Pedofilia. Parliamone

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di Maria Rosaria De Simone 

Il pedofilo voglio continuare a chiamarlo ‘orco’. Voglio sentire, quando pronuncio questo termine, tutto il fetore del male, il malessere fino in fondo, l’orrore che scava voragini inarrestabili. È l’orco delle favole, il lupo di cappuccetto rosso, la divinità primordiale che divora i suoi figli, fa partorire le sue figlie, diffondendo la malvagità nel mondo. È un essere bruto, malvagio, affatto intelligente, pericoloso, assassino. pedofilia4_2
L’orco moderno, invece, non ha più le fattezze dell’orco antico. Non abbassa lo sguardo… Infila le sue pupille nelle tue, a testa alta, nascondendo dietro uno sguardo delicato le sue sozzure. Tu sai che è lui l’orco, lo sai che ha distrutto l’infanzia, ma non lo stani. È furbo l’orco. Bello come l’angelo Lucifero. Quasi nessuno vuole vederlo, parlarne, affrontarlo, perché molto spesso non lo si riconosce. Lui si nasconde anche nelle vesti di uomini affermati, padri di famiglia, politici, avvocati, giudici, professori, maestri, sacerdoti. Ha scelto le professioni più belle, più limpide, per riempirle di orrore e per nascondersi anche a se stesso.
Quando viene denunciato, la sua difesa e il suo uscirne pulito è quasi una certezza. È il primo ad essere creduto per il suo perbenismo, la bella faccia, la sua posizione, la sua professione, il suo buon nome.
I bambini denuncianti, al contrario,  mentono, non sono in grado di distinguere la fantasia dalla realtà. Così si dice, si pensa e si scrive nelle alte sfere, tra chi invece dovrebbe ascoltarli e difenderli, i bambini.
Così si chiudono le indagini e i processi ancor prima che inizino.

Proprio pochi giorni fa, in Canada, è stata sgominata una banda di pedofili in rete, scoperto un  traffico internazionale  e arrestate 348 persone. Tra gli arrestati anche insegnanti, religiosi, medici e agenti di polizia. Intorno a loro un giro di milioni e milioni di dollari, con la vendita di filmati di bambini violentati. Tutto vero, tutto documentato. La prova che la pedofilia esiste e non è affatto un problema marginale, legato alle classe sociali più basse.

E sempre pochi giorni fa a Roma sono state scoperte due ragazzine di quattordici anni che facevano le squillo nella Roma bene. Di loro ormai si sa tutto. Trasmissioni a tutte le ore, servizi giornalistici,  per cercare di comprendere come sia possibile che delle minorenni si prostituiscano.

Eppure poche parole sono state spese per i parlare degli adulti, di quelli che pagavano per le loro prestazioni. Chi sono questi adulti della Roma bene, questi orchi approfittatori. Qual è il loro profilo? questo non è dato saperlo. Nessuno si occupa di loro. E sarebbe proprio il caso di cominciare ad indagare in questa cloaca che si sta aprendo a Roma e che probabilmente non è l’unica in Italia.

Allora, è impossibile difendersi, proteggere i piccoli? Impossibile no. Questa radice di male esiste da sempre e sempre esisterà, ma cambierà pelle in ogni generazione, come i serpenti. Bisogna che qualcuno perda la sua vita, le sue ore, impieghi il suo lavoro per studiare questa pelle, per comprenderne il linguaggio criptico. Bisogna poi che lo insegni e trasferisca agli altri quanto ha scoperto. E necessaria, assolutamente, l’informazione giusta, capillare, senza timore di riconoscere la realtà.

Sarà la ‘parola’ a salvare i bimbi. La capacità di dialogare con loro, lasciando tanto spazio per raccontarsi. Imparare a parlare, con delicatezza, ma nel contempo senza timore, del fatto che esistano cose belle e cose brutte intorno al loro piccolo mondo. Insegnare loro a riconoscere le sensazioni belle e quelle brutte, le azioni buone e quelle cattive e che fanno soffrire.
Non bisogna mai stancarsi di ascoltare le testimonianze di chi è stato ucciso nel profondo, anche se fa male, anche se lascia annientati. Che quasi vuoi morire tu stesso.

E quando capita che le vittime raccontano? Come fare. Come aiutarli? Il primo istinto potrebbe essere quello di scappare o di nascondere la testa come lo struzzo o, peggio, di nascondere il malloppo del problema stesso, fingendo di non aver sentito.

Personalmente, invece, credo che molti di noi abbiano risorse speciali,  una capacità particolare di aprire orizzonti di bellezza, di far vedere a questa infanzia violata che c’è molto altro ancora per cui vivere. Che le ferite possono essere suturate, con punti che non si aprono più. E che non bisogna andare a stuzzicare le ferite, ma guardare oltre. Perché questo oltre può stupire.

