Ecologia del vivere: l’inferno del pianeta carceri

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Di Peppe Mariani

1383159_10201459281117645_1752897879_nL’inferno del “pianeta carceri” deve rimanere un mondo invisibile. Ma perché c’è qualcosa da nascondere?
Il Presidente della Repubblica, in questi giorni, ha inviato un messaggio alle Camere chiedendo provvedimenti urgenti per risolvere la triste situazione di sovraffollamento delle carceri italiane. Proponendo sia l’amnistia, in altre parole la rinuncia da parte dello Stato a perseguire alcuni reati, sia l’indulto, cioè un annullamento della pena.
Entrambe le soluzioni hanno scatenato un acceso dibattito sia all’interno del Parlamento, sia fuori. Si discute su quali reati includere, quali escludere, se devono riguardare Berlusconi o no… Quindi ancora una volta l’ipocrisia della classe dirigente nostrana, nasconde con operazioni irridenti ciò che, invece, è chiaro a molti, e invece di prendere il problema di “petto”, per sempre, per aprire una stagione di giustizia e di riforme, che cosa fa? Guarda ai sondaggi, a come le loro improbabili proposte o comportamenti da onorevoli disertori di Stato, potrebbero incidere sulle loro carriere ingrate e infauste. Penso che sia un dovere “umano”, informare i cittadini sulle condizioni in cui si vive nelle carceri. Ogni tanto qualche burocrate cerca di mettere il bavaglio a operazioni di trasparenza anche quando le denunce, sulle condizioni di vita dentro il pianeta “inferno” sono fatte dagli operatori penitenziari. Non a caso già ormai da un ventennio gira tra gli addetti ai lavori lo slogan: per abbattere le mura dei misteri occorre abbattere i misteri di quelle mura. Qualche tempo fa una ragazza s’impiccò mentre si trovava in stato d’ingiusta detenzione, ma prima di morire lasciò una lettera tra cui denunciava: “La galera è un posto di tortura fisica e psichica, qua non si dispone di assolutamente niente, non si può decidere a che ora alzarsi, che cosa mangiare, con chi parlare, chi incontrare, a che ora vedere il sole. Per tutto bisogna fare una “domandina”, anche per leggere un libro. Rumore di chiavi, di cancelli che si aprono e si chiudono, voci che non dicono niente, voci che fanno eco in questi corridoi freddi, scarpe di gomma per non fare rumore ed essere spiati nei momenti meno pensati, la luce di una pila che la sera controlla il tuo sonno, posta controllata, parole vietate”.
Inchiesta-carcerePurtroppo questo triste destino riguarda molte persone detenute, alcune statistiche dicono che i suicidi tra i detenuti sono 17 volte più frequenti rispetto alla media della popolazione italiana; quest’anno siamo già arrivati, alla data del 17 ottobre 2013 a 42, e dal 2010 invece il totale è di 794 suicidi. Una mattanza! Lo stesso destino, è riservato anche agli operatori penitenziari, anch’essi abbandonati a se stessi, con mille problemi, drammi, incombenze, turni e sottodimensionamento da affrontare tutti i giorni dell’anno, feste comprese. I rappresentanti degli agenti penitenziari denunciano, che non si conoscono ricerche in quest’ambito, forse per colpa dei tabù culturali che ostacolano l’analisi del problema, tanto che ancora oggi è difficile quantificare il numero dei suicidi e dei tentati suicidi tra gli appartenenti alle forze di polizia e compararne i dati con la popolazione di riferimento, ma dal 2000 si parla di circa 100 di dipendenti dell’amministrazione penitenziaria che si sono tolti la vita. Un’altra mattanza!
