Ecologia del vivere: l’indifferenza e il coraggio di combatterla

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di Stefania Taruffi

La piazza della Stazione Anagnina a Roma sarà probabilmente intitolata a Maricica Hahaianu, la giovane infermiera rumena deceduta venerdì scorso per mano di un ventenne che le ha sferrato un pugno mortale sul viso, solo perché infastidito dal comportamento della donna, in fila alla stazione. Il gesto è riprovevole e l’uomo da condannare, su questo non ci sono dubbi. Sono sempre di più gli squilibrati o i violenti in giro per le nostre strade e in alcuni quartieri di molte città, è quasi consigliabile non proferire parola e ignorare la mancanza di educazione. Questo potrebbe salvarci la vita e nessuno ci condannerà per una risposta non data.

L’ignoranza è un male che non possiamo estirpare a parole o con lamentele o litigi sterili, tantomeno urlando più degli altri. L’ignoranza regna sovrana ovunque e anche se la notiamo e la condanniamo, quando ci sfiora, possiamo tranquillamente girare il capo. Tuttavia, c’è una cosa che non possiamo ignorare, anzi, abbiamo il dovere di evitarla come la peste, sia come cittadini sia come esseri umani: l’indifferenza. Noi non possiamo continuare a essere indifferenti, ad avere paura e a fare finta di niente.

Abbiamo il dovere di fermarci davanti ad una donna sdraiata per terra sanguinante e capire cosa le è successo, aiutarla, prestarle soccorso, rincuorarla, anche se pare senza vita e non sappiamo cosa fare. Dobbiamo fare tutto il possibile in alcuni momenti, dimenticarci di noi stessi, dei nostri impegni, dei pensieri, degli appuntamenti. Affrontando le nostre paure, non dobbiamo permettere che l’indifferenza s’impossessi di noi e della società, non possiamo educare i nostri figli nell’indifferenza, scivolare quotidianamente sulle cose, sulle persone, sugli eventi come degli egoisti impauriti, indifferenti a tutto, tranne che a ciò che ci interessa.

L’indifferenza è come un sottile strato di fango che sta ricoprendo ogni cosa. Non ci sono quasi più lotte politiche, cause sociali, grandi passioni, sane competizioni, stimoli alla crescita, non ci si ribella alle ingiustizie; neanche la morte, la disabilità, la sofferenza altrui colpiscono più. Regna sovrana l’indifferenza. A combatterla solo un piccolo esercito volontario di anime pure e altruiste che ancora si mettono in gioco per le piccole-grandi cause. L’indifferenza è vorace e tenta di inghiottire anche loro. Per fortuna, non ci riesce. Per fortuna c’è ancora chi grida più forte e vuole giustizia, o almeno ci prova. Chi fa alzare di forza gli ignoranti dai posti riservati agli invalidi, che salgono sull’autobus con le stampelle; chi si ferma quando un uomo cade per strada; chi dona un sorriso a un bambino, o a un volto addolorato. Chi rincuora estranei con una parola, un gesto gentile, chi fa dono di sé e delle cose che possiede,  spontaneamente, condivide e viene incontro all’altro, ascolta e azzarda una parola al momento giusto. E’ uno dei mali di questa nostra società, l’indifferenza. Proviamo a evitarla, combatterla, tramutarla in interessamento, partecipazione, coinvolgimento, sinonimi di amore e passione, che dovrebbero essere il motore di tali sentimenti. Siamo forse svuotati anche di questi ed è un gran peccato.

Perchè la passione è coraggiosa e muove ogni cosa, arriva al cuore dei problemi e li risolve.“Che t’importa!!!” dissero un giorno a un mio amico. “A me importa di tutto…” rispose. Ecco, dovremmo pensarla tutti così, ritrovando nell’interessamento, un alleato che ci renda migliori. E renda così migliore anche il nostro mondo.

Foto in licenza CC: Indifferenza da Gabriele Camelo

Stefania Taruffi

Stefania Taruffi

Laureata in Lingue, co-fondatrice di Itali@Magazine. "Fare cultura" è la sua passione.

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