Buon compleanno “per sempre” a Vittorio Cini, imprenditore e mecenate italiano

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di Elisabetta Rossi

La vicenda del Colosseo ha dimostrato come nel nostro Paese sia difficile e complesso per un privato intervenire nella valorizzazione e nel recupero dei nostri beni culturali. In altri Stati europei, invece, la situazione è molto differente e il mecenatismo viene incoraggiato e sostenuto con provvedimenti e interventi legislativi mirati. Basti pensare che la Germania, nel 2011, ha ricevuto dai privati circa 4 miliardi di euro, la Gran Bretagna, tra il 2009 e il 2010, 740 milioni e la Francia, nello stesso periodo, ha potuto contare su 380 milioni di euro. E noi? Secondo fonti del Ministero, gli introiti non hanno superato i 58 milioni di euro (fonte FAI).image

In occasione del 36esimo anniversario della morte (18 settembre 1977), Venezia non dimentica e celebra il conte Vittorio Cini, imprenditore, mecenate, collezionista, Senatore del Regno (1934), ministro delle Comunicazioni (marzo-luglio 1943).

L’Ateneo Veneto di Venezia, nell’anno del Bicentenario di questa Istituzione di cui Vittorio Cini fu socio per oltre 40 anni, gli intitola la Sala del Consiglio per continuare a far vivere e onorare la memoria di questo grande protagonista della vita imprenditoriale e culturale italiana.

Il 20 aprile 1951 Vittorio Cini costituì a Venezia la Fondazione Giorgio Cini in memoria del figlio morto in un incidente di volo. Il progetto di insediamento nell’isola di San Giorgio di un complesso culturale gli era stato suggerito dalla sensibilità di alcuni amici, tra i quali Nino Barbantini, che già si era fatto promotore nel 1935-1940 del ripristino del castello di Monselice (donato poi alla Fondazione nel 1971) e che divenne il primo presidente della Fondazione stessa. Cini portava così a compimento una passione che l’aveva sempre accompagnato e che si era concretizzata, oltre che nelle collezioni artistiche del suo palazzo veneziano e del castello ezzeliniano, in iniziative come quella attuata a Ferrara con la donazione del palazzo di Renata di Francia, 1942, al Comune per destinarlo “in perpetuo a scopi di educazione” (e in effetti sarà concesso in uso permanente all’Università di Ferrara) e quella della creazione dell’Istituto di Cultura “Casa Giorgio Cini”, nella casa di famiglia in via Santo Stefano, donata ai gesuiti nel 1950.

A conferma del suo animo di mecenate “imprenditore”, Vittorio Cini, anche nell’ultimo periodo della sua vita, quando comperò una casa nella campagna vicino a Roma, S. Urbano alla Caffarella, nella zona archeologica dell’Appia Pignatelli, volle restaurare filologicamente un tempietto romano – più volte ritratto da paesaggisti del settecento – che si trovava nella proprietà ed era ridotto in condizioni cadenti.

Negli ultimi anni di vita ebbe numerose onorificenze, tra le quali il cavalierato del lavoro (4 giugno 1959), l’associazione all’Académie des beaux-arts de l’Institut de France (9 ottobre 1968), il conferimento del collare del Supremo Ordine della SS. Annunziata (11 marzo 1975).

Redazione

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Tutto si integra nell’eterno ritorno: ciò lo sanno gli umoristi, i santi e gli innocenti. -Pier Paolo Pasolini

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