Uomini e donne, amici mai?

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Meg Ryan e Billy Crystal nel film diretto da Rob Reiner, Harry ti presento Sally (1989)

Di Paolo Cappelli

L’idea che il sesso rappresenti il principale ostacolo all’amicizia tra uomo e donna è antica come il mondo. Di fatto, la questione sessuale è un problema prevalentemente maschile. Le donne, infatti, sembrano riuscire meglio dei maschietti a reprimere gli istinti sessuali e la causa di ciò va ricercata nella diversa fisiologia: l’area della “istintività sessuale” nel cervello maschile è 2 volte e mezza più grande di quella nel cervello femminile (e questo già basterebbe), mentre i livelli di testosterone gettano il maschio in una sorta di trance chimica ad ogni invitante decolleté.

Eppure, una volta, l’apparentemente insormontabile problema del sesso era di secondaria importanza. Prima dell’avvento dell’ideologia femminista, prima delle due guerre mondiali e prima che le istituzioni educative si uniformassero, le ragioni contro la possibilità di un’amicizia platonica sostenevano l’ipotesi dell’incapacità femminile piuttosto che le “urgenze” maschili. La logica, in sostanza, non era che uomini e donne impegnati in conversazioni potessero essere distratti dalla prospettiva di un contatto fisico, ma che non avrebbero avuto elementi di conversazione.

Aristotele, che scrisse profusamente dell’amicizia nell’Etica Nicomachea, praticamente esclude le donne dalla dissertazione. E mentre concede che l’amicizia è possibile tra marito e moglie, specifica che il matrimonio è una relazione iniqua e quindi imperfetta, simile al legame tra sovrano e suddito. I molti studiosi occidentali che hanno affrontato il tema nel tempo si sono trovati sostanzialmente d’accordo con questo assunto.
Nel De Amicitia, Cicerone sostiene che l’amicizia esiste tra i “bravi uomini”, implicando che le donne non possono farne parte. “In verità – scriveva sulle capacità delle donne Michel de Montaigne nel XVI secolo – la capacità ordinaria delle donne è inadatta a garantire quella comunione e quel cameratismo che sono alla base del sacro legame dell’amicizia; né la loro anima sembra salda abbastanza da sopportare la tensione di un legame così forte e durevole”.

La filosofia di de Montaigne riflette, o forse razionalizza, una realtà molto semplice: nel corso di gran parte della storia dell’Occidente, la società non era organizzata per promuovere legami non romantici tra i sessi. Le donne erano relegate a compiti finalizzati alla cura della propria famiglia, non avevano accesso all’istruzione e poco tempo veniva dedicato al corteggiamento. Sono stati celebrati esempi di grande amicizia tra uomini (Achille e Patroclo, Thomas Jefferson e John AdamsKarl Marx e Friedrich Engels) e donne (le matriarche bibliche Ruth e Naomi, le suffragette Elizabeth Candy Stanton e Susan Anthony). Tuttavia, a causa delle disuguaglianze strutturali, ci sono stati molti pochi casi di amicizia platonica vera e durevole prima del XX secolo. Esempi sono presenti qua e là nella storia, ma gli uomini e donne che si sono incontrati e trovati, e hanno tratto piacere dalla semplice compagnia reciproca, si sono poi scontrati con una tale ostilità sociale da rendere impossibile il mantenimento dei rapporti faticosamente creati.

Valga su tutti l’esempio della ricamatrice bolognese Angela Mellini, che una mattina del 1696 varcò il portone della chiesa del Santo Spirito e incontrò il chierico Giovanni Battista Ruggieri, poi suo padre spirituale. Nulla di strano se non il fatto che, in seguito, Angela intuì che c’era qualcosa di strano nel comportamento del religioso, qualcosa che andava contro “il voto di castità”, e glielo comunicò. Ruggieri respinse l’idea, ma alla fine dovette ammettere ad Angela di aver commesso atti impuri, accettando che questa divenisse la sua confidente. Il rapporto mutò: Ruggieri ascoltava la confessione di Angela e l’assolveva dal peccato, poi i ruoli si invertivano: Ruggieri chiamava Angela “madre”, si confessava a lei e ne riceveva la benedizione. Il maestro di religione e il discente erano sullo stesso piano, reciprocamente dipendenti, in cerca della guida e dell’assistenza dell’altro. Un tale comportamento, per quanto ben occultato, non poteva passare inosservato. Nel 1698, un’altra delle anime affidate alla cura di Ruggieri divenne sospettosa della relazione e denunciò il fatto all’Inquisizione, i cui ministri percepirono questo alternarsi di ruoli come una minaccia all’autorità maschile all’interno del clero e spedirono Ruggieri in esilio. Se Angela e il suo sacerdote erano pronti per qualcosa che assomigliava all’amicizia, la società in cui vivevano non lo era.

Le remore sociali hanno avuto effetti più subdoli alle origini dell’Europa moderna, non tanto nell’ostacolare l’insorgenza dell’amicizia tra uomini e donne, ma piuttosto nell’influenzare i rapporti tra questi. Si dice che il grande critico inglese Samuel Johnson sia stato amico della scrittrice Hester Thrale nel XVII secolo. I due si incontrarono con il marito di lei nel 1764 a un evento conviviale e continuarono a rivedersi regolarmente. Quanto i Thrale si trasferirono in campagna, Johnson diventò loro ospite fisso: gran parte della sua produzione letteraria si deve a questo periodo. Tra i tre, erano proprio Johnson e Hester ad avere il legame più forte, grazie al quale tradussero insieme e a versi alternati le opere del filosofo romano Boezio. Hester, nello scrivere del suo rapporto con Johnson nel suo diario disse che esisteva un “rispetto reciproco, fondato sui più autentici principi religiosi, di virtù e comunione d’idee”. E tuttavia, Johnson non si astenne mai dal prendere le parti del marito nel caso di dissapori all’interno della coppia, convinto com’era della necessità di ricondurre la donna al giusto alveo di sottomissione al consorte. Forse proprio per questo, all’approssimarsi del termine della sua esperienza terrena, Johnson modificò il suo modo di interpretare il suo rapporto con Hester: da compagna di traduzioni, questa divenne la sua damigella di servizio. Nondimeno, la natura stessa della relazione sembra essere più vicina a una proto-amicizia, a un precursore embrionale delle successive versioni del XX e XXI secolo.

Il critico letterario C.S. Lewis scrisse nel 1960 un libro dal titolo I quattro amori, in cui affermò che “laddove gli uomini sono colti e le donne non lo sono, laddove uno ha una vita sessuale attiva e l’altro no, o laddove i due svolgono un lavoro diverso, non esistono i presupposti per un’amicizia. Tuttavia, sarà facile notare che è proprio questa lacuna, piuttosto che un qualsiasi altro elemento della natura dei due, a escludere l’amicizia, poiché se i due possono essere compagni, possono anche essere amici”. Ribaltando questa logica, l’ipotesi è che gli uomini e le donne hanno un impulso a sviluppare relazioni intime e non romantiche con i membri dell’altro sesso. Di fatto, almeno fino al secolo scorso, ciò veniva ostacolato dalle disuguaglianze strutturali e dai filosofi che le giustificavano.
Ma a noi, in un certo senso, piace pensare diversamente e ricordare una bella frase di Antoine de Saint-Exupéry, il quale ha scritto che “Esiste un solo, vero lusso. Ed è quello dei rapporti umani”.

Anna Esposito

Partenopea, agnostica, grafomane appassionata di politica e di buon vino. Non correggo il caffè. Direttore editoriale di Itali@Magazine.

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