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Premio Siae per la Creatività a Enrico Zanisi: il jazz è la mia musica

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di Marina Capasso

Il 9 giugno, presso l’Auditorium Parco della Musica in Roma, ed in occasione del Festival “Una Striscia di Terra Feconda“, è stato consegnato al giovane e promettente pianista Enrico Zanisi il “Premio Siae per la Creatività“. La giuria, composta da Danilo Rea, Rita Marcotulli e Rosario Giuliani, ha scelto di attribuire il premio a Zanisi per la sua straordinaria personalità musicale espressa nel tempo sia come leader sia come partner di alcuni dei più prestigiosi solisti italiani.

Enrico Zanisi appena ventitreenne, ha già vinto numerosi premi e concorsi pianistici nazionali e internazionali come pianista classico. Tra questi “Piccole Mani” a Perugia, “AMA Calabria” a Vibo Valentia, “Anemos” a Roma e zanisinumerosi altri. Nel 2012 ha vinto il premio Top Jazz come Miglior Giovane Talento, indetto dalla rivista Musica Jazz. E’ un pianista straordinario, un uomo dall’intimità profonda e sublime che riesce ad esprimere in pieno attraverso la sua dolce e al contempo energica musica. Dopo avere ascoltato la presentazione del suo ultimo disco “Keyboards”, realizzato insieme al contrabbassista americano Joe Rehmer e il batterista Alessandro Paternesi, all’Auditorium di Roma, mercoledì 28 maggio, abbiamo provato a scoprire di più di questo giovane e particolare talento.

Sembravi estremamente emozionato sul palco dell’Auditorium. Provi a descriverci le sensazioni che vivi durante le tue esibizioni?

Essere emozionati è una condizione imprescindibile del fare musica. La giusta tensione emotiva favorisce la concentrazione, stimola l’interazione tra i musicisti e provoca soluzioni musicali imprevedibili, sempre nuove. Talvolta l’eccessiva emozione può tramutarsi in paura, e mandare tutto per aria, ma è sempre meglio essere un po’ terrorizzati che apatici. Durante i miei concerti cerco di raccogliere le forze per veicolare le emozioni all’interno della musica, senza lasciare che prendano il sopravvento su una visione chiara di quello che sta succedendo. E’ sempre importante riuscire a “sentirsi da fuori” quando si suona, trovando un equilibrio tra le proprie sensazioni e la risultante esterna di esse.

Ho letto nella tua biografia che da piccolo hai amato il power metal e credevi che fosse la tua strada. Cosa ti ha fatto cambiare rotta e orientato verso il mondo del jazz?

Fin da bambino ho sempre amato improvvisare e comporre al pianoforte, e questa mia attitudine mi ha portato nel corso del tempo ad approfondire molti generi musicali. Quando approdai al power metal, e successivamente al rock progressive, avvertii che, più di altre generi, questi rispecchiavano meglio il mio modo di sentire la musica. Fu proprio un tastierista progressive a regalarmi un disco di jazz, consigliandomi di ascoltarlo, e io lo Enrico_Zanisifeci: mi innamorai all’istante  di quella musica frizzante ed estremamente nuova per me, e decisi di approfondirla. Nel giro di un paio di anni capii che il jazz era la musica che più si avvicinava al mio modo di suonare e di comporre, poiché l’improvvisazione, che nel progressive aveva uno spazio limitato, nel jazz era la spina dorsale di ogni singolo brano.

Nascere e vivere in una famiglia di musicisti pensi che ti abbia influenzato o ritieni che la musica sarebbe stata comunque nel tuo destino?

Nascere in una famiglia di musicisti e crescere quotidianamente ascoltando musica ha sicuramente influito molto sulle mie scelte. Sono stato fortunato ad avere come genitori due persone attente e responsabili, che hanno saputo accompagnarmi nel percorso di studi senza invadenza e costrizioni, ma, al contrario, avallando le mie inclinazioni musicali, trasmettendomi passione e determinazione.

Quali sono gli artisti che hanno influenzato la tua formazione musicale e quali quelli da cui quotidianamente trai spunto nella tua musica?

Le mie influenze musicali sono varie, poiché nel corso degli anni ho avuto modo di esplorare molti mondi musicali, dai quali ho attinto a piene mani. Amo compositori classici come Bach, Schumann, Chopin, Debussy, Ravel, Bartok, Rachmaninov e grandi esecutori come Glenn Gould e Arturo Benedetti Michelangeli. Ho suonato e studiato la musica degli Emerson Lake and Palmer, Genesis, Led Zeppelin, Liquid Tension Experiment, Dream Theater. Adoro i Radiohead e Nick Drake, come anche Joni Mitchell e Tom Waits. Nel jazz i musicisti che più mi hanno influenzato sono stati Oscar Peterson, Thelonius Monk, Art Tatum, Bill Evans, Miles Davis, Charlie Parker, John Coltrane, Erroll Garner, Michel Petrucciani, Keith Jarrett, Brad Mehldau. I musicisti che più ascolto e studio oggi sono Craig Taborn, Tim Berne, Ralph Alessi, Jason Moran, Tigran Hamasyan e una nutrita schiera di giovani e fantastici musicisti che hanno base principalmente a New York.

Quali sono gli elementi che ispirano la scrittura dei tuoi brani?

La mia formazione classica ha influito molto il mio modo di comporre: la melodia è una componente fondamentale dei miei brani, così come il contrappunto tra le voci, il senso della forma, l’idea quasi cameristica di un gruppo, le dinamiche all’interno di ogni composizione e dell’improvvisazione. Ogni giorno cerco di studiare e approfondire componenti musicali che ritornano nei miei brani, caratteristici del mio modo di comporre: aspetti armonici, ritmici, melodici, formali. Secondo me ogni musicista o artista in generale, deve saper prendere dal mondo esterno e da tutte le arti quegli elementi a lui/lei più affini, per poi trasferirli nel proprio microcosmo e fonderli con il proprio sentire.

Sei giovanissimo ed hai già ottenuto molti successi. Che progetti hai per il futuro?

I successi sono gratificanti e incoraggiano a proseguire nello studio: non sono mai punti di arrivo ma punti di partenza. Oltre al mio trio con Alessandro Paternesi e Joe Rehmer ho anche un duo con un bravissimo sassofonista di Piacenza, Mattia Cigalini, e porto avanti un progetto in piano solo che mi accompagna da qualche anno. Il famoso sogno nel cassetto è quello di arrangiare per archi alcuni dei miei brani più riusciti, ma ho bisogno di maggiore esperienza e studio.

Redazione

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Tutto si integra nell’eterno ritorno: ciò lo sanno gli umoristi, i santi e gli innocenti. -Pier Paolo Pasolini

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