Giovani, occupazione e cooperazione

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di Elisabetta Rossi

Lunedì 2 e martedì 3 dicembre si terrà a Roma, al Barcelò Aran Mantegna, la prima Assemblea nazionale dei Giovani Cooperatori di Confcooperative. Sarà un confronto su giovani, lavoro, futuro, innovazione. Interverranno, tra gli altri, il ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali Enrico Giovannini e il presidente di Confcooperative Maurizio Gardini. image
ItaliaMagazine, tramite Cooperatives Europe, l’organizzazione di rappresentanza di tutto il mondo cooperativo europeo, fa il punto della situazione e di come cooperazione faccia rima con occupazione, soprattutto giovanile.
In Europa sono presenti più di 160 mila cooperative, per un totale di oltre 100 milioni di soci che forniscono lavoro a circa 5 milioni e 400 mila persone.
L’Italia pesa nella Ue circa il 30% per numero di cooperative e circa il 20% per numero di addetti.
30 fra le prime 100 imprese italiane in termini di fatturato sono cooperative.
Le giovani generazioni sono più sensibili al tema della sostenibilità, e hanno un atteggiamento positivo verso quelle forme partecipative d’impresa che si concentrano sul capitale umano piuttosto che su quello finanziario. Le cooperative possono rappresentare una risposta a queste esigenze. Ma c’è un però… Per poter giocare questo ruolo, le cooperative hanno bisogno di non essere ostacolate da normative comunitarie o nazionali. Quello che vogliono è poter competere su un terreno di parità con quelli che sono gli altri, e diversi, attori economici.
Come ogni altro attore economico anche le cooperative si sono scontrate con il difficile scenario di questi anni, ma, come diversi studi hanno sottolineato, almeno in certi settori esse hanno mostrato forti segni di resilienza. Le banche cooperative, per esempio, hanno risentito meno della crisi rispetto alle banche private d’investimento: le loro perdite e svalutazioni sono relativamente moderate, e concentrate principalmente nelle attività internazionali. Inoltre, nessuna banca cooperativa è rientrata in programmi di nazionalizzazione, né è fallita. Le istituzioni finanziarie che sono andate incontro a procedure di questo tipo sono banche commerciali o banche pubbliche, oppure ex gruppi cooperativi che hanno scelto di demutualizzarsi, per esempio la Northern Rock e Bradford & Bingely nel Regno Unito. Senza dimenticare un altro elemento molto importante: in tutti questi anni le banche coop non hanno mai smesso di sostenere le imprese, con una quota di mercato media nel finanziamento delle PMI attestatasi, in Europa, a circa il 29%. Più in generale, in molte cooperative soci e dipendenti hanno lavorato fianco a fianco per evitare perdite di posti di lavoro, per esempio riducendosi lo stipendio, scelta che ha riguardato anche i manager, e utilizzando le riserve patrimoniali accumulate nel corso degli anni dall’azienda.

Redazione

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Tutto si integra nell’eterno ritorno: ciò lo sanno gli umoristi, i santi e gli innocenti. -Pier Paolo Pasolini

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