Il crimine paga?

image_pdfimage_print

Marlon Brando nei panni del mafioso Don Vito Corleone, dal film Il Padrino di F.F.Coppola, 1972

Di Paolo Cappelli

Ogni anno la prestigiosa rivista americana di economia e finanza Forbes pubblica la lista degli uomini più ricchi del mondo. Quest’anno, in particolare, ha deciso di pubblicare anche una variante sul tema, concentrandosi sui patrimoni illeciti formati nel tempo grazie all’attività del crimine organizzato. Tra Osama Bin Laden, signori della droga messicani,colombiani e mafiosi russi, c’e’ anche un protagonista nostrano, al secolo Matteo Messina Denaro, noto come “Diabolik” e confermato, dopo la prima comparsa nel 2008, come uno dei dieci più pericolosi latitanti del mondo e ritenuto l’erede di Riina e Provenzano alla guida della Cupola di Cosa Nostra.

Ecco la hit parade:
1.    Osama Bin Laden, fondatore di Al-Qaeda, sulla cui testa pende una taglia di 25 milioni di dollari, alla morte del padre ha ereditato un patrimonio dapprima stimato in 300 milioni di dollari, poi ridimensionato a 25. Sebbene sia stato ufficialmente ripudiato dalla sua famiglia, si ritiene che continui a ricevere da essa sostegno finanziario.

2.   Joaquín “EL CHAPO” Guzmán Loera, signore della droga messicano, arrestato nel 1993 e successivamente evaso dopo aver corrotto le guardie carceriarie, è il capo del Cartello di Sinaloa. Si stima che il suo capitale ammonti a circa un miliardo di dollari. Il governo di Città del Messico ha offerto una taglia di 1,5 milioni di euro a chiunque riesca a dare informazioni utili per la sua cattura.

3.    Dawood Ibrahim Kaskar, indiano, latitante in Pakistan, capo di una rete criminale conosciuta come D-Company. Kaskar è sospettato di avere legami con Al-Qaida e di essere l’organizzatore dell’attentato che nel 1993, a Mumbai, uccise 257 persone e ne ferì 713. Secondo alcune voci si nasconde in Pakistan, protetto dai servizi segreti pakistani, irriconoscibile grazie a una plastica facciale.

4.    Semion Mogilevich, gangster russo. Responsabile di una frode milionaria ai danni di migliaia di investitori, che hanno subito un ammanco di oltre 150 milioni di dollari. Possiede i passaporti russo, israeliano, ucraino e greco. Tanti i capi d’accusa: cospirazione, frodi di diversa natura, falsa identità e falsificazione. La ricompensa per chi saprà dare informazioni su di lui è di 100mila dollari.

5.   Matteo Messina Denaro, boss mafioso. Un miliardo e 250 milioni di euro è la stima del suo patrimonio, che però ha subito un grosso colpo nel gennaio 2010, dopo che oltre 550 milioni di beni sono stati sequestrati dalla Direzione Investigativa Antimafia e dalla Guardia di Finanza di Palermo. I servizi segreti italiani hanno messo una taglia da un milione e mezzo di euro per chi darà notizie sul boss.

6.    Felicien Kabuga, ruandese, tra i principali organizzatori del genocidio del 1994. Su questo multimilionario, che molto probabilmente si nasconde in Kenya, pende una taglia da cinque milioni di dollari.

7.    Pedro Antonio Marin, colombiano, già capo del movimento rivoluzionario delle FARC, morto nel maggio 2008.

8.    Joseph Kony, ugandese, capo dell’Esercito di Resistenza del Signore. Dal 2006 ha intrapreso violente azioni militari allo scopo di stabilire nel Paese una teocrazia fondata sulla Bibbia e sui Dieci Comandamenti. Nel 2005, la Corte Internazionale di Giustizia ha emesso 33 capi d’accusa contro Kony, dodici dei quali per crimini contro l’umanità.

9.    James “Whitey” Bulger, statunitense, gangster e latitante dal 1994. Capo della Winter Hill Gang, banda irlandese-americana che controlla il traffico di droga e il racket delle estorsioni a Boston, è sospettato di avere legami con l’IRA e di almeno 19 omicidi. Si stima che abbia un patrimonio tra i 30 e i 50 milioni di dollari. Probabilmente si nasconde in Europa e sul suo ritrovamento pende una taglia da oltre due milioni di dollari.

10.    Omid Tahvili, iraniano, capo di un gruppo criminale canadese, e associato a Dawood Ibrahim. E’ collegato alle Triadi e ad altre organizzazioni criminali.

I guadagni record della criminalità organizzata a livello mondiale, poi, non sono sfuggiti alle agenzie di controllo delle Nazioni Unite, che hanno lanciato l’allarme attraverso il Rapporto sulla Globalizzazione del Crimine Organizzato, anche perché le diverse “mafie” (intese in senso lato) hanno rafforzato la propria capacità di insediarsi nell’economia legale e nella politica, con un grave rischio per la stabilità dei Paesi. E’ il caso dei cartelli della droga nel Centro America e dei Caraibi; del traffico di esseri umani e delle forme moderne di schiavitù in Europa dell’Est, nel Sud Est asiatico e nei Paesi latino americani. Senza dimenticare il cyber-crimine, che minaccia le infrastrutture vitali di uno Stato.

Limitandoci solo al Bel Paese, le stime ufficiali pubblicate nel 2007 nel rapporto “SOS Impresa” di Confesercenti giudicano la Mafia la prima organizzazione criminale, nonché la prima “azienda” in Italia per fatturato annuo, che si attesta sui 90 miliardi di euro, pari al 7% del PIL. Usura e racket costituiscono il 45% di questo totale e sono quindi le attività più remunerative, unitamente a estorsioni, furti, rapine, contrabbando e controllo degli appalti. Proprio quest’ultimo aspetto sembra riemergere con forza nelle cronache di questi giorni. L’ecomafia, neologismo coniato per indicare quelle organizzazioni criminali che commettono reati che arrecano danni all’ambiente, avrebbe un giro d’affari stimabile in circa 23 miliardi di euro all’anno, quindi una buona fetta del fatturato complessivo (fonte: rapporto 2007 di Legambiente).

Ancora secondo il rapporto di Confesercenti, l’influenza sugli appalti avrebbe la complicità della grande impresa italiana, soprattutto quella impegnata nei grandi lavori pubblici. Le aziende, si legge, “preferiscono venire a patti con la mafia piuttosto che denunciare i ricatti” perché la connivenza rende più forti rispetto alla concorrenza.
E’ l’Italia che va.

Anna Esposito

Partenopea, agnostica, grafomane appassionata di politica e di buon vino. Non correggo il caffè. Direttore editoriale di Itali@Magazine.

Leave a comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *