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Busi riscrive Boccaccio

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di Chiara Piotto

Sulla copertina del Decamerone edizione BUR il nome di Giovanni Boccaccio ha la stessa taglia di quello di Aldo Busi. Uno sopra l’altro, parrebbero messi in quell’ordine per pura regola alfabetica. Il fatto il primo stia festeggiando i duecento anni mentre l’altro va per i sessantasei rende l’ipotesi di una collaborazione impensabile: ma la realtà non è molto distante.aldo-busi

Busi ha tradotto il Decameron, dall’italiano boccaccesco –il famigerato fiorentino colto trecentesco, padre dell’italiano “standard” – all’italiano “neo-standard”. Un’opera a quattro mani per la quale Busi non ha dovuto confrontarsi con l’opinione del coautore, ma fronteggiare la sua tradizione settecentenaria.

Della riscrittura dell’opera maestra di una delle Tre Corone italiane si è parlato molto: un po’ per l’arditezza dell’iniziativa e un po’ per chi se ne è incaricato, uno scrittore oltre che traduttore e showman su cui le polemiche non si sono mai sprecate. Eppure Busi ha sempre difeso la sua iniziativa con sfrontatezza, modellando per i giornalisti la parlata spontanea e provocatoria che lo contraddistingue. In un’intervista apparsa sul Venerdì di Repubblica, lo scrittore ha motivato la traduzione come necessità per restituire al Decameron l’intento originario, quello di fare ridere il lettore; cosa ormai impensabile visto il mutamento avvenuto nella lingua in questi secoli e il conseguente impoverimento del vocabolario medio, a proposito del quale Busi ha aggiunto: “e se alcuni perdono il significato di espressioni linguistiche, saranno pure cazzi loro o no? Non faccio alcun moralismo da classe privilegiata”.

Ma il caso del Decamerone non è isolato: Bur ha incaricato altri studiosi di tradurre in chiave contemporanea pezzi grossi della letteratura nostrana giudicati troppo vintage; è il caso delle Ultime Lettere di Jacopo Ortis di Sebastiano Mondadori e del Principe a cura di Martina di Febo, che pure Busi aveva giudicato “ancora comprensibile”.

Così non sarebbe per il Decameron originale; a detta di BUR, la nuova opera “conserva il ritmo serrato dell’originale, ma in una lingua moderna, agile, godibile e accessibile a tutti. Scevri da ogni intento moralistico e ogni fronzolo letterario, gli intrighi, le avventure, le beffe e i personaggi del nuovo Decamerone acquistano così un sapore più sciolto e più vicino al gusto moderno”. Inevitabilmente però una simile innovazione ha risvegliato lo spirito critico di linguisti e studiosi, così come dei lettori in generale: accuse di deturpamento, di mercificazione dei capolavori e di insensibilità nazionale sono giunti da varie porte.

Il giudizio definitivo – se mai se ne formerà uno – è comunque ancora lungo a formarsi; confrontarsi con quest’iniziativa letteraria non sembra in generale una necessità primaria per tutti gli studiosi del settore. Vista da alcuni come una mera trovata commerciale, l’opera incontra invece il giudizio positivo del Professore Mauro Tulli, Direttore del Dipartimento di Filologia, Letteratura e Linguistica all’Università di Pisa, che lo accosta al lavoro di Pasolini: “il risultato che giunge da Busi mi sembra lodevole: “traduzione” ad esempio simile, per genere, al testo che Pasolini offre per la produzione classica”.

La pubblicazione è diventata anche argomento di discussione tra gli studenti delle facoltà umanistiche; si roteano gli occhi e alzano sopracciglia, ma la questione è avvertita comunque come di comune interesse. La riflessione ampiamente condivisa in seno alle facoltà è che l’operazione sia legittima purchè rispetti il testo senza stravolgerne fino allo snaturamento giochi di parole e situazioni comiche. Quando però si tratta di valutarne l’impatto accademico, l’opinione è netta: “Penso che la traduzione di Busi verrà snobbata dagli accademici – argomenta Marco Rizzo, studente al terzo anno di lettere moderne all’Università di Pisa –  Tutto sommato giustamente. Se il lettore comune ha il diritto di leggere comodamente il suo libro con il genuino intento di fare una lettura piacevole e divertente senza complicazioni di sorta, questo non lo può pretendere a mio avviso uno studente di Lettere. Al di fuori della cerchia universitaria penso invece che la traduzione di Busi potrebbe avere un buon successo, anche perché lo stesso Busi ha una buona vena polemica, provocatoria e antiaccademica, tutti elementi che in fase di lancio di un libro fanno andare bene le vendite”.

Quello della mera trovata commerciale è dunque un ronzio che risuona di orecchio in orecchio; resta inoltre l’impressione che nessuno correrebbe a comprare il Decameron – benchè tradotto in “slang” moderno – se non un appassionato della letteratura che potrebbe apprezzarlo altrettanto in lingua originale.
Ora come ora Busi si piazza nella classifica di vendita Amazon al 18.058esimo posto, con una sola recensione. E’ quella di uno studioso straniero, che avverte i colleghi “these are not Boccaccio’s actual words and spellings”. D’altro canto, loro saranno comunque critici più permissivi: l’hanno sempre letto tradotto e a giudicare dal successo internazionale, così male non dev’essere.

 

 

 

 

Redazione

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Tutto si integra nell’eterno ritorno: ciò lo sanno gli umoristi, i santi e gli innocenti. -Pier Paolo Pasolini

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