Il dramma della tv, un posto in prima fila

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Di Mariano Colla

I notiziari televisivi fanno ormai parte della vita corrente.

Pur distratti dalle incombenze quotidiane, l’ampio spettro di copertura oraria dei TG ci garantisce un flusso continuo di  notizie su come va il mondo.

Nella  nostra mente, giorno dopo giorno, si sedimenta  il distillato di politica, cronaca, costume, sport, etc.

Nei notiziari il comunicato è più o meno sempre la stesso, indipendentemente dalla emittente.

Ciò che cambia è la colorazione che la notizia assume, a seconda dell’orientamento politico del canale televisivo, ma una componente accomuna molte delle informazioni trasmesse.

Fateci caso, è la quantità di dramma umano somministratoci, in qualsiasi forma esso si manifesti, dall’incidente stradale, alla tragedia familiare, all’omicidio, al suicidio, al rapimento, all’uragano, all’inondazione, alla casa che crolla, a chi ruba a chi specula e così via.

Un quadro a tinte fosche, a volte alle soglie del lugubre, che sembra dipingere il mondo   come una tragica realtà. Dal canto loro  i giornali non sono da meno ma, si sa, la televisione fa maggiore presa.

Ora, nessuno nega la continua presenza di eventi negativi nella vita dell’uomo e della società, è sempre stato così, tuttavia mi chiedo perché, al di là della giusta necessità di fare cronaca e di dare il giusto risalto ai fatti, vi sia un accanimento informativo sulla notizia tragica, sul noir e,  più raramente, si dia invece spazio a quel che di buono e costruttivo accade nel mondo.

Non posso credere in uno sbilanciamento  così evidente tra le nostre disgrazie ed eventi  che siano invece portatori di una realtà che giochi a nostro favore.

Forse che l’evento positivo non fa notizia?

Vogliamo dire che  la notizia drammatica giornalisticamente paga perché alimenta emozioni,  dettate sì da un senso di partecipazione, ma, anche, e non raramente, da una perversa forma di curiosità  verso il male altrui?

Forse che la buona azione, il fatto positivo, non suscita le stesse emozioni e quindi influisce negativamente sull’audience?

Nota bene, non sto invocando la rappresentazione di un buonismo populista che abbia l’effetto di mascherare i mali del mondo, tuttaltro.

Penso che, ad onor del vero, si debbano rimarcare i  fatti e gli eventi reali che, anche nel piccolo, contribuiscono ad informare  la società che comunque qualcosa di buono accade, sempre.

Tanto è evidente la disparità che, per esempio, la trasmissione televisiva “Report”, solo al termine di una giusta e prolungata esposizione dei mali del nostro paese, dà un segnale di speranza con il servizio finale dal titolo “…e adesso la buona notizia…  “, che sembra quasi una contraddizione nel palinsesto del programma.

E’ questo un difetto solo italiano? Temo che in buona misura lo sia.

Le altre televisioni europee, tedesca, inglese, francese, per esempio, fanno sì cronaca, ma il taglio è più scarno, più obiettivo meno intriso di melanconica deriva, e l’effetto è di non lasciare lo spettatore con l’amaro in bocca.

E allora mi chiedo: che lezione dobbiamo trarre dal mondo dei media nostrani?

Dobbiamo immergerci nel flusso collettivo di questa negatività informativa, quasi compiacendoci di quanto sia grande il male comune, lasciando al nostro rapporto individuale con il mondo la ricerca non tanto del bene morale quanto del sano, del bello, del giusto, oppure dobbiamo pretendere una diversa articolazione dell’informazione che sappia dare maggiore equilibrio ai fatti che ci circondano; non solo drammi quindi, ma anche esempi di  generosità, legalità, amore, giustizia e lealtà?

L’educazione del singolo e delle masse avviene anche tramite gli esempi e quando essi depongono a nostro favore,  non devono essere trascurati.

Anna Esposito

Partenopea, agnostica, grafomane appassionata di politica e di buon vino. Non correggo il caffè. Direttore editoriale di Itali@Magazine.

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