Per la prima volta a Roma l’arte di Frida Kahlo, la pasionaria dell’arte messicana

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Di Stefania Taruffi

Ero solita pensare di essere la persona più strana del mondo ma poi ho pensato, ci sono così tante persone nel mondo, ci deve essere qualcuna proprio come me, che si sente bizzarra e difettosa nello stesso modo in cui mi sento io”.
Così diceva Frida Kahlo di sé. Tuttavia, seppure di donne bizzarre e originali al mondo, ve ne siano state molte, lei è stata un personaggio unico, frutto delle vicissitudini della sua vita, di una personalità incisiva e di un destino che l’ha portata a diventare l’icona indiscussa della cultura messicana novecentesca, venerata anticipatrice del movimento femminista, marchio di culto del merchandising universale, seducente soggetto del cinema hollywoodiano.
Frida Kahlo (1907-1954), pittrice messicana, si offre alla cultura contemporanea attraverso un inestricabile legame fra arte e vita. Un’arte che non riflette solo la sua vicenda biografica, segnata a fuoco dalle ingiurie fisiche e pubbliche, subite nel terribile incidente in cui fu coinvolta all’età di diciassette anni, ma anche la storia e lo spirito del mondo a lei contemporaneo che contribuirono alle trasformazioni sociali e culturali, sfociate poi nella Rivoluzione Messicana.
La rassegna alle Scuderie del Quirinale di Roma, promossa dal Ministero dei beni e delle Attività Culturali e del Turismo, da Roma Capitale – Assessorato alla Cultura, Creatività e Promozione Artistica e organizzata dall’Azienda Speciale Palaexpo, e curata da Helga Prignitz- Poda, è la prima retrospettiva in Italia dell’artista e documenta l’intera carriera artistica di Frida Kahlo, riunendo i suoi maggiori capolavori provenienti da tutto il mondo: 160 opere tra dipinti e disegni. La mostra si concluderà il 31 agosto 2014.
Oltre quaranta straordinari autoritratti e ritratti, tra cui il celebre

Autoritratto con collana di spine e colibrì - 1940

Autoritratto con collana di spine e colibrì – 1940

Autoritratto con collana di spine” del ’40, immagine della mostra, mai esposto prima d’ora in Italia e l’”Autoritratto con vestito di velluto” del ’26, dipinto a soli diciannove anni.
Autoritratto con vestito di velluto -1926

Autoritratto con vestito di velluto -1926


Il tema principale è quello dell’autorappresentazione, anche nei disegni. Il genere “ritratto” assume con lei lo speciale significato che esso ha rappresentato nella trasmissione dei valori iconografici, psicologici e culturali propri del “mito Frida”, perché non vi è dubbio ormai, che il mito generatosi intorno alla figura di Frida, abbia assunto una dimensione globale.
Questa esposizione intende dimostrare, a sessant’anni dalla sua morte, che la fama planetaria delle opere di Frida Kahlo, non deriva solo dal fascino, talora morboso, della sua vicenda biografica, attraversata da incontri fatali, accese passioni e forti sofferenze, ma si fonda soprattutto sul potere evocativo della sua arte.
Autoritratto come Tehuana (o Diego nei miei pensieri) - 1943

