Haim Baharier: Bibbia e psicoanalisi ci aiutano a comprendere la complessità del mondo

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di Elisabetta Rossi

Per chi crede, i Dieci Comandamenti sono il nucleo della rivelazione biblica del Dio unico; per chi non crede, sono uno dei fondamenti storici della tradizione etica dell’Occidente.
Per Haim Baharier, uno dei più originali ed interessanti pensatori contemporanei, i comandamenti non sono comandamenti ma un Decalogo, dieci parole ancora attuali.
ItaliaMagazine incontra Baharier all’Ateneo Veneto di Venezia ospite di Shaul Bassi, presidente del Centro Veneziano di Studi Ebraici Internazionali. image

Professore, lei invita a non credere in un mondo migliore ma a prepararlo. Da dove si comincia?

“Da un percorso interiore di preparazione psicologica e spirituale. È imprescindibile.
Per preparare un io accogliente, dialogante, etico che accetta l’altro anche senza conoscerlo. Ma abbiamo coscienza del significato del verbo prepararsi? Uno dei suoi sinonimi è il verbo sostituire: si sostituisce con un grado inferiore per avere accesso alla forma superiore. Strutturarsi interiormente in questo modo al fine che l’io non sia repellente, non è facile e sono fiero che questa preparazione sia biblica: alla donna il potere della creatività e all’uomo della critica di ciò che è stato creato”.

È sua la considerazione che “La distanza serve a capire e a comunicare. Quindi contemplarla e vedere se c’è un modo non di colmarla bensì di percorrerla”. Com’è possibile in un mondo accelerato come il nostro?

“Si fa fatica. Mi sento vecchio. Ma non sento di perdere niente quando leggo e rispondo a un sms, a un’email. Impareremo a convivere con la velocizzazione”.

Lei afferma che “La democrazia autentica dovrebbe nutrirsi di opposizioni, crescere attraverso di esse, non eliminarle ma integrarle…”
Oggi, invece, le persone si affrontano e non si confrontano. Quindi?

“Confrontarsi è un termine che mi piace poco. Affrontarsi è decisamente meglio. In Italia si tende a fuggire  le differenze. Ma non è necessario convertire l’altro, non mi riferisco in particolare alla religione ma a tutti gli ambiti. Non si elimina l’interlocutore: pensi che nelle dinamiche interpersonali, viene presa in maggior considerazione la persona che ha subito più attacchi, che ne ha prese di più.
Venti anni di esilio ci hanno permesso di comprendere l’alterità: l’esilio, la differenza, il silenzio che rischiano di perdersi nell’impatto con la parola”.

“Servono muri che uniscono più di qualsiasi ponte”. È una sua immagine che suona paradossale e poetica. Ce la spiega?

“Mi piacciono le due parole, paradossale e poetica. La poesia serve a leggere il mondo, il paradosso a interpretarlo.
Se io prendo la parola per vendicare secoli di sopraffazione, la parola rischia di diventare a sua volta silenzio. I muri servono a evitare che i significati strabordino. E poi un muro contempla la necessità di una porta e la possibilità di entrare e di uscire”.

Nel 1989 cade il muro di Berlino: quanto ancora dobbiamo aspettare perché questo avvenga tra israeliani e palestinesi?

“Faccio fatica a parlare da qui di Israele e certamente ci sono in Israele persone più titolate di me a farlo. Ci sono in Israele persone che difendono i palestinesi più di tante persone che vivono in Italia e in Francia”.

Viviamo nell’epoca degli eccessi. Ricchezza e povertà. Sprechi e carestie. Tante persone, pochi pensieri. Miglioreremo?

“Questa domanda rimanda a una visione profetica cristiana che non mi appartiene. Posso leggere il passato non quello che succederà tra un attimo”.

Quinto comandamento. Non uccidere. L’espressione ‘l’uomo è mortale’ non significa ‘in primis’ che l’uomo muore ma che l’uomo è datore di morte?

“Sono moderatamente ottimista o pessimista. Veda lei. Credo nella costruzione di un mondo dove uccidere non sarà più necessario”.

Haim Baharier, 66 anni, nato a Parigi da genitori scampati ad Auschwitz, è allievo di Emmanuel Lévinas e Léon Askenazi e del Maestro Israel di Gur. Ermeneuta biblico, matematico, psicoanalista, dopo aver diretto l’azienda di famiglia ha fondato un centro per la formazione manageriale. Tra i suoi libri La Genesi spiegata da mia figlia e Il tacchino pensante (Garzanti), Le dieci parole (Piemme) e il recente Qabbalessico (Giuntina).

Redazione

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Tutto si integra nell’eterno ritorno: ciò lo sanno gli umoristi, i santi e gli innocenti. -Pier Paolo Pasolini

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