Filomena Di Gennaro: la vita che lotta contro la violenza

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di Maria Rosaria De Simone

Filomena Di Gennaro. La sua storia è già stata raccontata su questo magazine ed ha avuto una risonanza davvero forte, suscitando interesse, curiosità e soprattutto rabbia e desiderio di voler frenare la violenza di genere. Filomena, da quella intervista, ha richiamato l’attenzione di tanti, è stata contattata anche da testate giornalistiche importanti e non smette mai di prestare la sua voce e la sua storia per sostenere ed aiutare chi è vittima di stalking.

Nel 2006, quando la sua vita sembrava avviata verso la realizzazione di tanti desideri, non ultimo il fatto di divenire maresciallo dei carabinieri, il suo ex fidanzato, in preda a gelosia morbosa, le sparò, vuotandole il caricatore addosso. Filomena si salvò per miracolo, ma da allora vive sulla sedia a rotelle. Al suo fianco c’è il marito, Peter Forconi Pace, il carabiniere che le salvò la vita.

La incontro per una intervista.

Filomena, vedo che dall’ultima intervista, due anni fa sono cambiate tante cose nella tua esistenza. Ti va di raccontarcelo?

“Sì! Quest’ultimo periodo è stato caratterizzato da importanti cambiamenti, che hanno interessato sia la mia vita privata sia quella professionale. A gennaio dello scorso anno sono nati i miei due fantastici gemellini, Gabriel e Samuel, una gioia filomena di gennaroindescrivibile, un positivo stravolgimento di ogni equilibrio quotidiano ed insieme il coronamento di un desiderio per tanto tempo sospirato ed inseguito: quello di diventare mamma, senza pensare alle barriere, senza barriere, né fisiche – superandole tutti i giorni in ogni istante – né mentali, con il proponimento di dare ai miei figli tutto quello che una madre può in cuor suo donargli in termini di amore, educazione, sostegno e vicinanza. Nella sfera professionale è intervenuta una gradita proposta di collaborazione per lo staff dell’Assessore alla “Qualità della vita, Sport e Benessere” per il Comune di Roma: ho accettato con vero entusiasmo, credo che potrà essere un’esperienza molto stimolante e soprattutto utile per investire le mie energie verso obiettivi concreti”.

Non ti hanno mai più richiamato a lavorare nell’Arma dei Carabinieri, come desideravi?

“Nell’Arma dei Carabinieri, purtroppo, non potrò mai più lavorare, almeno fin quando la legge attuale per l’argomento sarà vigente. Ho tentato nel tempo di chiedere di lavorare per l’Arma dei Carabinieri, da civile, ad esempio, da psicologa: lo chiesi tramite un ricorso al Ministero della Difesa, lo chiesi scrivendo lettere a vari esponenti politici degli ultimi Governi (Presidente della Repubblica Napolitano, Presidente del Consiglio Berlusconi, Ministro della Difesa La Russa, poi Di Paola tramite il Sottosegretario Magri, al Ministro della Giustizia Alfano, On. Fini, etc.); purtroppo nel primo caso il Ministero della Difesa ed il TAR Lazio mi negarono il passaggio ai ruoli civili dell’Amministrazione Difesa (trovandomi anche “condannata” a rifondere le spese processuali al TAR), negli altri casi le solite promesse, tanti messaggi di solidarietà, mai un cenno concreto di indirizzo, di orientamento di soluzione. Avrei desiderato mettermi a disposizione quale psicologa, come dipendente civile del Ministero della Difesa, magari nel team che tratta i reati di stalking nell’Arma dei Carabinieri, tra i Carabinieri, con i Carabinieri, ameno per avere l’illusione di non aver perso per sempre quella divisa di dosso, quell’uniforme che fin da bambina ho sempre sognato; purtroppo, ad oggi, sembra che una vittima di stalking, una delle poche rare sopravvissute, che potrebbe offrire aiuto contribuendo con la propria esperienza personale, vissuta sulla pelle, sembra proprio che non sia utile…. Se oggi ho un lavoro, posso affermare di non averlo ottenuto grazie alle Istituzioni, ma soltanto grazie a generose iniziative personali di privati cittadini, che meglio hanno saputo dar concretezza a quella solidarietà che nei miei confronti lo Stato ha solo pubblicizzato senza mai riempire di contenuti.”

Da pochi mesi, dunque, fai parte dello staff esterno di Luca Pancalli, assessore alla Qualità della vita, Sport e Benessere per la città di Roma. Di cosa ti occupi di preciso?

