In viaggio con il Coen Quartet

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di Marina Capasso

Arrivati al penultimo appuntamento del Cultural Bridge Festival, progetto con l’obiettivo di realizzare ponti tra le diverse espressioni culturali, al fine di favorire integrazione e cultura di pace. Ieri sera a Roma, presso il Centro policulturale Baobab il Coen Quartet, prima formazione italiana ad essere prodotta dalla Tzadik, etichetta newyorchese diretta da John Zorn, ha attraversato, in una serata dedicata alla tradizione klezmer, il coenrepertorio popolare ebraico, contaminandolo e arricchendolo con influenze jazz e funk. Gabriele Coen al sax soprano e al clarinetto basso, Pietro Lussu al piano elettrico, Marco Loddo al contrabbasso e Luca Caponi alla batteria, ci hanno accompagnato in un viaggio multiculturale e multisensoriale, di vaste latitudini, oscillanti tra est Europa e Mediterraneo. Un viaggio fatto di una miriade di immagini e colori, dal caldo rosso della tradizione spagnola, all’oro della scalinata percorsa da una sposa sulle note di un canto nuziale risalente al 1500, fino ad arrivare alla bianca tunica dei dervisci ottomani, accompagnati dal Canto degli usignoli. La loro Araber Tanz per un immenso attimo ha frantumato le barriere tra la tradizione araba e quella ebraica che si sono fuse e incontrate in modo così suggestivo da rimandare ad immagini e profumi lontani. Ascoltando le sommesse note di “Dona dona”, un canto disperato, ma che inneggia alla pace, le distanze si sono frantumate,  facendoci sentire insieme. Una serata in cui è bastato chiudere gli occhi, e lasciarsi trasportare dalle melodie verso mondi altri, ma incredibilmente così vicini a noi.

 

 

 

 

Redazione

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Tutto si integra nell’eterno ritorno: ciò lo sanno gli umoristi, i santi e gli innocenti. -Pier Paolo Pasolini

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