 

La bellezza salverà questi bimbi. La positività, il sorriso, la carezza affettuosa e tenera, pulita e bella. L’orco, anche se distrugge dentro, non ha l’ultima parola. Ci saranno altri che faranno rivivere ciò che lui ha distrutto. Con l’amore, la tenerezza, la bellezza, la comprensione, l’ascolto. Il sorriso intelligente.
E non sarebbe male se le scienze umane, quali la psicologia, la psicanalisi e la psichiatria, la smettano di perdersi dietro problematiche assurde ed inizino a dare, non solo in maniera marginale, il loro aiuto concreto. seguendo le orme, ad esempio di una grande psicanalista, ancora tutta da scoprire come Alice Miller, che tanto ha studiato e tanto ha scritto sui bambini violati.
L’importante è, quando si parla di pedofilia, non voltarsi dall’altra parte e far finta di non aver sentito.

MRosaria De Simone

MRosaria De Simone

3 Comments

  1. 19 novembre 2013

    Già la parola stessa “Pedofilia” mette ansia, paura di scoprire un mondo sporco a cui non siamo abituati, ma non per questo ci dobbiamo spaventare davanti a un minore abusato.
    Nascondere la testa come gli struzzi non serve a nulla, si deve ascoltare il bambino quando manifesta un certo disagio, ci si accorge da alcuni mutamenti della sua personalità che accusa un grave disagio.
    Fà la pipi’ a letto, oppure diventa timido e scostante , mangia poco o nulla,a scuola rende poco ,si isola dagli altri bambini, piccoli segnali che ci fanno capire che qualcosa non và.
    Allora ci si deve chiedere ,cosa cè che non và ? Cosa possiamo fare ?
    Carpire la sua fiducia è il primo passo importante, farlo sentire a suo agio, parlargli in modo molto dolce ponendo alcune domande , anche intime fino a farlo sentire protetto, e al sicuro, superando cosi l’imbarazzo di un racconto tanto sconvolgente, sia per il minore stesso, quanto per l’adulto che, in funzione della sua testimonianza, si arrivi ad una confessione vera e propria.
    Inizia cosi nel bambino un percorso di liberazione dalla vergogna e dal timore di sentirsi ” SPORCO ” infatti,nel raccontare certi particolari intimi, accusa il disagio di aver fatto o di essere lui la causa di un gioco sporco.
    Il pedofilo per avvicinare la sua preda , usa la dolcezza, promette in regalo un gioco se il bambino accetta il ” Nuovo gioco dei grandi ” ben consapevole che di gioco non si tratta, ma di un abuso verso un’anima innocente.
    Abbiamo la Legge salla nostra parte, denunciamo senza timore chi abusa un bambino, non restiamo in silenzio MAI, non diamo la possibilità a questi Orchi, di mietere vittime innocenti.
    I bambini ……NON si toccano !

  2. 20 novembre 2013

    Nella mia lunga carriera di psichiatra ho avuto in cura persone che hanno subito abusi sessuali nell’infanzia. Le diagnosi più frequenti in questi casi vanno dalla depressione nelle sue varie forme, anche bipolari, ai disturbi di personalità.
    Ma la psichiatria, per anni sorda e cieca verso l’abuso sessuale infantile, se ne sta occupando sempre più, a partire dai lavori pionieristici di Alice Miller (La fiducia tradita, La persecuzione del bambino, L’infanzia rimossa) e di Morton Schatzmann (La famiglia che uccide).
    Più recentemente, nel 2004, un lavoro australiano, pubblicato sul prestigioso British Journal of Psychiatry, ha dimostrato che soggetti di ambo i sessi vittime di abusi nell’infanzia hanno un rischio maggiore rispetto alla popolazione generale (12,4% rispetto al 3,6%) di soffrire di disturbi mentali, che vanno da disturbi mentali infantili a disturbi di personalità, depressioni maggiori e disturbi d’ansia.
    Nel 2006, nel corso del XV congresso internazionale sulla psicoterapia della schizofrenia, che si è svolto a Madrid, sono stati presentati numerosi lavori che dimostrano che circa il 50% dei pazienti con diagnosi di schizofrenia ha subito nell’infanzia violenze o abusi sessuali; nel 2011, infine, è stato pubblicato sulla rivista Traumatology un lavoro che ha trovato correlazioni statisticamente significative tra l’abuso sessuale infantile e i disturbi psicotici, prima fra tutte la paranoia.
    Il materiale scientifico comincia ad accumularsi e forse siamo vicini a un cambio di paradigma circa l’eziologia dei disturbi mentali che vede come prima causa di essi proprio le violenze e gli abusi sessuali subiti nell’infanzia; il concetto stesso di schizofrenia viene sempre più messo in discussione dagli studi più recenti.

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