Ecologia del vivere: Buongiorno, buongiorno per tutto il giorno!

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di Peppe Mariani

Il concetto di crisi della politica e della rappresentanza, evidenziato a ogni piè sospinto da commentatori e dalla politica stessa, è solo la punta di un iceberg assai più vasto: mescolanza strutturale tra grandi interessi economici e politica, inadeguatezza dei partiti alla complessità sociale e alla ricchezza di forme di vita e di lavoro che definiscono il nostro presente, continuità dei processi di corruzione. Quanto più la politica e i partiti non sono in grado di rappresentare e leggere il disagio della società e dei cittadini, tanto più salta il nesso di rappresentanza politica in generale. Ma il gioco delle correlazioni diventa più acido quando affermiamo che, quanto più s’intensificano proposte di nuove forme di governance, tanto più permangono e acquisiscono nuova forma i partiti personalizzati, e assurgono a campioni assoluti, leader dalle forme chiare e nette di voyeur sociali. Malaffare e corruzione non accennano a fermarsi, e la politica assume il carattere insopportabile del parassita. I partiti hanno enormi responsabilità in merito. La loro incapacità nel cogliere il pieno della mutazione italiana e globale, li ha fino in fondo puniti, tanto che parlare di sinistra o di destra, oggi significa parlare di qualcosa che non esiste più in parlamento e che difficilmente esiste nella società. Non è facile demagogia, e neanche falso moralismo di cui si riempiono la bocca i “nuovi politici“, che ci ri-propongono come nuova politica un leaderismo assoluto, un becero populismo, un disprezzo per ogni percorso partecipativo. Anzi paradossalmente usano (vedi primarie e riforme di questi ultimi anni e le prossime che stanno per arrivare) queste esigenze e domande sacrosante con gli artifizi e i conseguenti risultati del mago Gargamella. E diventa sempre più difficile distinguere le persone dai partiti e i partiti dalle persone. Tutti a caccia di riforme, infatti, sono tutti riformisti, e tutti a caccia di consensi, infatti, sono campioni di banalità comunicativa, buona per tutti e in ogni contesto.
semplicitàEppure continua a battere il cuore della società reale, un cuore sempre più indipendente, sempre più capace di parlare alla nuova condizione delle fragilità umana, che taglia trasversalmente la società rendendola sempre più impalpabile e distante dalla politica. Il coraggio in politica allora diviene la capacità di stare dalla parte degli invisibili, lasciando stare compatibilità di partito e riprendendo la traversata in mare aperto.
Spesso i partiti e i suoi santoni in quest’ultimo decennio si sono concentrati e spesso uniti solo su due cose: il gioco dei ruoli sulla demonizzazione dell’avversario, e un lavorio per mettere in evidenza l’esclusione feroce di chiunque mettesse nella propria agenda parole o comportamenti atti a criticare la loro supremazia. Una battaglia tirannica che ha visto come esito finale la cooptazione o la marginalizzazione di ogni “esterno” alle loro visioni personalistiche. Chiaramente si è gettato alle ortiche la difesa del cittadino e delle sue aspirazioni, senza curarsi molto dell’interesse comune. Colpa grave per una classe dirigente, peccato mortale in questo periodo storico dove le industrie e i commerci globali domandano visioni e relazioni complesse e multiformi, decisioni di mercato e indirizzi pubblici, nazionali e sovranazionali che richiedono spazi e innovazioni di grande respiro. Un formicaio di giganti che però devono saper inquadrarsi in reti e progetti dove vanno coordinate le responsabilità di tanti, e per la comunità nazionale mostrare fragilità significa inesorabilmente cadere vittima dei molti speculatori sparsi a livello planetario che però si uniscono nelle strategie predatorie.
Quindi la responsabilità dei partiti tradizionali è enorme. E’ diventata assoluta quando pur comprendendo la necessità del cambio di passo e della necessità di “mostrare” segni di cambiamento vero, hanno continuato nei loro teatrini propagandistici, ormai noti a tutti.
Quindi le parole di Alexander Langer sono medicina necessaria e corroborante: “Forse è troppo arduo essere portatori di speranze collettive: troppe le invidie e le gelosie di cui si diventa oggetto, troppo grande il carico di amore per l’umanità e di amori umani che s’intrecciano e non si risolvono, troppa la distanza tra ciò che si proclama e ciò che si riesce a compiere“.
Ecco questo carico di amore che anch’io mi porto dentro non voglio che si trasformi in rabbia sciocca, in frustrazione galoppante che accompagna le nostre giornate, ma deve diventare il ruggito continuo dei piccoli gesti. Cosi ogni mattina ho preso a decantare la felicità del benessere. Non parlo più di politica circense e non sono legato a nessuna fazione. Ogni mattina ho preso a gettare dentro i social media propositi e piccolissime riflessioni. Forse non ho risolto nulla, ma la mia posta privata ha iniziato a intasarsi di domande e di ringraziamenti: Ma la via allora sta nel riconquistare la semplicità? Non lo so, però sorrido di più e più gente mi sorride. E allora: “Buongiorno, buongiorno per tutto il giorno”, a chi ancora riposa e a chi invece ha già iniziato o non ha mai smesso di girovagare nei viottoli oscuri della vita. Ma un “chapeau” a chi lavorerà per dare a tutti, positività e felicità, e perché no, un domani migliore. E’ vero, le parole, spesso, non ci danno alcuna soddisfazione e nemmeno ci sollevano dai dubbi o risolvono i problemi, ma spesso creano stimoli nel modo di stare al mondo e avvinarsi alla nostra comunità affettiva. Spesso e con irruzione iniziano a dare corpo alle danze della giornata. Mostrano considerazioni, vicinanza, sentimenti e una profonda partecipazione alla vita di ciascuno, quella vita che spesso ci sbaraglia e ci fa sentire soli. Non smettiamo mai di ascoltarle, perché anche quando volteggiano su note musicali estranee o appaiono solo rumori lontani, statene certi che accogliendole, troveranno una crepa dove adagiarsi. Allora sentirai subito la vibrazioni del tempo che passa con velocità rumoreggiante. Potremmo depositarle anche in un taschino nascosto, e lasciarle riposare perché, in fondo, sono sempre ricche di naturalezza. Con perseveranza leonina, allora, insistiamo a gettare gli sguardi lontano, senza intimorirci, anche quando l’immagine sembrerà sbiadita e non riconosceremo nessun aspetto familiare. Viaggiamo, dove il cuore batte più forte e certamente troveremo sempre una chiave, una vecchia chiave che con semplicità saprà aprire, come in un inesplicabile prodigio, la serenità e quell’energia “buona” che con tanto rimescolamento ricerchiamo dentro i pertugi del futile. Allora quella nota musicale che appariva senza ordine, nascosta e solitaria, inizierà a scandire quelle infinite melodie delicate a noi così care.

Stefania Taruffi

Stefania Taruffi

Laureata in Lingue, co-fondatrice di Itali@Magazine. "Fare cultura" è la sua passione.

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