The Trouble with Angels: Ray Caesar @Dorothy Circus Gallery. Una dolceamara bellezza

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di Martina Peloso

Da tempo il nostro Paese è alla ricerca di una bellezza da cui farsi ispirare, ma preferisce delegare all’Oscar il pensiero di incoronare il senso estetico italiano con Paolo Sorrentino.

La bellezza in noi non è innata, né gratuita. E l’impegno di cercare la bellezza lì dove è giusto che vada cercata, rompere il muro dell’apparenza e ricavarla nella difficoltà e nella crisi per capire cosa la vera bellezza vuole significare, per noi italiani non è affare da poco, anzi, è un arbitrio che ancora dobbiamo imparare a conquistare.

La bellezza immediata e apparente non produce interesse né valore, perciò va rintracciata con cura: ma in questo Paese un po’ superficiale il rischio della ricerca è di fissarsi sul male e, anche qui, di non andare più in là della paura e gettare la spugna.

Nella ricerca della bellezza consiglio di farsi istruire dall’arte: la Dorothy Circus Gallery di Roma (via dei Pettinari, 76), maestra da anni nel campo della promozione del Pop Surrealismo in Italia, ha allestito la personale di Ray Caesar dal titolo “The Trouble with Angels“. Questa mostra interessa Roma e Torino: nella capitale è stata inaugurata alla presenza del famoso artista e resterà in esposizione nella galleria di via dei letudiant_PR-413x344Pettinari fino al 6 aprile affiancata dalla buona compagnia dei quadri di Anita Kuntz, cartoonist canadese; contemporaneamente una diversa selezione di opere di Ray Cesar sfila a Torino presso Palazzo Saluzzo Paesana, dove resterà in mostra per due mesi.

Ray Cesar insegna una bellezza violenta e piena di dolcezza, risultato di un occhio che si è al lungo allenato sulla vita vera e che l’ha misurata con compassione.

Nato a Londra nel 1958, Ray mostrò un’incontenibile vocazione artistica sin da bambino, quando osava disegnare su qualsiasi cosa, compresi pareti e pavimenti. In età adolescenziale si trasferì con la sua famiglia a Toronto, in Canada, dove iniziò a lavorare come fotografo e illustratore all’interno del dipartimento di arte e fotografia medica di un ospedale pediatrico, in cui sarebbe rimasto per 17 anni. Quest’esperienza fu tanto essenziale da poter essere ravvisata nella cifra della sua arte. Lo stretto contatto con bambini gravemente malati o turbati nel corpo da operazioni ha spinto Ray Cesar a focalizzarsi sul candore e la sincerità di queste creature e di andare oltre il loro problema, integrandolo. Ecco perché nelle fanciulle protagoniste delle sue opere la menomazione è risolta spesso in arti di polpi o di ragni, in bracci meccanici che sostituiscono le braccia umane.

Il primo impatto con le opere d’arte di Ray Cesar, tutte realizzate in computer-grafica e poi stampate in un numero limitato di copie, è una diffusa e piacevole sensazione di grazia, una riconciliante bellezza. Questo accade solo ad un primo sguardo distratto: appena si entra in rapporto di dialogo con le sue figure ci si rende conto che, dietro e dentro quel contesto rassicurante, pulito e zuccheroso di stile vittoriano e art decò, ci sono dettagli di tremenda fatiscenza e corruzione. Questi dettagli sono più o meno evidenti, in ogni caso balzano allo sguardo potenti come un risveglio di soprassalto… Ma sappiate che il risveglio è nell’incubo.

Non torna mai il conto di fanciulle albine, bellissime e diafane, presentate con tratti iperrealistici, che mostrano Desire_PR-211x211tatuaggi, suture chirurgiche fresche, crani ipertrofici ed enormi, simpatia per i lupi delle favole, file di denti più lunghe di quelle di uno squalo. Eppure queste adolescenti biancaneve che popolano le opere di Ray Cesar sembrano muoversi con estrema disinvoltura nel loro spazio. Attenzione però, il loro è un muoversi consapevole del nostro sguardo: le piccole principesse sono attrici consumate, come se la cornice fosse il perimetro di una tv, e ci offrono uno spettacolo seducente, provocante e provocatorio, seppur silenzioso. Fingono indifferenza ma sono estroverse, quasi esibizioniste,  e ci invitano nella loro realtà deformatoria, nella quale avere i tentacoli per camminare è una consuetudine, perché forse con protesi ferine e meccaniche nel loro mondo ci si nasce.

Coinvolti nel punto di vista di queste prodigiose e candide adolescenti, ci rendiamo conto che le cicatrici e i tatuaggi non tolgono nulla alla loro bellezza, ma la rendono ancora più conturbante; esse sono “fiere”, nel duplice senso di rappresentare il lato animale e istintivo della bellezza e di esserne orgogliose.WeThreeKings_PR-211x211

Intelligenti e profonde, oltre che scaltre, portano talvolta il peso dei pensieri-formiche rosse pungenti sulla pelle: ricordano il pungolo sotto forma di tafano di Io, fanciulla trasformata da Era in giovenca.

Ray Cesar crea i suoi personaggi con un’anima a tutto tondo: lo fa utilizzando un programma di nome Maya, tramite il quale modella le sue eroine in 3D per poi scegliere la loro posa migliore su cui innestare colori, oggetti e ambienti.

L’arte di Ray Cesar è tanto efficace e sa interrogarci a tal punto che ha avuto successo in tutto il mondo; ha sedotto Madonna ed altri artisti di fama internazionale, che hanno acquistato le sue stampe.

Se è vero che la bellezza salverà il mondo, qualcuno sa già di quale bellezza abbiamo bisogno.

Redazione

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Tutto si integra nell’eterno ritorno: ciò lo sanno gli umoristi, i santi e gli innocenti. -Pier Paolo Pasolini

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