Le quattro asce di rame arsenicale esposte a Roma

Pochi soldi per grandi scoperte

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Le quattro asce di rame arsenicale esposte a Roma

Le quattro asce di rame arsenicale esposte a Roma

Di Francesca Lippi

Dalla Giordania per poche ore. Quattro asce di rame -rinvenute nel palazzo reale di Batrawy durante l’ultima campagna  di scavo de La Sapienza-  sono state esposte al pubblico proprio ieri presso l’aula magna nel Rettorato dell’Università capitolina. All’evento erano presenti Lorenzo Nigro, direttore della missione archeologica, Gisella Capponi direttore dell’Istituto superiore per la conservazione e il restauro, il Rettore della Prima Università di Roma Luigi Frati e, in rappresentanza della Giordania, la Principessa Wijdan Al Hashemi, Ambasciatrice di Giordania in Italia.

Non serve un tesoro per scovarne un altro

Restaurate in Italia a tempo di record dall’Istituto diretto dalla dottoressa Capponi, le asce di Batrawy hanno rivisto lo splendore nonostante il budget ridottissimo. La scoperta archeologica ha infatti una bella storia alle spalle, fatta di passione per la ricerca e di impegno nonostante i limiti economici. La spedizione era nata come “un’estensione verso oriente della ricerca a Gerico circa l’origine della città nel Levante meridionale, condotta dalla Missione archeologica Palestina & Giordania della Sapienza”. Gli scavi, che erano iniziati nella primavera del 2005, hanno dato grandi risultati durante la campagna del 2010 fino al punto di meritare riconoscimenti internazionali, nonostante l’esiguità dei fondi di cui la missione dispone. Infatti, i finanziamenti di quest’anno da parte del Ministero Affari Esteri sono stati di soli 6.500 euro, più altrettanti de La Sapienza. Eppure- fanno sapere dall’Ateneo- proprio quest’anno “i fondi che la Sapienza assegna ai Grandi Scavi archeologici sono stati incrementati dai circa 370.000 euro a 500.000, una parte dei quali sostengono la Missione a Gerico e Batrawy”. Questo traguardo , dice Luigi Frati,“ribadisce il carattere di eccellenza della scuola archeologica della Sapienza e conferma la vocazione a esercitare un ruolo strategico come research university”. Non solo. “Nonostante le ristrettezze che la nostra università deve affrontare, proprio quest’anno i fondi assegnati ai Grandi scavi archeologici sono stati incrementati del 25%”.

Gli scavi nell'area di Batrawy sono stati realizzati con un budget limitato

Gli scavi nell'area di Batrawy sono stati realizzati con un budget limitato

Una città nascosta fino a pochi anni fa

Il luogo del ritrovamento è rimasto inesplorato fino al 2004. Eppure sulla collina alla periferia nord della città di Zarqa in Giordania centro-settentrionale, a partire dagli inizi del III millennio a.C. sorgeva una città. Il team di archeologi diretto da Lorenzo Nigro  ne ha riconosciuto la natura di insediamento umano, iniziando campagne di scavo. Così “si è svelata una fortezza su una rupe che domina il deserto e le sue piste carovaniere: una vera e propria porta orientale della Palestina”. Gli scavi –dicono gli esperti- accreditano Batrawy come uno snodo commerciale che attrae i mercanti del deserto arabo-siriano in un’epoca in sui gli spostamenti erano tutt’altro che facili. La scoperta del Palazzo reale avvenuta durante la campagna di scavi di quest’anno, conferma che la  città era un centro di potere di assoluta importanza nella regione. In più l’accidentale crollo del tetto di un magazzino del palazzo – avvenuto verso il 2300 durante un assedio che ha visto dare alle fiamme la città-ha protetto reperti e intonaci, che sono stati riportati alla luce dagli archeologi. E’ qui -dentro un piccolo nascondiglio nel pavimento- che sono state ritrovate le quattro asce di rame arsenicale esposte questa settimana che, dopo il restauro, sono diventate il fiore all’occhiello dei ritrovamenti dell’ultima campagna di scavi diretta da Lorenzo Nigro.

Redazione

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Tutto si integra nell’eterno ritorno: ciò lo sanno gli umoristi, i santi e gli innocenti. -Pier Paolo Pasolini

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