“Mi occupo di progetti finalizzati a rendere migliore la qualità della vita quotidiana dei cittadini della Capitale, con un taglio precipuamente indirizzato a chi, come me, sopporta il disagio di una disabilità in un Paese e, più in particolare, in una città in cui tardano e fanno fatica ad affermarsi i più basilari principi di buona educazione civica e di piena integrazione dei diversamente abili. La mia formazione di psicologa mi aiuterà ad interpretare meglio lo stato d’animo ed i coinvolgimenti che provano cittadini in difficoltà di fronte all’indifferenza e, ancor peggio, alla discriminazione di opere e servizi ancora mai pensati per tutti i romani, ma solo per quelli “sani” (trasporti, edifici e servizi pubblici, opere urbanistiche, viabilità, attività ricreative e tempo libero, etc.)”.

Un lavoro importante. Sono molte le persone che vivono nei disagi di una città così indietro per quanto concerne le barriere architettoniche. Quanto è indietro Roma e cosa occorre fare?

“Roma è una città molto grande, forse troppo grande. E quando il territorio in esame è troppo dispersivo, è difficile intervenire, ma, ancor di più, è difficile controllare, perché è inutile attuare provvedimenti, pensare a soluzioni, anche adeguate ed aderenti alle necessità, se poi non c’è modo di creare la giusta rete di controlli, affinché sia garantita la corretta esecuzione ed il dovuto rispetto di quanto introdotto a garanzia di alcune fasce di destinatari – basti pensare all’abuso che tanta parte di cittadini attua con il cosiddetto “pass disabili”, quasi sempre rilasciato ad un parente e non di diretta proprietà (dovrebbe essere strettamente personale!), con il quale percorrere strade preferenziali e parcheggiare, spesso in malo modo, in quegli spazi pensati per chi ha davvero bisogno di utilizzarli. Occorre pertanto pensare di più e pensare meglio non soltanto a ciò che serve al cittadino, con o senza disabilità, ma a come far sì che sia tutelato nei suoi diritti e nelle sue esigenze, garantendogli che tutto quello che gli spetta gli sia anche difeso e preservato da chi né ha le competenze, limitando nel contempo i soprusi, le prepotenze e gli abusi a loro danno”.

Filomena, due anni fa, al termine dell’intervista dicesti che eri comunque arrabbiata, perché non esiste quasi tutela per le vittime di violenza, perché coloro che si macchiano di azioni efferate, non vengono puniti con una giusta pena. Qualcosa è cambiato, a tuo parere?

“Sostanzialmente non è cambiato niente. Le leggi “anti-stalking” sono diventate sì più severe ed in certi versi hanno introdotto innovazioni più efficaci sotto un profilo di interventi preventivi, ma siamo a mio parere ancora lontani dall’assistere ad un atto di reale volontà del Governo di arginare il fenomeno, perché, alla fine, quando le pene comminate, tuttora irrisorie anche per i reati più gravi – lesioni gravissime, tentato omicidio ed omicidio, non vengono scontate appieno e totalmente in stato di reclusione, anzi vengono solo scontate, cioè abbreviate, ridotte, commutate con permessi, buona condotta, indulto, affidamenti ai servizi sociali e chi più ne ha più ne metta, come si può pensare che sia stato realizzato un vero deterrente? Come si può credere che la “paura della pena” sia efficace, che sia realmente dissuasiva, se la pena non c’è?”

La tua professione è quella di psicologa. Ti occupi anche di vittime di violenza?

“Ad oggi, tramite il mio impegno in consulenze di tipo psicologico, non mi è ancora capitato di assistere direttamente vittime di stalking; lo farei molto volentieri. Per questo lo faccio tramite i media e partecipando a tutte le conferenze – promosse da università, associazioni, istituzioni – in cui il tema sia quello della violenza. Il mio desiderio è quello di considerarmi a disposizione di chi ha bisogno di aiuto, soprattutto in quella delicata fase in cui si sottovalutano segnali importanti del presunto stalker e che possono nascondere l’insorgere di quella violenza che spesso culmina in efferati reati. Mi piacerebbe dedicarmi a questo in modo più “strutturato”, in modo da poter offrire un contributo efficace sostenuto dalla mia esperienza personale”.

Cosa si prova a svolgere una professione così importante per un sostegno psicologico alle vittime di qualsiasi genere, dopo essere stata tu stessa vittima?

“E’ qualcosa che sento dentro, mi rende contenta perché mi sento utile, ancora utile, per chi in quel momento manifesta un disagio, un bisogno, una sofferenza che spesso non è compresa da molti, anche dalle persone più vicine, anzi, alle volte è sminuita o del tutto trascurata; inoltre rappresenta una sorta di riscatto da me stessa, per mettere a disposizione di altri ciò che al tempo sottovalutai io pagandone le conseguenze.”

E le tue pazienti, come reagiscono di fronte alla tua esperienza così forte?

