Ecologia del vivere: tra paradossi, filosofia e politica d’accatto scelgo il nonno

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Di Peppe Mariani

anzianiUna camminata nei non-luoghi della città e dentro il ventre di una politica cialtrona e indolente, mi avvicina a fari spenti, vi confesso con un po’di vergogna, alle persone dai volti segnati dall’età e dalle fatiche, per capire cosa accade dentro questo pianeta cosi grande ma così dimenticato. L’anziano c’è, ma non si vede. Siamo così abituati ad averli attorno che spesso ci dimentichiamo della loro esistenza e dei loro bisogni. Ci accorgiamo della loro presenza solamente quando mancano: per esempio, quando li portiamo all’ospedale, o nei “luoghi di riposo”. Così capita, che quando entriamo in questi posti, ci accorgiamo subito che non riusciamo a respirare e dobbiamo, necessariamente, riflettere sulla loro presenza e sulla loro esistenza, e subito dopo pensare al nostro futuro con immagini in anteprima assoluta. Allora, ci mettiamo a girare più in fretta in questi non-luoghi, ma l’aria che si muove intorno a noi rimane densa di odori e suoni non umani. Vorremmo sentire il profumo dei fiori e vorremmo chiacchierare con normalità. Purtroppo non è possibile! Corpi e vite ammucchiati senza rispetto e senza riposo. A tutti noi è capitato di soffermarci in qualche pronto soccorso. La scena da girone dantesco che vediamo è uguale per tutti e sempre: anziani su anziani stipati nei corridoi o in stanzoni, in attesa non si sa di che cosa. Forse lo immaginiamo ma lo neghiamo prontamente. Allora riavvolgo la pellicola di questa storia di banale quotidianità, premunendomi di cancellare qualche fotogramma, per pura ipocrisia, e per un secondo provo ad analizzare cosa sta succedendo. Le nostre città negli ultimi anni hanno cambiato volto. Le persone che hanno superato i 65 anni stanno crescendo rapidamente in tutto l’Occidente, questo è ancora più vero in Italia, notoriamente il Paese più vecchio del mondo. Certo, grazie al miglioramento delle condizioni di salute, e questa è senz’altro una buona notizia. Non possiamo sottacere allo stesso tempo, che una presenza così rilevante, impone alle nostre città di ripensare il modello di “affiancamento” per queste persone più fragili e così importanti affettivamente per tutti noi (o almeno spero). Impone, altresì, un nuovo modello di sviluppo degli spazi e dei luoghi, facendo i conti con questa realtà che cambia costantemente e statisticamente.
11Una società con molti anziani richiede un’adattabilità culturale e ricreativa per le loro esigenze vitali e un’efficiente capacità di accompagnamento. Non possiamo sottrarci a questo imperativo. Nei casi più difficili, si aggiungono altri imperativi ipotetici, attinenti al vocabolario del rapporto tra costi e benefici, o con quello dell’efficacia, per esempio lavorando sulla coerenza tra domanda e offerta di servizi; o con quello dei bisogni, poco –quasi nulla – si dice a proposito di diritti. Insomma è da sciocchi o da lestofanti non considerare come imperativo categorico il tema del servizio di assistenza domiciliare. Anzi uscendo dalla filosofia Kantiana diciamo che questo tema è strategico, decisivo. Questo per almeno tre motivi: garantisce sorveglianza e aiuto a persone rese fragili dall’età; le fa sentire meno sole (l’isolamento è uno dei drammi della vecchiaia); consente risparmi sensibilissimi al sistema di welfare. In Italia si preferisce molto ricoverare gli anziani in ospedale. Tuttavia, un solo giorno di degenza costa molto e rende pochissimo in termini affettivi ed effettivi, mentre una “umana” e professionale assistenza a domicilio, avrebbe un peso economico e psicologico minore con l’aggiunta di ricevere anche più efficienza e guarda un po’ il caso, sarebbe anche a misura umana. Non mi sfugge che il sistema per l’assistenza di qualsiasi Paese rispecchia cultura e costumi locali, e l’Italia in questa possibile graduatoria è il fanalino di coda. Come possiamo spiegare il paradosso? Pongo meglio il quesito: sistemi di protezione sociale prevedono forti azioni di sostegno per gli anziani; negli ultimi decenni questo “impegno solidaristico” è in progressiva crisi, per la sostenibilità economica a fronte di risorse sempre più scarse ed anche perché c’è il legittimo desiderio di una migliore “qualità della vita”, anche attraverso la tutela e il mantenimento dell’autonomia delle persone. Questo è il paradosso: