La forza della rinascita: Eleonora Giovannini

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di Maria Rosaria De Simone

Comincia ormai ad essere abbastanza chiaro che molte sono le donne intorno a noi che vivono in silenzio il dramma della violenza, nell’impossibilità di potersi affrancare da sole da una vita di dolore e sottomissione, dove l’amore e la dolcezza sono parole vuote e sconosciute.
Per questo motivo, il nostro magazine, cerca di proporre storie in cui tale silenzio, che nulla reca di buono in sé, viene rotto da donne che hanno trovato la forza e il coraggio di combattere contro tutto e tutti, pur di ritrovare una esistenza dignitosa e pur di poter assaggiare una porzione di quella  felicità che era stata loro preclusa.

Incontriamo dunque una donna che ce l’ha fatta. Una scrittrice: Eleonora Giovannini. mg_4401Molti l’avranno conosciuta attraverso i mass media, come ospite di trasmissioni televisive che affrontano la tematica della violenza di genere. Una persona minuta, aggraziata, che trasmette dolcezza e che racconta la sua storia drammatica con lucidità e semplicità.

Eleonora, Lei è stata vittima di stalking. Può brevemente raccontare la sua esperienza?

Raccontarmi per me è sempre un lavorone, non tanto perché -come tutti sostengono- fa male rivangare il passato . Non sento tormentoso ripercorrere le tappe di questa vicenda, quanto terapeutico. Ciò che conta è condire il tutto, non con un puro sfogo rabbioso, bensì attraverso messaggi propositivi e sani. La mia storia parte da lontano. Da un’infanzia carica di solitudine e abbandoni. Un’adozione a 7 anni. Il ritrovo dei miei genitori naturali dopo tanto tempo. Tutti aspetti ben noti al mio stalker che ha saputo scegliermi e serrarmi già debole nella sua maglia di controllo e dominio. Non è stata la sua prepotenza a logorarmi, ma il suo lento e progressivo ricamo di vuoto, dentro e intorno a me. Un cumulo crescente di isolamento, di morte pulsante e costante. Fino ad un sonno dell’io dove non percepivo più nemmeno la sofferenza. Quando mi ha minacciata di morte con una pistola alla tempia, nella sua arrogante divisa da carabiniere, io ero già una donna finita.

 Dove ha trovato la forza di reagire ad una storia che sembrava destinata a relegarla in una situazione drammatica e che non ha trovato una giustizia processuale?

Sapere, riconoscere la mia condizione, è stato il primo input per uscirne. Inoltre lo spettro di mia figlia che non cresceva ed una naturale inclinazione alla voglia di vivere, mi hanno spinta ad agire e a risalire. Non ultimo la scrittura, questo dialogo tra il buio e la luce, mi ha permesso, anche inconsapevolmente, di nutrirmi di “altro” e di trasformare la mia stanza in una spiaggia.

 Quanto ha contato nel suo percorso di rinascita la fede?

La fede non ha contato granché. Ero ben lontana da Dio in quegli anni, anche se in forma latente lo vivevo per mia stessa natura attraverso la poesia e l’arte. Dio però lo si scopre amando e per saper amare occorre prima capire il dolore. Elevarlo a canto. Trarne gioia.

Ha avuto al suo fianco persone che l’hanno aiutata e sostenuta o, al contrario che hanno tentato di frenare questa sua corsa verso la libertà?

No. Nessuno mi ha aiutata. Al contrario non sono stata nemmeno creduta. La mia famiglia era addirittura solidale con lui. Questo fenomeno è scontato. Lo stalker manipola. Diffama. Plagia abilmente il mondo intero. Soltanto più tardi esplode inevitabilmente nella sua reale identità. A quel punto la vittima ha già fatto il suo percorso di rinascita o di morte.

Quando ha capito di avercela fatta, quando ha compreso di aver ritrovato amore e stima verso se stessa?

Di avercela fatta lo scopro ogni volta che mi sento felice. Tutti i giorni. Riassaporo sempre il mio passato. Non lo sgancio mai dal presente. Una vittima vincente non deve dimenticare, ma guardare. Essere vigile e serena. Deve “dare” . Brillare come il sole. Non imbruttirsi in sublimazioni e assopimenti. Chi ha sofferto ha diritto di essere felice, però ha il dovere di trasmettere ed espandere la propria rinascita.

Una donna che torna ad amarsi quali gesti quotidiani ritrova di gratificazione personale? Forse la cura per il proprio corpo e la propria anima, o che altro?

La cura per il corpo fa parte del rinnovamento iniziale. Si ha bisogno di permettersi il lusso di volersi bene. L’autostima vera però supera quell’inevitabile e giustificato momento di narcisismo. Noi vittime ad un certo punto risultiamo antipatiche, perché la gente interpreta come aggressività e protagonismo certe fasi psicologiche legate ad una ricostruzione di una perduta identità. Il traguardo finale è proprio la capacità di fondersi nel  quotidiano senza il desiderio di emergere. Io mi nascondo come un fiore di montagna. È meraviglioso.

Lei è una scrittrice, conosciuta per il suo libro-testimonianza “Stop”, in cui racconta il suo percorso di rinascita dalla violenza subita. La scrittura in Lei, nasce dunque come forza di reazione o la coltivava da sempre?

Scrivo da quando so di respirare. Non coltivo la scrittura. È lei che vuole me. La denuncerò per stalking. Questo è certo.

Cosa Le scrivono  o  Le dicono le donne a cui lei si rivolge e che hanno letto il suo libro?

