Ecologia del vivere: Vite interrotte

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di Stefania Taruffi


E’ un fatto di cronaca nera quello che ha fatto il giro d’Italia e non solo in questi giorni, inorridendoci: il delitto efferato di uno zio che, dopo aver ucciso la nipote 15enne, l’ha anche violentata. Ha violentato una piccola donna senza vita, sotto a un fico. La notizia sta muovendo la rabbia di milioni di persone che si sono mobilitate, anche sul social network facebook, perché sia fatta giustizia per Sarah Scazzi. Se scorriamo le statistiche dell’Unicef e i dati riferiti alle violenze sui minori, non si riescono a identificare numeri certi e questi variano secondo i casi e la tipologia di violenza e bisogna tenere conto che spesso, molti crimini non sono nemmeno denunciati e non rientrano dunque in quelle statistiche. Pedofilia, prostituzione infantile, violenza fisica, psicologica, stupri casalinghi, sfruttamento minorile, abusi da parte di preti. La violenza sui minori ha mille volti e fa inorridire. Vite spezzate, distrutte, mortificate sul nascere, nel momento più delicato, quello della crescita.
La violenza tra le mura domestiche è sempre esistita, solo che un secolo fa restava circoscritta fra quelle mura e quindi non faceva scandalo. Semplicemente perché non c’erano i mezzi di comunicazione a darne risalto. Spesso i ‘vizietti’ di parenti e amici, dei sacerdoti, erano coperti dal silenzio dei familiari omertosi, o della chiesa, che sapevano tutto ma non ammettevano, né tantomeno denunciavano nulla. Stupri, violenze fisiche e psicologiche su giovanissime donne, da parti di padri, parenti, amici che vivevano a stretto contatto con le vittime che spesso, terrorizzate da ricatti morali e fisici, restavano in silenzio. E le cose non sono cambiate. Piccole, fragili donne cresciute nel segno del disturbo, della sofferenza, della violenza inferta da chi dovrebbe invece proteggerle, amarle e rispettarle. La casa e la chiesa sono per alcuni bambini, luoghi di guerra e sofferenza, non di pace e accoglienza. Non è forse il nucleo familiare, quello di cui ci si dovrebbe fidare? L’unico posto dove sentirsi protetti? I genitori e la famiglia dovrebbero rappresentare, soprattutto per le giovani donne, i bambini in genere, il ‘nido’ dove vivere serenamente e crescere con valori sani, cercando di attingere all’esempio positivo degli adulti. Il mondo è già abbastanza crudele e i genitori, le persone più vicine ai giovani, dovrebbero aiutarli a difendersi dall’esterno. Poi leggiamo dell’esistenza di mostri come Michele Misseri, che operano dentro la famiglia. Probabilmente c’è dell’altro, ci sarà un vissuto nascosto, un passato, vizietti e storie non raccontate dall’omicida e dai familiari, ma che stanno emergendo da piccoli dettagli, perché in queste tristi storie ci sono malvagità e abusi quotidiani. Alcune volte anche la morte. Che i disturbi mentali o dell’equilibrio siano sempre più diffusi, lo testimoniano molti atti estremi compiuti da persone apparentemente ‘normali’. Non c’è dunque da stare tranquilli con nessuno. Una normalissima giovane donna qualche mese fa ha buttato dalla finestra, uccidendola, la figlia di 5 mesi, solo perché piangeva. Tutti in preda alle depressioni che offuscano il cervello? “I bambini ci guardano, e in molti casi, ci odiano” diceva De Sica. E alcuni bambini hanno proprio ragione. Se l’inferno esiste, loro lo vivono. Il Paradiso è per pochi e spesso, neanche per preti, vescovi e i religiosi, stante le cronache. Gli abusi sui minori accompagnano la storia della chiesa da secoli e solo alcuni casi sporadici sono noti o pubblicati dalle cronache, come quello del prete americano con 200 bambini sulla coscienza (New York Times 25/03/2010). Misseri, lo zio omicida, però ha pregato sul pozzo dove aveva infine annegato la giovane nipote uccisa. Ha formulato un’Ave Maria per cancellare ogni peccato. Viene da pensare se esista una pena tanto severa che possa fare davvero giustizia al male inferto ai bambini, ai giovani. Resto con il dubbio, ma un’idea mi viene in mente.

Foto in licenza CC: Almarita (en sevilla)

Stefania Taruffi

Stefania Taruffi

Laureata in Lingue, co-fondatrice di Itali@Magazine. "Fare cultura" è la sua passione.

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