Marco Buticchi: non scrivo mai la parola fine

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di Marzia Santella

Eccolo lo scrittore italiano da  milioni di copie, Marco Buticchi affascina i lettori rapiti dalle sue dodici opere letterarie. Milano umida e grigia diventa, d’un tratto, uno sfondo lontano: l’immaginazione corre sospinta da Buticchi esploratore consumato di epoche vicine e lontane. “La Stella di Pietra” sua opera edita solo a settembre, alla quarta ristampa, diventa d’improvviso passato. Il pubblico avvinto  è proteso verso la tredicesima fatica nell’immaginario. Proteso, alla fine, verso lo scrittore alla scrivania. Lui  che riesce, incredibilmente,  a far abbandonare i tablet ai suoi lettori del  ventunesimo secolo per una dedica, per un effimera unione con l’immaginario dell’amato scrittore. Lui stremato incrocia lo sguardo con la moglie bellissima, si massaggia  la mano anchilosata. La folla a stento lascia la sala, seppure  soddisfatta per  la custodia del  prezioso ricordo.

Il suo ultimo romanzo: La Stella di Pietra pubblicato solo a settembre è alla terza ristampa. Un grande meritato successo per questa trama che intreccia le storie di Michelangelo Buonarroti e l’Italia rinascimentale con gli eventi accaduti durante i drammatici anni di piombo come solo Lei sa fare. Ritiene che il successo sia frutto anche della sete di conoscenza degli italiani rispetto agli anni bui del nostro recente  passato?buticchi

Non so se esista un motore per spingere un gran numero di persone verso un bisogno, un oggetto o un prodotto. Se esistesse e fosse alla portata di tutti, ogni successo diventerebbe normalità. Neppure riesco a percepire la portata della mia popolarità e ancor meno, se esiste, dove abbia piantato radici. I lettori hanno brama di conoscere e, quando le vicende si basano anche su solide basi storiche, la lettura risulta più piacevole.

Rimanendo nel tema degli anni di piombo, da lei magistralmente narrati,  Le è capitato di incontrare ostacoli nel documentarsi?

Gli ostacoli sono allordine del giorno, ma si tratta di quelli di routine. Ciò che penso lei voglia, però,  sapere sono altri tipi di ostacoli, ovvero se qualcuno mi abbia mai caldamente sconsigliato di occuparmi di certe cose, seppure trattando un romanzo davventura e non un saggio di denuncia. Nessuno, in realtà, ha mai cercato di dissuadermi da ciò che stavo scrivendo o mi ha minacciato per ciò che avevo scritto. Come prima dicevamo c’è necessità di sapere e, a volte, anche un semplice romanzo davventura può risvegliare curiosità sopite.

Come  si sente l’unico scrittore italiano inserito nella collana I Maestri dellAvventura di Longanesi ? Buticchi  scrittore  nominato  anche Commendatore dal Presidente della Repubblica per aver contribuito alla diffusione della lingua e della letteratura italiana all’estero. 

Sono convinto che presto arriverà qualcuno a posare il caffè sul comodino e mi intimerà di alzarmi. Allora risponderò come si faceva da ragazzi: Lasciatemi dormire ancora un po, che sto facendo un bel sogno…”

I suoi libri sono avvincenti, con fondamenti storici precisi: Le è mai venuta voglia di scrivere un’avventura totalmente immaginaria?

Non so se ne sarei capace… ma mai dire mai…

Quando scrive le  succede  di immedesimarsi con uno dei personaggi oppure preferisce narrare le vicende da un punto emotivo equidistante dai caratteri ben definiti e riconoscibili dei suoi romanzi?

Si figuri, io soffro quando i miei soffrono, esulto con loro e mi scervello per trovare, assieme a loro, le soluzioni ai problemi…

Il processo creativo richiede davvero ogni grammo di energia, quale sensazione la pervade quando termina il romanzo ?

Non scrivo mai la parola fine: i miei romanzi terminano sempre con tre puntini, come dire “ci rivedremo presto”. E, alla fine, ti stenti stremato, come nel dare alla luce una creatura dopo due anni (questi sono i miei tempi) di gestazione.

Le sue storie nascono da folgorazioni: una notizia ricevuta, la lettura di un documento… Le chiedo, curiosa, se già avuto la nuova folgorazione… 

Per un’antica usanza amo sempre iniziare un nuovo romanzo prima di terminarne un altro. La folgorazione per il prossimo mi è stata data da un rapace che planava su un campo in terra d’Etruria. Mi è venuto in mente un ragazzo intelligente, abile con l’arco e nella lotta, contro il quale pare scatenarsi il mondo. E non si tratta di un mondo tranquillo: è quello di Roma agli albori del suo millenario splendore, una città in cui un re despota e i suoi scherani potevano agire come meglio credevano, anche in barba alle più elementari leggi dello Stato.

Redazione

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Tutto si integra nell’eterno ritorno: ciò lo sanno gli umoristi, i santi e gli innocenti. -Pier Paolo Pasolini

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