoristi, i santi e gli innocenti. -Pier Paolo Pasolini

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