Le ferite di una separazione

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di Vanessa Mannino

Padri che rivendicano la propria podestà sui figli, spesso minorenni, madri sempre più agguerrite e sempre meno comprensive: è questo quello che emerge negli ultimi mesi dai fatti di cronaca in riguardo alle tematiche del divorzio.
Personaggi famosi, e non solo, che “spiattellano” le loro storie di separazione o divorzio, di processi in cui il giudice preferisce affidare il minore alla madre o viceversa.
E’ questa la dimensione della fine di un matrimonio di cui piace più trattare.
In realtà, parlare di tali episodi, a volte, nasconde sfaccettature ben più profonde. Fuggire da un marito che picchia la propria moglie, allontanarsi da una coniuge che beve e non prende parte alla vita di coppia come dovrebbe.
Parlare di una separazione implica diverse tematiche psicologiche troppo spesso omesse e messe da parte.

Nell’attuale società complessa, le stesse forme del vissuto quotidiano sono diventate estremamente complicate: ogni fattore del vivere sociale, così come ogni vissuto individuale, presentano innumerevoli sfaccettature e conseguentemente non sembrano più esistere valori stabili positivi, tali da offrirsi come punti di riferimento.
Dopo aver rivelato che  ‘l’esperienza di coppia stabile’  aumenta con il crescere dell’età, dei noti ricercatori affermano che i fattori considerati importanti per il buon rapporto di coppia sono: il rispetto, la fedeltà e una buona comunicazione, mentre confina su posizioni di minor importanza l‘intesa sessuale o la condivisione di valori e ideali.

Molte sono le dinamiche psicologiche che si accompagnano alla fine di un rapporto, in cui i fattori sopra elencati sonno venuti meno, soprattutto alla fine di quello coniugale.
La perdità dell’indentità può accompagnare quel coniuge che viene, ingiustamente, accusato e che, legato ancora all’altro da un sentimento d’affetto, tende ad auto-colpevolizzarsi senza un vero motivo.
Un po’ come la favola di Alice, storia in realtà per adulti come sottolinea la Woolf, nella quale tutto si basa sulla perdità dell’identità della piccola, storia che s’incentra su una domanda che neanche alla fine troverà una risposta.

I lunghi percorsi processuali, poi, infliggono alla persona sentimenti di ansia, stress e a volte anche di depressione: portare avanti processi giuridici contro una persona che ha fatto parte della nostra vita non è qualcosa di semplice, anche se non c’è altra strada da percorrere.

Un’identità minata, un orgoglio ferito, un’integrità familiare violata: anche queste piccole tematiche accompagnano la fine di un percorso che sarebbe bene affrontare omogeneamente.
Anna ci ha raccontato che il suo matrimonio è finito da poco, di punto in bianco, senza che lei lo volesse davvero. Suo marito se ne è andato lasciandola così senza parole.
A distanza di tempo, Anna ha capito che la colpa, attribuitale all’inizio, non è la sua: ma della doppia personalità del marito che da uomo dedito al lavoro e alla famiglia si è trasformato in un uomo dedito a tutt’altro: una sorta di dott Jekyll e mrs Hide.

Mario Masi

Mario Masi

Master in Scienze Ambientali. Autore di: "No Slogan, le bugie al tempo dei catastrofisti". Direttore responsabile di Itali@Magazine.

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