Comincio a 30 anni. E non a caso

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di Elisabetta Rossi

Manuela Parodi, volto nuovo del cinema italiano e attrice protagonista del film La luna su Torino di Davide Ferrario, presentato fuori concorso al Festival Internazionale del Film di Roma 2013, non deve nulla al caso. MANUELA PARODI 9501
Una laurea in lingue straniere, le accademie di teatro e di fotografia, la perfetta padronanza della lingua inglese nella recitazione, il tutto farcito con la tenacia di chi segue un sogno (quello di diventare un’attrice a pieno titolo) tenendo i piedi per terra: anni di gavetta nei circuiti cinematografici e teatrali d’essai alternati con il lavoro di insegnate di ripetizioni per far tornare i conti alla fine del mese.
Di una bellezza fuori dal tempo, alla Audrey Hepburn, Manuela deve al regista Davide Ferrario, che cercava volti nuovi per il suo ultimo film, la sua prima grande occasione.
Ma cominciamo dall’inizio.

Genova, Milano, Roma. Un percorso personale e professionale. Ce lo descrive?

“Genova è la città in cui sono nata e cresciuta, è ‘casa’.
E’ bellissima e riservata, anzi scontrosa, piena di contraddizioni e mi manca molto, soprattutto il suo mare. E’ lì che ho cominciato a muovere i primi passi nella recitazione: avevo quattordici anni, ero molto timida e mia madre mi iscrisse in una scuola di teatro per aiutarmi a sciogliermi un po’.
Dopo l’università sono andata a vivere a Milano per frequentare un’accademia di fotografia e, come molti genovesi che si trasferiscono lì, sono arrivata piena di pregiudizi: mi sembrava grigia, fredda, tutta uguale. E invece sono rimasta cinque anni e me ne sono innamorata. Abitavo con quattro amici davanti alla darsena dei navigli e ancora oggi, quando passo in questi posti, sento un tuffo al cuore. Mentre frequentavo l’accademia, lavoravo anche come attrice, soprattutto in spettacoli in inglese per bambini, e facevo qualche pubblicità, ma il sogno era il cinema… e il cinema è a Roma. Anche se sempre più spesso si realizzano film in altre regioni (soprattutto in Piemonte e in Puglia), i casting si fanno comunque nella capitale, per cui, due anni e mezzo fa ho fatto le valigie e mi sono trasferita. Ora abito qui, in perenne conflitto fra amore e odio per questa città: Roma riesce a farti imbestialire, ma quando pensi che non ne puoi più, giri l’angolo e la sua bellezza ti trafigge.”

E poi Torino, la città sul quarantacinquesimo parallelo, esattamente a metà strada tra il Polo Nord e l’Equatore. Una metafora di un cammino in equilibrio sul filo della vita?

“Esatto. E credo che il tema sia estremamente attuale: siamo una generazione di equilibristi che camminano sul filo della precarietà: passiamo da uno stage all’altro, lavoriamo a tempo determinato, viviamo in case in affitto, non sappiamo dove saremo il mese prossimo e se avremo i soldi per pagare quell’affitto. Ma proprio per questo siamo elastici e pronti al cambiamento, molto più dei nostri genitori.
La precarietà è diventata uno stato esistenziale. Saper camminare su un filo è un’arte e il film La luna su Torino parla di questo, dell’arte di rimanere in equilibrio mentre si cerca la felicità.” 

La sua prima volta da attrice protagonista in un film d’autore che debutta al Festival internazionale del Film di Roma… Sogno e realtà. Una bella soddisfazione, no?

“Il sogno si è avverato il giorno in cui il mio agente mi ha detto che avevo superato i provini! Non lo dimenticherò mai: ero a casa con il mio ragazzo, avevo il cellulare spento e stavo piangendo perché mi sembrava di aver sbagliato tutto nella vita: ero molto brava a scuola e mi dicevo che se solo avessi scelto una carriera più tradizionale, non mi sarei ritrovata sempre con l’acqua alla gola. Mi sembrava di aver buttato all’aria tutti gli anni passati a studiare, sia all’università che a teatro, mi sentivo una promessa infranta. Ed ero sicura che Ferrario, uno dei miei registi preferiti, non mi avrebbe mai scelto, sarebbe stato troppo bello per essere vero. E poi tra una lacrima e l’altra ho visto un’email del mio agente che mi diceva: “chiamami, è urgente!”.
Le riprese sono state un altro sogno diventato realtà: ho avuto l’opportunità di lavorare con grandi professionisti, attori e troupe, in un clima super operativo, ma sempre sereno.
Il festival è il coronamento di tutto, mi sento molto onorata di potervi partecipare. L’anno scorso l’ho seguito da spettatrice, mi ero accreditata e ho visto più di trenta film in otto giorni! Andare al festival quest’anno con La luna su Torino, è una gioia indescrivibile.”

Nel film, il suo personaggio, Maria, alterna momenti socializzanti a momenti  in cui si isola nella propria solitudine, alla ricerca della ricetta per la felicità. Cosa ne pensa?

“Maria è veramente se stessa quando è da sola nella sua stanza a guardare film muti, quelli sono i suoi momenti di autentica felicità. Con gli altri tende a mettere su una maschera, è un po’ melodrammatica, come Lillian Gish, la sua eroina.
Credo che socialità e solitudine siano entrambi molto importanti per il benessere di una persona, in quantità variabili a seconda dell’individuo. Io amo la compagnia, sono decisamente un “essere sociale”, ma ho anche bisogno di rimanere sola per stare bene. Credo che la felicità sia la possibilità di stare da soli senza sentirsi soli.”

Quali sono le persone di riferimento nella sua vita personale e professionale?

“Prima di tutto i miei genitori: sono la mia roccia, mi hanno sempre sostenuto e sono un esempio di onestà intellettuale e amore. E poi i miei insegnanti, come Michael Margotta, che mi ha insegnato ad entrare in contatto con le emozioni, delicatamente e senza forzature, ad analizzare e capire profondamente i testi e a cercare la verità emotiva all’interno di circostanze immaginarie.”
Buona fortuna Manuela…

 

Redazione

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Tutto si integra nell’eterno ritorno: ciò lo sanno gli umoristi, i santi e gli innocenti. -Pier Paolo Pasolini

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