Autoritratto come Tehuana (o Diego nei miei pensieri) – 1943

Fortemente toccata dalle nuove avanguardie e dai movimenti culturali internazionali dal Modernismo al Surrealismo, dalla Nuova Oggettività al Realismo magico, fino allo Stridentismo e la loro arte rivoluzionaria, Frida seppe trasfigurare il proprio mondo interiore in un linguaggio artistico inimitabile che, ancora oggi, continua a esercitare un effetto magico sull’osservatore.
Il tempo ha dimostrato che seppe esprimere con grande anticipo nella sua opera, temi assoluti e fondamentali rispetto alla sensibilità dell’uomo moderno: il contrasto tra individuo e società, l’identità nazionale e il rapporto con le proprie radici, l’amore e la sofferenza, la realtà e la trascendenza.
Frida ha subito anche moltissimo il fascino e l’arte del marito, Diego Rivera, famoso artista internazionale di pitture murali, concepite come elementi di un processo di educazione del popolo e destinate a luoghi pubblici di rilievo. Quando, poco dopo il matrimonio, seguì il marito negli Stati Uniti, chiamato a dipingere un’opera al Rockefeller Center di New York, lontana dal suo paese, Frida si concentrò sulla propria identità nazionale, osservando quel nuovo mondo che incontrava e comparandolo con quello da cui proveniva.
Un altro momento importante nella vita di Frida ha rappresentato nell’aprile del 1938 l’incontro con André Breton, teorico del Surrealismo, che giunse in Messico per una serie di conferenze e fu ospitato, con la moglie, da Frida e Diego. Nel frattempo Frida aveva offerto ospitalità presso i genitori anche al rivoluzionario russo Lev Trotsky e sua moglie Natalia, in fuga da Stalin, cui il Messico aveva dato asilo grazie all’intervento di Rivera. Trotsky, Breton e Rivera scrissero il “Manifesto per un’arte rivoluzionaria indipendente“, in cui rivendicavano l’assoluta libertà del pensiero artistico.
Interessante, nell’ambito della mostra romana, la sezione con le fotografie del fotografo Nickolas Muray, che ebbe con l’artista una relazione di amicizia trentennale e che la ritrasse in molte occasioni.
A New York, Muray, fu il pioniere della fotografia a colori, che realizzava con la tecnica dei filtri, prima della scoperta della pellicola a colori.
In questa sezione sono esposte anche le fotografie del grande fotografo colombiano Leo Matiz, rimaste fino a oggi inedite e qui esposte per la prima volta.
L'amoroso abbraccio dell'universo, la terra (Messico), io, Diego e il signor Xolotl - 1949

L’amoroso abbraccio dell’universo, la terra (Messico), io, Diego e il signor Xolotl – 1949

Capolavoro indiscusso e assoluto dell’arte di Frida Kahlo resta il dipinto “L’abbraccio dell’amore e dell’universo, la terra (Messico), io, Diego e il signor Xòlotl“, realizzato nel 1949, nel quale Frida rappresenta il suo desiderio di conciliare in un’unità cosmica, l’opposizione insanabile tra lei e Rivera, con il quale si sposò due volte ed ebbe un amore tribolato.
L’”Autoritratto con colomba e lemniscata” (matita, 1954), fu presumibilmente l’ultima opera d’arte realizzata da Frida Kahlo. Quando sia il sole sia la luna sono ormai tramontati, una colomba, simbolo dell’anima smarrita, è sospesa sul capo dell’artista. Frida appare ammutolita, i suoi occhi penetranti sembrano cogliere l’infinito e sono pieni di tristezza, nel vedere la strada ingannevole percorsa nella vita.
Come apprendiamo dal suo diario, la colomba alludeva a una celebre poesia scritta da Rafael Alberti nel 1941:
Si sbagliò la colomba.
Si sbagliava.
Per andare a nord finì a sud.
Credette che il grano fosse acqua.
Si sbagliava.
Credette che il mare fosse il cielo;
e la notte, mattina.
Si sbagliava, si sbagliava.
Credette che le stelle fossero rugiada;
e il calore, nevicata.
Si sbagliava, si sbagliava.
Credette che la tua gonna fosse la tua blusa
e il tuo cuore la sua casa.
Si sbagliava, si sbagliava.
Lei si addormentò sulla riva.
Tu, sulla cima di un ramo.

L’esposizione alle Scuderie del Quirinale rientra in un progetto congiunto che Roma e Genova presentano con due grandi mostre dedicate all’opera dell’artista messicana Frida Kahlo. “Frida Kahlo e Diego Rivera” a Palazzo Ducale di Genova dal 20 settembre, racconterà l’altra grande influenza che ebbe nella sua arte, il suo universo privato, al centro del quale lei metterà sempre il marito Diego.

Stefania Taruffi

Stefania Taruffi

Laureata in Lingue, co-fondatrice di Itali@Magazine. "Fare cultura" è la sua passione.

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