“Beh, il feedback che raccolgo è positivo, in prima battuta se non altro perché deve essere un bell’impatto trovarsi di fronte una persona alla quale stai andando a chiedere aiuto, sostegno, conforto e la trovi su una sedia a rotelle… In parte si stabilisce così, già da subito, una buona connessione, perché i “pazienti” si sentono compresi  e capiti, magari per problemi che già dal primo momento possono ricondurre e ridimensionare ad una gravità minore di quella che provavano un minuto prima di entrare nello studio medico”.

So che hai vari progetti per aiutare in maniera pratica le vittime di violenza. Ce ne puoi parlare?

“Sto pensando a vari livelli di intervento: preventivo, con campagne di informazione reale, condotte da chi ha esperienza in prima persona nel settore, con corsi di auto-difesa e difesa personale, non solo a livello fisico, ma anche psicologico, per “allenare” le potenziali vittime a non sottovalutare alcun segnale o campanello d’allarme; di sostegno e supporto alle vittime, che purtroppo hanno già subìto violenze, con iniziative di “ascolto”, di gruppi di “auto-aiuto”, ma anche, nei casi più difficili ad esempio, con attività di consulenza online, nel caso ci si imbatta in una naturale e comprensibile ritrosìa della vittima al confronto, all’esposizione, frequente nei primi periodi dopo il trauma”.

Sei dunque in una fase di grande vitalità ed entusiasmo. Tanti cambiamenti da due anni a questa parte in ogni direzione, nella vita privata e in quella lavorativa. Dove desideri arrivare?

“Non lo so, per ora non mi pongo obiettivi specifici; ho imparato sulla pelle che la vita ti può cambiare in cinque minuti, stravolta per sempre da qualcosa che non attiene alla tua volontà e che ti strappa i sogni che tieni stretti tra le mani. Voglio per adesso mettermi in discussione giorno dopo giorno, voglio essere utile oggi, non soltanto lavorare per esserlo domani, ma arrivare a nuovi traguardi raccogliendo giorno dopo giorno il bilancio del mio impegno quotidiano, perché non risparmierò energie ed entusiasmo nella convinzione che anche chi può leggere questa intervista può credere che le potrei essere utile oggi stesso nel comprendere il suo disagio, la sua difficoltà”.

Filomena, nonostante tutto stai combattendo con le unghie e con i denti e cerchi di avere una visione positiva della vita. Puoi lanciare dalla pagina di questo magazine un incoraggiamento per quelle tante donne che vivono nel silenzio il dramma della violenza e non vedono vie d’uscita?

“La vita vale la pena di esser vissuta. Sempre. Non sprechiamola, non lasciamocela scivolare addosso, non doniamola a chi non la merita. Spesso è difficile, talvolta lo crediamo impossibile, che dopo tutto quello che ci sta capitando di negativo ci possa essere davvero la meritata serenità, la luce dopo un periodo buio; c’è! Questa luce c’è, esiste! Si rivela e si presenta in tanti modi diversi, uno per ogni vita individuale, ma c’è! E proprio in quei momenti in cui non ci è possibile traguardarla, è necessario rivolgersi a chi ci può e vuole offrire aiuto, confidandosi, confrontandosi, denunciando, parlandone. Questo l’unico atto di vero coraggio che bisogna affrontare, difficile, me ne rendo conto, ma non insormontabile; il resto poi verrà tutto più facilmente.”

Grazie a Filomena Di Gennaro. Una grande donna. Che insegna il coraggio e la forza del vivere.

Redazione

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Tutto si integra nell’eterno ritorno: ciò lo sanno gli umoristi, i santi e gli innocenti. -Pier Paolo Pasolini

One Comment

  1. Luciano Anelli
    27 ottobre 2013

    Che gran bel esempio ! Posterò questo articolo nel mio gruppo di facebook “valorizzare i generi nella differenza”. citerò questo caso e Filomena nei miei vari interventi nei diversi convegni in cui sono chiamato a parlare di violenza su donne e minori, di Leadership femminile o più in generale diCultura femminile. Non ho subito violenza, almeno come la si intende generalemente, anche se penso che ognuno di noi , nella sua vita, qualche atto di violenza lo ha subito, quantomeno psicologica ! Molte vittime mi scrivono su fb forse perchè vedono in me un attivista sincero e convinto nell’affrontare l’argomento, in quanto consapevolmente uomo ! La mia attività, ormai qualsi totalizzante, è documentare, condividere e divulgare la “Cultura femminile” , in tutte le sue sfaccettature, per faarla uscire dall’invisibilità in cui l’ha relegata la società maschilista. Mi farebbe piacere dialogare con filomena, ma ancor di più indicando il suo apporto a chi, su Roma (penso solo su Roma ?) voglia creare eventi sul tema, perchè sia un evidesi può uscire (anche se mai completamente) o si può evitare (che è meglio). Magari organizzando incontri nelle scuole, perchè da lì che bisogna partire per divulgare il concetto basilare di pari dignità ! ciao

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