Nicolas Vaporidis porta ‘Lo sfascio’ al Teatro Umberto di Roma

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di Eleonora Quadrana

Teatro Umberto, uno dei teatri più conosciuti e più centrali della nostra splendida capitale, nove di sera, e una folla trepidante, tra cui molti volti noti, in attesa di gustarsi “Lo sfascio”.

Lo spettacolo, che debuttando il 29 ottobre ’13 andrà in scena fino al 17 novembre ’13, con la regia doppia affidata a Gianni Clementi, anche autore del testo, e Saverio Di Biagio, regista fino ad oggi prettamente cinematografico, e la produzione affidata al giovanissimo Simone Giacomini, di soli 26 anni. lo-sfascio-448x640

La storia è ambientata nella Roma malfamata degli anni ’70, a tal riguardo molto appropriati i costumi, e come suggerisce il titolo, l’unico scenario è  uno “sfascio”, termine con il quale in romanesco si indica lo sfasciacarrozze.

Questo luogo, non ha solo il compito di fare da sfondo alla scena, ma è metafora del degrado e del bisogno di rottamazione dei personaggi che lo abitano.

In primis Fosco, interpretato magistralmente da Alessio Di Clemente, titolare dello sfascio, un uomo con una particolare propensione per la violenza, che esercita soprattutto nei confronti delle donne, prima fra tutte sue moglie Katia, Jennifer Mischiati. L’attrice è stata scelta dopo un lungo casting tra 140 attrici, e nonostante il pubblico italiano non abbia avuto molte possibilità di vederla recitare, se non nel film “The Tourist” accanto a Johnny Depp, la sua esperienza teatrale statunitense si manifesta sin dalle prime battute.

Fosco giustifica i tradimenti e le mancanze di affetto e di sostegno nei confronti della moglie con una tipica frase maschile «Ti faccio mancare qualcosa io? No, e allora di cosa ti lamenti?». Mentre Katia innamorata del marito fino all’ultima scena, cerca da questo disperatamente attenzione e considerazione. Il maschilismo, tipico di quegli anni, dove tutto stava per cambiare, Fosco lo manifesta anche nei confronti di una delle sue amanti, la donna bionda, sempre Jennifer Mischiati, con cui il rapporto si consuma in modo violento sotto gli occhi curiosi e quasi infantili del fratello di Fosco, Manlio.

Ad interpretare questo personaggio Augusto Fornari, perfetto e molto credibile nella parte, Manlio soffre di un grave disturbo psichico, che fa di lui forse l’unico elemento comico di una storia irreverente e forte. Inoltre, nonostante la sua malattia, troviamo in Manlio il personaggio più sensibile e forse più cosciente delle gravità delle azioni che si svolgono, poiché è l’unico a prendere coscienza della grave colpa di cui si è macchiato.

Nicolas Vaporidis, invece è Luciano detto Dieci lire, un giovane cocainomane, che pur di continuare a drogarsi e poco disposto a un lavoro legale, mette da parte tutto il suo orgoglio e si in cammina prima verso la prostituzioni maschile, poi, non riuscendo, cede alla folle e pericolosa proposta di Fosco e di Ugo, Riccardo De Filippis, di rapinare una gioielleria.

Questa rapina e il tentativo di liberarsi da tutte le prove rivoluzionerà i rapporti di forza tra i personaggi, e l’ultima scena aprirà finalmente uno spiraglio di speranza, una vita nasce miracolosamente, e qualcosa di meglio l’aspetta.

 

Redazione

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Tutto si integra nell’eterno ritorno: ciò lo sanno gli umoristi, i santi e gli innocenti. -Pier Paolo Pasolini

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