Corriamo a leggere la vita di Stoner!

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di Anna M. Corposanto

Una delle segnalazioni più entusiaste ci arriva da Silvia Lojacono di Roma per il romanzo “Stoner”, di John E. William: “Sono una lettrice esigente! Quando un libro non mi prende oltre la decima pagina lo metto da parte. Senza ripensamenti. In questi ultimi dieci anni ne ho lasciati di libri appena aperti! E l’unico mio rimorso è stato di aver buttato i miei soldi nella spazzatura… Poi mi basta un solo libro per stoner1consolarmi, ma succede raramente, ma per fortuna mi è successo il mese scorso con il romanzo “Stoner”. Chi non l’ha ancora letto dovrebbe correre in libreria, secondo me. Perché mi è piaciuto così tanto? Intanto è scritto benissimo, anzi dovrei dire che è stato tradotto benissimo. Poi è uno di quei romanzi in cui trovi la vita, anche se nel romanzo è descritta la vita di un altro. È questa la magia della lettura, secondo me: leggendo trovi o ritrovi la vita vera, anche quella di chi conosci. E in questa identificazione rifletti, conosci, apprendi, si allargano i tuoi orizzonti. Una mia amica mi ha detto che anche a lei è successa la stessa cosa. Sono io che le ho passato questo libro e ora lo segnalo attraverso la vostra rubrica a tutti i lettori di ItaliaMagazine, perché sono convinta che mi ringrazieranno.”

Ringraziamo Silvia Lojacono che ci ha descritto con entusiasmo contagioso un libro che vale la pena di leggere e consigliare. “Stoner” di John Williams è un romanzo vicino al capolavoro letterario. Williams, statunitense, è stato un poeta e accademico, vincitore nel 1973 del premio per la narrativa National Book Award, prima della sua morte avvenuta nel 1994. Questo romanzo è stato ri-pubblicato nel 2012 dalla casa editrice Fazi, riscuotendo un successo incredibile sia di critici che di lettori. John Williams lo pubblicò per la prima volta nel 1965, ma è ormai diventato un evergreen per la sua eleganza di contenuto e di stile, per il suo spessore narrativo. Leggere pagina dopo pagina la vita di William Stoner è come sentirsi dentro il suo tempo, i suoi pensieri, i suoi gesti, le sue rinunce, i sentimenti. Anche se tutta la sua storia è in qualche modo segnata nell’incipit del romanzo, lo scrittore riesce a conquistare la nostra curiosità partecipe nel fluire del racconto, scritto con quella eleganza che fa di un libro una lettura appassionante e riflessiva. Non sintetizzeremo la trama, ma lasceremo a chi vorrà leggere “Stoner” il piacere della scoperta di questa appassionante storia, dall’inizio alla fine.

Foto di Giacomo Pepe

Foto di Giacomo Pepe

Brani tratti da “Stoner” di John Williams

“ (…) La prima settimana di giugno, nell’anno 1914, William Stoner, con altri sessanta studenti e poche studentesse, ricevette la laurea triennale in Lettere dall’Università del Missouri. Per partecipare alla cerimonia, i suoi genitori – su un carretto preso in prestito e trainato dalla giumenta grigia – si erano messi in viaggio il giorno prima, percorrendo di notte le quaranta miglia fino a Columbia. Arrivarono dai Foote appena all’alba, irrigiditi dal viaggio insonne. Stoner uscì ad accoglierli in cortile. I due lo attendevano immobili, uno accanto all’altro, nella vivida luce del mattino.

Stoner e il padre si salutarono con un’unica, veloce stretta di mano, senza guardarsi.

“Salve”, disse il padre.

Sua madre fece un cenno col capo. “Tuo padre e io siamo venuti per vederti laureato”. (…)”

“(…) Quand’era giovanissimo, Stoner pensava che l’amore fosse uno stato assoluto dell’essere a cui un uomo, se fortunato, poteva avere il privilegio di accedere. Durante la maturità, l’aveva invece liquidato come il paradiso di una falsa religione, da contemplare con scettica ironia, soave e navigato disprezzo, e vergognosa nostalgia. Arrivato alla mezza età, cominciava a capire che non era né un’illusione né uno stato di grazia: lo vedeva come una parte del divenire umano, una condizione inventata e modificata momento per momento, e giorno dopo giorno, dalla volontà, dall’intelligenza e dal cuore. (…)”

“(…) Il corpo di Katherine era lungo e delicato, soffice e selvaggio. E quando lo toccava imbarazzato, Stoner sentiva che la sua mano prendeva vita su quella carne. (…) Si accorse che, prima di allora, non aveva mai conosciuto il corpo di un altro; e capì anche che era per quel motivo che, in qualche modo, aveva sempre separato l’io delle persone dal corpo che le conteneva. E infine realizzò, con piena consapevolezza, che non aveva mai conosciuto nessuno con tanta intimità e fiducia, con il calore umano di chi si dona completamente a un altro. (…)”

 

 

Redazione

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Tutto si integra nell’eterno ritorno: ciò lo sanno gli umoristi, i santi e gli innocenti. -Pier Paolo Pasolini

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