Le donne che hanno letto “Stop” mi ringraziano. Sono in molte a vivere il pathos del coraggio. Questo mi piace.

Di Lei si sa che la grande poetessa Alda Merini Le era molto  affezionata e la stimava per il suo stile e la sua scrittura. Cosa le diceva?

Alda è una donna che conosceva e riconosceva il dolore. È stata buona e generosa con me. L’ho amata come un barbone ama la sua panchina. alda-merini-ed-eleonora

Come ha conosciuto la poetessa?

Ho conosciuto Alda al telefono e di seguito a casa sua la domenica. Mangiavo con lei il gelato. Vivevo il suo caos. Il suo pianoforte imbevuto di fumo e poesia. Le infilavo le calze. Ci litigavo. Ascoltavo le sue telefonate col Mollica. Fumavo passivamente le sue sigarette senza filtro.
L’ho salutata in ospedale poco prima che morisse.

Ha un particolare ricordo di lei che può condividere con i lettori di Itali@magazine?

Di lei ho un maglione bianco che mi regalò a Natale. Grande di due taglie! E degli inediti che conservo gelosamente. Ma il ricordo più dolce è l’amicizia che lei ha voluto donarmi di sua figlia Barbara. Una creatura di vento, una foglia d’autunno ancora impigliata nel mio albero primaverile.

Uno dei suoi versi preferiti?

“A me piaccion le cose bestemmiate leggere”. Questa era Alda.

Ed uno dei versi che Alda Merini ammirava tra quelli di Eleonora Giovannini?

Dei miei scritti lei prediligeva “La casa degli elfi”, un componimento poetico dal quale aveva estrapolato un verso a suo dire molto bello: “i vecchi, con il loro bastone di carne”.

Eleonora, Lei ha a cuore anche l’infanzia. Sappiamo che ha aperto un asilo nido, il primo in Italia ad essere dotato di telecamere. Dove nasce questo suo amore per l’infanzia?

“Il nido di Eleonora”. Così si chiama. In verità a suggerirmi questo titolo è stato un mio amico. In effetti è un mio parto d’amore. Perché l’infanzia va curata. Lo so anche per esperienza. Un bambino amato è un adulto capace di amare. A Falconara, nella provincia di Ancona, sta crescendo questo progetto al quale intendo dedicare tutta la mia vita.

L’ultimo libro che ha scritto?

Dopo “Stop” ho scritto “cercando Caterina”, un romanzo che evidenzia il tema dell’emarginazione. E “Nei secoli infedele”, che spiega cosa sia la corruzione. Un tema affrontato anche in modo correlato al fenomeno della violenza.

Lo scrittore o scrittrice che ama di più?

Amo profondamente Italo Calvino. Avventuroso e melanconico.

Perché, secondo Lei, nonostante cresca, giustamente, il numero degli scrittori, la gente legge talmente poco che tante librerie rischiano di chiudere e la maggior parte degli scrittori ha guadagni irrisori?

Perché la cultura è stata affidata all’improvvisazione. Uno scrittore non gioca con le parole. Si fatica per scrivere. Si soffre. Si scava con le unghie. Alda Merini avrebbe detto “si mangia la terra”.
Gli editori devono essere i primi a intuire il talento e a non lasciarlo soffocare dalle erbacce. Inoltre va riscoperto lo spirito di cielo e di musica che soggiace in ogni persona. Ma senza amore muore anche la cultura.

Cosa, a suo parere, si potrebbe fare per contrastare questa tendenza? Potrebbero esserci delle politiche adeguate?

Come si fa a generare una nuova politica in un mondo dominato dalla violenza e dai rumori? Ricostruire è una cosa difficile ed é soprattutto individuale. Ci vuole amore.

Dato che mi par di comprendere che la scrittura per Lei è respiro, ha per caso in cantiere un nuovo libro?

L’ultimissimo è ancora in sala travaglio. È un dialogo diretto con Gesù. Già. Perché nessuna vittima di violenza è orfana. Chi scopre bene questa grande verità ha un dono inimmaginabile.

Progetti e sogni per il suo futuro? Proposte? Strade aperte verso cosa?

Voglio migliorarmi sempre. Fortificarmi non nella difesa dal male, ma nella fusione col bene. E sogno che tutti lo possano fare.

Potrebbe regalare una frase a tutte le donne che ci leggono e che vivono il dramma che Lei ha vissuto sulla sua pelle e nella sua anima?

Sappiate che dal primo passo nasce il secondo. Che su un passo soltanto  si perde equilibrio. Per non cadere occorre movimento. Il movimento che è il principio di vita. Come il battito del cuore. Come l’elettricità. Movimento. Ecco cosa mi sento di dire. Nessuno muore fino in fondo.

E una frase ai nostri lettori uomini?

Agli uomini dico ciò che dico alle donne. La violenza non ha sesso. Non nella sua derivazione.Il femminismo e il maschilismo sono separazioni mentali che assecondano principi sbagliati secondo i quali insorge nuova violenza. E non si può abbattere il male con il male. Bisogna essere freschi e liberi per migliorare il mondo.

Ringraziamo di cuore Eleonora Giovannini per questa bella intervista che potrebbe essere un seme di rinascita per le tante donne che vivono ai margini della loro esistenza, ancorate  a macigni che sembrano insostenibili e insormontabili e che, invece, possono essere abbattuti con la forza di un ritrovato amore verso la vita e verso se stesse. Proprio come è riuscita a fare lei.

MRosaria De Simone

MRosaria De Simone

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