Calcio, tra contraddizioni e la dignità di uno sport da recuperare

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Stadio Marassi, Lancio di lacrimogeni e petardi da parte della tifoseria serba sugli spalti

 Di Vanessa Mannino 

 

L’associazione presieduta dall’avvocato Sergio Campana, in perfetta  sintonia con le squadre di Serie A, aveva deciso che queste non dovevano scendere in campo nelle giornate di campionato del 25 e del 26 settembre a causa dell’introduzione di un nuovo regime contrattuale, il quale secondo l’Aic comporterebbe “la carenza più assoluta di ogni forma di tutela”

Massimo Oddo , portavoce degli scioperanti, aveva affermato che i calciatori sono lavoratori come tutti gli altri, e  avere ingaggi  alti non può significare godere di meno diritti, aggiungendo che la loro non e’ una minaccia ma una presa di posizione: d’altronde quello che loro chiedono è di essere trattati come persone e non come oggetti.
”Secondo l’accordo scaduto – ha osservato Campana – il giocatore poteva scegliere il proprio medico di fiducia e il club partecipava alle spese. Ora invece la Serie A vorrebbe imporre la scelta del medico e qualora il calciatore decidesse altrimenti dovrebbe sopportare tutte le spese da solo”. Maurizio Beretta, presidente della Lega di Serie A, inoltre aveva affermato che il nuovo accordo riguarderebbe solo 625 giocatori di serie A (più 160 giovani ai minimi contrattuali) che hanno una retribuzione media di un milione e 300 mila euro l’anno e nessuno di questi ha un contratto non in vigore.  

Molte sono state le reazioni di disapprovazione rispetto a queste proteste. Appare forse ai più imbarazzante pensare ai motivi di tale sciopero, in tempi in cui famiglie intere sono arrivate al capolinea, in un periodo in cui si è immersi nella crisi e milioni di persone sono disoccupate. Ai molti non può che apparire ingiusto assistere ad uno sfilare di proteste sindacali da parte di chi è abituato a vedersi attribuire ingaggi folli, ancor di piùnei casi in cui sembrano addirittura immeritati, mentre molti lavoratori precari vengono sfruttati, sottopagati e purtroppo non di rado tentano gesti estremi perché in preda alla disperazione. 

Una critica, questa, che ovviamente non vuole puntare il dito contro l’intera categoria dei calciatori, ma solo cercare di mettere in luce delle contraddizioni di uno sport sempre più eccessivo ed esasperato. E lo spirito sportivo a latitare troppo spesso, mentre a non mancare mai sono le avvilenti notizie di scontri e scorrettezze che avvengono sia in campo che fuori. Basti pensare alle scene di inenarrabile  violenza e di guerriglia avvenute ieri allo Stadio Marassi di Genova, mentre doveva disputarsi la partita Italia-Serbia, invece sospesa a causa dei disordini scatenati dagli hooligan serbi. Il bilancio parla di almeno tre feriti gravi. Cosa resta oggi del calcio?

SSD Caninese Calcio femminile allenata da Luca Spicaglia

Forse la risposta la possiamo trovare nelle realtà piccole, ma esemplari. Domenica 17 ottobre inizia un nuovo campionato di calcio a cinque per le ragazze della SSD Caninese Calcio femminile, in un piccolo paesino della provincia di Viterbo.
Ragazze normali, ma soprattutto ragazze che non vengono pagate, che giocano davvero per divertirsi e per regalare ai tifosi emozioni.
L’allenatore Luca Spicaglia  ha deciso di regalare un po’ del suo tempo libero alle 12 ragazze della squadra, aiutato da persone del posto che, durante gli allenamenti, si prestano per far sì che i risultati in campo siano ottimali.
Tiziana, Rosella, Annalisa, Giulia, Valentina, Alessandra, Elisa, Chiara e Ilaria sono solo alcuni dei nomi che caratterizzano questa squadra completamente in rosa! 

Bisogna rallegrarsi allora, perché fortunatamente è in queste piccole squadre che emerge il vero spirito del calcio. Si spera di poter ripartire da ciò che di positivo può rappresentare ancora questo sport per le giovani generazioni di oggi e di domani.

Anna Esposito

Partenopea, agnostica, grafomane appassionata di politica e di buon vino. Non correggo il caffè. Direttore editoriale di Itali@Magazine.

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