Il Parlamento Europeo premia il dissidente cubano Guillermo Farinas

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Di Valentino Salvatore

Quest’anno il Premio Sakharov andrà al dissidente cubano Guillermo Farinas. Lo ha deciso il Parlamento Europeo, che ogni anno assegna questo prestigioso riconoscimento fin dal 1988 ad organizzazioni o personalità che si distinguono per la lotta a favore dei diritti umani e delle libertà individuali. Tra i premiati Nelson Mandela, Aung San Suu Kyi, le madri di Plaza de Mayo, l’Onu, Reporters sans Frontières.

Il riconoscimento prende il nome dal noto scienziato russo Andrei Sakharov. Questo fisico inizialmente collaborò alla sperimentazione per le prime bombe nucleari, ma poi contestò i test a scopo bellico e fu critico convinto del regime comunista. Tanto da contestare l’invasione delle truppe sovietiche in Afghanistan e fondare un comitato per i diritti civili, a difesa di dissidenti e perseguitati. Per questo venne insignito del premio Nobel nel 1975 ma confinato a Gor’kij non potè ritirarlo. Michail Gorbačëv, ormai deciso ad avviare la Perestrojka, nel 1986 permise il ritorno a Mosca di Sakharov, che fu eletto deputato nel 1989. Solo alla fine della sua vita, aveva potuto vedere l’inizio di una nuova Russia. Proprio a dicembre infatti morì.

Il cubano Guillermo Farinas, medico e psicologo quarantottenne, è noto per la sua attività di giornalista indipendente e attivista per i diritti civili. Per più di venti volte ha sostenuto lo sciopero della fame, proprio per denunciare la mancanza di libertà a Cuba. Eletto segretario generale nel sindacato dei lavoratori ospedalieri, venne poi arrestato per aver denunciato la corruzione delle alte sfere di un ospedale. Ufficialmente Cuba rende noto che i guai di Farinas derivano dalla denuncia di una collega e che si tratti di una bega lavorativa. Ma non è difficile notare il sottofondo politico della vicenda.

Il digiuno come arma di lotta non violenta è la strategia dell’attivista per catalizzare l’interesse internazionale sulla situazione cubana. L’ultima volta, proprio quest’anno, più di 4 mesi senza cibo, per chiedere la liberazione di alcuni prigionieri politici, dopo la morte in carcere di Orlando Zapata Tamavo. Si fermò solo quando venne annunciato il rilascio di 52 contestatori, grazie ad un accordo tra la Chiesa e Cuba. Le immagini del suo corpo glabro ed emaciato, gracile come un prigioniero di Auschwitz e sormontato nonostante tutto da un faccione da cartone animato, fecero il giro del mondo.

La candidatura di Farinas è stata presentata e sostenuta dal Partito Popolare e dal gruppo dei Conservatori e Riformisti, col sostegno di 92 parlamentari. In lizza per il riconoscimento, anche l’Ong Breaking the Silence, costituita da veterani e soldati dell’esercito israeliano nel 2004 contro l’occupazione della Cisgiordania, oltre a Birtukan Mideska, leader del partito d’opposizione in Etiopia e condannata al carcere per due anni. Di diverso tenore i commenti all’evento, che “riafferma il principio di libertà contro ogni censura ideologica nei regimi comunisti” e “provocherà un’accelerazione all’ormai imminente fine del regime di Castro a Cuba”, secondo Marco Scurria (europarlamentare Pdl-Ppe).

Il capogruppo Pd a Bruxelles, David Sassoli, definisce il dissidente “un testimone significativo della lotta per la democrazia nel mondo” e “uomo che è davvero un esempio di quanto sia ancora lunga la battaglia per i diritti civili e la libertà”. Ma l’assegnazione del premio al giornalista fa discutere l’Europa. Troppo legata a logiche e bilance politiche, secondo alcuni. In ventidue anni, per la terza volta il Sakharov è stato dato ad un oppositore del regime cubano. E a distanza di pochi anni: nel 2002 andò a Oswaldo Paya e tre anni dopo alle Damas de Blanco, cioè al movimento che riunisce i parenti di coloro che sono stati imprigionati per reati d’opinione a Cuba. Marie-Christine Vergiat del Front de Gauche pour Changer d’Europe parla infatti di scelta “scandalosa”, perché l’ennesimo premio ad un anti-castrista è “un segnale politico che lo svaluta”. L’esponente della sinistra europea chiede che il nome del vincitore sia scelto non più dalla conferenza dei presidenti, ma con voto di tutti i parlamentari.

La consegna è prevista per il 15 dicembre. Qualche giorno dopo una data simbolica, l’anniversario della firma della Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo, avvenuta a Parigi il 10 dicembre 1948. Jerzy Buzek, presidente dell’Europarlamento, spera di poter consegnare personalmente il premio a Farinas, anche con la presenza delle Damas de Blanco. Lo psicologo e attivista ha risposto dalla sua casa a Santa Clara che “il mondo civilizzato, il Parlamento Europeo, stanno mandando un messaggio al governo di Cuba, è tempo per la democrazia e per la libertà di espressione”. E fa sapere che potrebbe cominciare un altro sciopero della fame se il regime non gli permetterà di recarsi a Strasburgo.

Anna Esposito

Partenopea, agnostica, grafomane appassionata di politica e di buon vino. Non correggo il caffè. Direttore editoriale di Itali@Magazine.

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