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Ecologia del vivere: lasciarsi guidare dal branco non fa bene alla salute

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Di Peppe Mariani

pecoraneraSpesso mi capita di volare in territori trasparenti, seducenti, vibranti. Rintraccio, certamente, una profonda consequenzialità tra il linguaggio del corpo e quello dell’anima. Un’azione, un’emozione buona si riverbera con istantaneità nel fisico. Mi sono trovato, altresì, a percorrere le strade più difficili dell’esperienza umana. Senza mai respirare ho buttato il cuore oltre le apparenze, oltre le convenzioni. Questo ha grattato la mia energia vitale. Sono caduto molte volte ma in ogni abisso ho trovato sempre la vita, la gaiezza e un sorriso. Ho, altresì, osservato l’affanno tramutarsi in disperazione. Non ho abbassato lo sguardo. Mi sono accovacciato, ma non ho abbassato lo sguardo. Sempre in battaglia sempre in partita, anche quando la palla si è fermata per lunghi periodi. Non riesco a girarmi davanti alle ingiustizie. Non riesco a fare grandi mediazioni, ma ho saputo lavorare con la pazienza e ho sempre trovato rifugi, dove poter sostare per riacquistare energia e scoprire nuove vitalità. Una grande fortuna è stata il non aver perso mai la visione di nessuno di questi rifugi, che spesso tornano a riempire le notti grigie abitate da fantasmi impudenti. Allora cammino senza dare per scontato nulla. Certo mi faccio trascinare dal cuore, dalle sensazioni, dalla voglia di vita, dalle passioni. A volte, però, lascio al silenzio, agli occhi le ali per girovagare in territori diversi dove acciuffare nuove grammatiche. Scopro sempre con meraviglia nuovi segreti, illuminanti rivelazioni. Nella vulgata comune, questo comportamento, è avvertito come colpa grave, perché cammini in modo discorde e i rischi di rimanere isolati sono alti, come nella profezia che si autodetermina. Non è accettabile non partecipare alla mensa dei porci, dove si dispensano slogan, frasi comuni e ricette idiote. Dove le urla del capo si devono imitare e omaggiare. Dove la battuta del capotavola, anche se volgare e infida, deve essere accolta dall’applauso, quasi facesse parte di un vincolo pattizio tra i solidali. Dove sono distribuite le prebende per sbarcare il lunario. Certo, l’impatto umano è forte e incalzante. Spesso è più facile, lasciarsi guidare dal branco, coperto, tutelato ed anche esonerato dalla tensione arrabbiata per il desiderio di un po’ di giustizia. Questa “fatica”, però non solo, è diventata il mio pane quotidiano, ma raffigura una battaglia incessante e senza tregua, affrontata con determinazione e a volte in solitudine. Rappresenta, però, la propulsione per continuare ad alzare l’asticella del ben-essere. Perché la vita per me rimarrà sempre, passione, perseveranza, determinazione e il coraggio di sognare di cambiare il mondo. Perché disegna la certezza di vivere una quotidianità che abbia tutte le note di una bella melodia. Thomas Cucchi affermava: ”Si può combattere a pallottole o a parole. Le prime finiscono”.

Stefania Taruffi

Stefania Taruffi

Laureata in Lingue, co-fondatrice di Itali@Magazine. "Fare cultura" è la sua passione.

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