Che l’Italia viola i diritti dei detenuti, tenendoli in celle dove hanno a disposizione meno di 3 metri quadrati, non siamo noi a dirlo, ma anche la Corte europea dei diritti umani di Strasburgo che ha condannato l’Italia per trattamento inumano e degradante e ha costretto a pagare l’Italia delle tasse e dei sacrifici, multe salatissime, per danni morali. E considerato, che vogliamo rimanere in buona compagnia, allora, a queste denunce aggiungiamo quella del Presidente della Repubblica Napolitano che afferma: «La sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo rappresenta un nuovo grave richiamo per l’Italia…una mortificante conferma dell’incapacità del nostro Stato a garantire i diritti elementari dei reclusi in attesa di giudizio e in esecuzione di pena». Quella del Guardasigilli: «Sono profondamente avvilita ma purtroppo l’odierna condanna della Corte europea dei diritti dell’uomo non mi stupisce…c’era da aspettarselo!». Anche l’Associazione nazionale magistrati interviene sulla sentenza. E spiega che l’emergenza carceraria è una «assoluta priorità» che il nuovo Parlamento dovrà affrontare. E allora?
Io penso, che una cartina al tornasole per capire quanto sia grave l’emergenza è sentire o vedere gli operatori penitenziari nella loro quotidianità. Il personale deve rinunciare ai diritti elementari e sottoporsi a turni massacranti per reggere la baracca. Poi ci sono le storie incredibili di vita di detenuti e detenute gettati dentro questo girone dantesco che potrebbe contenere 41 mila unità, ma è, invece popolato da 60 mila dannati. La violazione quotidiana, di leggi e della nostra Costituzione, riguardo alla restrizione dei diritti alla salute, alla prevenzione, e il venir meno dell’accesso alle pene alternative e ai percorsi di reinserimento. Poi ci sono le storie di famiglie e minori coinvolti in queste tragedie, anche se assolutamente estranei e inconsapevoli, che porteranno i segni per tutta la vita con conseguenze difficili da prevedere e valutare. E poi ci sono le denunce e le visite fatte dal sottoscritto, per far comprendere fatti, soluzioni e brutture, cadute nell’indifferenza più odiosa da questi farisei.
Parlo con cuore stretto in una morsa di rabbia, perché questa è una vicenda tristissima, che alimenta sempre più sentimenti di indignazione e frustrazione nei confronti di un sistema che non funziona più nemmeno ai livelli minimi di sicurezza e ai livelli minimi di civiltà sia per la popolazione detenuta sia per gli operatori penitenziari. La questione penitenziaria, nella sua drammaticità’, è anche una questione morale. Per i tanti sprechi, però bloccano il turnover e il pagamento degli straordinari. Per l’incapacità di risolvere ogni problema che è posto all’attenzione dei nostri disertori di Stato. Per l’indecenza delle strutture. Per il degrado degli ambienti. Per i rischi igienico-sanitari. E’ forse il caso di approfondire e investigare? Noi diremmo anche di risolvere. Invece nulla. Tutto è rimesso alla sola buona volontà e alle capacità del personale volontario e non. Si continuano ad ammassare persone in spazi che non ci sono. Spesso le denunce dei rappresentanti sindacali degli operatori penitenziari non cadono solo nel vuoto ma ricevono “l’invito” dai burocrati a non allarmare. In fondo, penso che sia un dovere civico e umano oltre che istituzionale, informare sulla grave realtà, nel tentativo di scuotere le coscienze, la società, la stampa, e i nostri disertori politici, che ogni tanto, con il codazzo di gente a seguito e con eserciti di giornalisti fanno la visitina “ di forma” per poi rimanere atterriti, ma solo per un giorno! Tutto rimane ovattato nell’indifferenza e i drammi quotidiani continuano a consumarsi all’interno di quelle mura che sempre più sono il confine tra civiltà e inciviltà. E allora cari disertori onorevoli, vergognatevi e muovetevi!

Stefania Taruffi

Stefania Taruffi

Laureata in Lingue, co-fondatrice di Itali@Magazine. "Fare cultura" è la sua passione.

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