in Italia abbiamo più anziani oggi ed anche in prospettiva e meno attenzione ai servizi di cura e ancor meno attenzione ai risparmi. Come spiegarlo? Forse perché facciamo fronte a questa emergenza, semplicemente con la forte diffusione del volontariato, che supplisce alle mancanze dello Stato, e con quel che resta della vocazione assistenziale delle famiglie. Questa spiegazione andava bene qualche anno fa, ora non mi sembra sufficiente. Anzi al paradosso aggiungiamo un’incoerenza grossolana. Infatti, negli ultimi giorni, abbiamo ascoltato kermesse mediatiche che affrontavano il tema così devastante di donne offese, è chiaramente un eufemismo, e l’incoerenza è proprio questa. Quando parliamo di questa mancanza di cultura gerontologica, accolliamo il peso di questo snodo istituzionale e sociale, principalmente alla donna. La donna così sacrificata dalla follia dei nostri tempi, deve sacrificarsi in maniera così pervicace anche per affrontare “i nostri paradossi” e deve emigrare da un ruolo all’altro come saltimbanco per assolvere i diversi ruoli che deve obbligatoriamente onorare. Dalla moglie alla madre, dalla badante volontaria dei nostri anziani alla lavoratrice che contribuisce al bilancio familiare, dalla nonna amorevole alla baby sitter forzata. Ma questo modello ha esaurito le risorse. Paradossi e incoerenze sono arrivati alla frutta. Anche in Italia, come nel resto dell’Occidente prevale la famiglia diciamo “operosa” o mononucleare e, le donne, che lavorano ormai tutte fuori di casa, non sono più disponibili per fare da balia agli anziani. Dunque tocca allo Stato attrezzarsi per intervenire concretamente. Il Censis ci dice che tra poco più di un anno, nel 2015, il numero della popolazione over 65 coinciderà in pieno con quello della popolazione giovanile, tra i 15 e 34 anni. Che impatto avrà nelle nostre vite un traguardo di questa portata che progressivamente diventerà divario a favore degli anziani? Una società che cresce poco, e taglia sempre di più le risorse destinate allo Stato sociale e non si preoccupa più di formare e sostenere le reti di protezione sociale e familiari ha deciso di gettarsi nell’Antinferno degli ignavi. Partendo da questa constatazione, definire un piano d’interventi a favore delle persone anziane basato su due direttrici diventa perentorio: In primo luogo, è necessario rafforzare la rete dei servizi, aumentando, le risorse per il sociale e avviando nuovi servizi in grado di garantire alla persona anziana il diritto a rimanere nel proprio ambiente di vita in modo protetto. Questo lo possiamo fare promuovendo e rinforzando, la dove esistono, i servizi di “prossimità”, come la teleassistenza e il telesoccorso, i centri diurni per gli anziani fragili, i nuovi centri di sollievo per i malati di Alzheimer e i loro familiari, il servizio di dimissioni protette, o il servizio di telemedicina per anziani cardiopatici in collaborazione con gli ospedali. C’è poi un secondo fronte strategico da mettere insieme con il territorio, la rete familiare e il volontariato dove l’anziano diventa risorsa preziosa. Detto semplicemente, si tratta di valorizzare la presenza degli anziani e di coinvolgerli in esperienze espressive. Ci sono molte esperienze in questo senso virtuose, che vanno dal volontariato civico degli anziani davanti alle scuole e nei parchi, alle tante persone anziane impegnate nella rete dei Centri sociali o impegnati in attività culturali, in attività sportive e ambientali, in tante attività importanti d’incontro tra generazioni. E’ un patrimonio prezioso da non disperdere e da non utilizzare solo per i nostri bisogni ma pensando anche alle loro esigenze di vita. E’ una grande forza da non vezzeggiare solo durante la campagna elettorale o quando dobbiamo riempire le nostre sale per convegni cialtroni che ormai non segue più nessuno nemmeno chi è interessato direttamente. E allora per una volta curiamo le cose che abbiamo con lungimiranza e accortezza e difendiamo “il tesoretto degli anziani” come imperativo categorico anche perché essere anziani oggi, significa avere una prospettiva di vita di alcune decine di anni, quindi molto di più di una legislatura e la pazienza ha sempre un limite ormai molto scarso. Come le nostre legislature.

Stefania Taruffi

Stefania Taruffi

Laureata in Lingue, co-fondatrice di Itali@Magazine. "Fare cultura" è la sua passione.

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