Her: l’amore ai tempi della tecnologia

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Ambientato a Los Angeles in un futuro non molto lontano, HER segue le vicende di Theodore (Joaquin Phoenix), un uomo profondo e complesso che si guadagna da vivere scrivendo lettere molto personali e toccanti per conto di altre persone. Distrutto dalla fine di una lunga relazione, inizia a intrigarsi per un nuovo sistema operativo avanzato che promette di essere a tutti gli effetti un’entità unica e intuitiva. Appena lo avvia, con suo grande divertimento fa la conoscenza di “Samantha,” una brillante voce femminile (Scarlett Johansson – nella versione originale) che dimostra di essere perspicace, sensibile e sorprendentemente spiritosa. Man mano che le esigenze e i desideri di lei crescono, in tandem con quelli di lui, la loro amicizia matura fino a diventare un vero e proprio amore corrisposto. HER è frutto della singolare prospettiva del cineasta candidato al premio Oscar Spike Jonze: una storia d’amore originale che esplora la natura in divenire, e i rischi, dell’intimità nel mondo moderno. scarlett

Lo sceneggiatore/regista Spike Jonze firma con il suo stile unico e il suo profondo intuito una moderna storia di rapporti umani: HER, un film che guarda in modo anticonvenzionale alla natura dell’amore.  “Uno degli aspetti più impegnativi in una relazione è la capacità di essere autenticamente sinceri, di mettersi a nudo e di permettere alla persona amata di essere se stessa”, dichiara Jonze. “La vita è fatta di costanti cambiamenti e momenti di crescita, quindi la domanda da porsi è: come si fa a concedere all’alto la libertà di essere come è, di momento in momento, di giorno in giorno, di anno in anno? Chi diventerà il nostro partner e saremo ancora capaci di amarlo?” E, soprattutto, il nostro partner saprà continuare ad amarci? Questi sono alcuni dei quesiti e delle idee che emergono quando Theodore porta a casa un sistema operativo informatico all’avanguardia con controllo vocale… e fa la conoscenza di Samantha.  “È pubblicizzato come un sistema intuitivo in grado di ascoltare, comprendere e conoscere l’utente e queste caratteristiche colpiscono Theodore perché più di ogni cosa desidera essere conosciuto”, spiega Jonze. “Come molte persone, agogna un legame profondo e l’amore, ma forse al tempo stesso ne ha anche paura.” Samantha, un’intelligenza artificiale altamente sofisticata, gli dimostra subito affetto ed empatia. Ben presto rivela una propensione all’indipendenza, un malizioso senso dell’umorismo e un talento nel cogliere la vera essenza delle cose, oltre a una gamma di emozioni sempre più ricca. Non appena prende vita, inizia rapidamente a fare progressi, di pari passo con il suo rapporto con Theodore. Precisa Jonze che il suo ruolo passa da “quello di un’assistente a quello di un’amica fidata e di una confidente e da questo a qualcosa di molto, molto di più.” Non sorprende che Jonze abbia scelto di esplorare la natura troppo umana dell’amore attraverso il legame tra un uomo e la coscienza incorporea del suo sistema operativo. Il suo cinema è sinonimo di innovazione, dai tempi della sua svolta come regista di video musicali e documentarista ai trionfali film creativi come ESSERE JOHN MALKOVICH, IL LADRO DI ORCHIDEE e NEL PAESE DELLE CREATURE SELVAGGE. Joaquin Phoenix, che incarna Theodore, ha trovato la storia “straordinaria”. Benché impegnato all’epoca in quella che sarebbe diventata la sua interpretazione candidata all’ Oscar in THE MASTER, ricorda che “Ogni volta che ne avevamo l’opportunità, Spike e io parlavamo della sceneggiatura e dei personaggi ed è stato meraviglioso assistere allo sviluppo del progetto”.  Progettata per apprendere ed evolversi da sola, Samantha è felicissima di ogni nuova esperienza e vuole farne IMG_3922sempre di più, mentre comincia a tirar fuori il meglio di Theodore.  “Anche se può accedere a tutte le informazioni del mondo, elabora ogni pensiero e ogni reazione sul momento”, sostiene Scarlett Johansson, che interpreta Samantha. “Non ha opinioni preconcette, quindi, malgrado l’ampiezza della sua conoscenza, conserva una certa innocenza e schiettezza”. E man mano che Samantha aumenta la sua consapevolezza di sé, Theodore fa altrettanto. La porta con sé nelle sue passeggiate in città, in montagna e al mare, la inserisce nello schema della sua routine quotidiana e, grazie al punto di vista di lei, vede certi fantasmi familiari come non li aveva mai visti prima. E inizia a vedere anche se stesso in modo diverso, un passo che a giudizio del regista è il segno distintivo di ogni amore nascente: “Mostri all’altro un modo differente di guardare le cose e questo è, si spera, l’essenza dell’innamoramento e dell’amore: stare con qualcuno che ha idee che ti eccitano, ti ispirano e ti sfidano”, sostiene. “Joaquin dà al suo personaggio un’anima profonda e una grande sincerità”, aggiunge Jonze. “Malgrado abbia dentro di sé molta tristezza, Theodore è anche capace di provare gioia e spensieratezza ed è un contrasto molto tenero, grazie all’interpretazione di Joaquin, che non si limita a questo merito. L’ho percepito osservandolo mentre vestiva i panni di Theodore”. Strutturato in una narrazione sofisticata, ma notevolmente fluida, HER alterna momenti drammatici e strazianti a momenti di romanticismo e riflessione e all’interazione spontanea e comica tra i suoi due protagonisti. Insieme a Jonze, Phoenix e Johansson hanno raccolto la sfida di permeare Samantha, che non viene mai vista sullo schermo, della pienezza e della presenza che merita. “Samantha ha moltissime sfaccettature”, osserva Jonze. “Deve essere schietta e sincera, ma anche spiritosa, brillante e controllata, oltre che sexy e affascinante, mentre si sviluppa in modo credibile in un essere capace di provare emozioni. E tutto questo deve emergere dall’interpretazione di Scarlett”. Ricorda Johansson: “È stato un processo molto naturale. A volte Joaquin e io registravamo insieme, altre volte lavoravo con Spike, ma c’era sempre un grado di spontaneità nello svelare la sfumature del personaggio e del rapporto”.  “Tutta la troupe si è impegnata a creare un ambiente intimo e reale”, aggiunge Phoenix, che ha notato che l’atmosfera sul set non era come al solito frenetica e iperattiva, mettendo a rischio la concentrazione degli attori. “Non c’è stato niente di consueto in questo film, dalla sceneggiatura al lavoro con Scarlett, al clima sul set, e questo lo ha reso un’esperienza straordinaria”.  Jonze ha coltivato l’idea di HER per anni, ma una volta scritta la sceneggiatura, la realizzazione del film ha preso vita sola. Una settimana dopo aver ultimato il copione, Jonze lo ha fatto leggere a Phoenix. Nel giro di breve tempo, il produttore Megan Ellison si è unito a Jonze e al suo storico partner produttivo Vincent Landay nel mettere insieme il progetto. “Ci sono molte teorie sulla tecnologia e il mondo in cui viviamo, sull’isolamento che può generare come sulle connessioni che è in grado di creare, sul modo in cui la nostra società sta cambiando”, dichiara Jonze. “Ma mentre scrivevo la storia, mi ritrovavo sempre a relegare questi argomenti sullo sfondo. Il tema principe resta sempre in secondo piano rispetto all’amore che si sviluppa tra Theodore e Samantha. Ogni scena si basa sulla loro realtà di coppia. Abbiamo voluto osservare la loro relazione come se fosse tra due esseri umani e, attraverso loro, tessere una storia che osservasse le relazioni in tutta la loro complessità e dal maggior numero di prospettive possibile”.  “Il nostro tentativo è stato quello di esaminare alcune delle esigenze e delle paure, dei giudizi e delle aspettative che riversiamo in una relazione: le cose che non vogliamo riconoscere o di cui fingiamo di non aver bisogno, ma che invece ci sono necessarie”, continua. “Vogliamo essere conosciuti dall’altro, ma al tempo stesso abbiamo paura di farci conoscere”.  “Samantha è stata progettata per evolvere”, conclude. “E una volta che si mette in moto, come tutti noi nel nostro passato siamo stati messi in moto, non c’è limite a dove può arrivare né a quello che può diventare. Quando ti innamori di qualcuno, è questo il rischio che corri”.

Redazione

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Tutto si integra nell’eterno ritorno: ciò lo sanno gli umoristi, i santi e gli innocenti. -Pier Paolo Pasolini

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